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Testo unico delle disposizioni

legislative vigenti in materia

di istruzione relative alle scuole

di ogni ordine e grado

(D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297)

Parte Seconda

Ordinamento scolastico

Titolo I

La scuola materna statale (1)

 

(1) Con l’emanazione del D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53) in attuazione della delega di cui alla L. 28-3-2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale), la scuola materna assume la denominazione di scuola dell’infanzia, come precisato dall’art. 19, co. 2, D.Lgs. 59/2004 cit..

 

Capo I

Finalità e ordinamento della scuola materna

 

99. Finalità e caratteri. — 1. La scuola materna statale si propone fini di educazione, di sviluppo della personalità infantile, di assistenza e di preparazione alla frequenza della scuola dell’obbligo, integrando l’opera della famiglia (1) (2).

2. La scuola materna statale accoglie i bambini nell’età prescolastica da 3 a 6 anni (1) (3).

3. L’iscrizione è facoltativa; la frequenza è gratuita.

 

(1) Il presente comma continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

(2) Si riporta l’art. 1 del D.Lgs. 59/2004 cit. (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53): «1. Finalità della scuola dell’infanzia. — 1. La scuola dell’infanzia, non obbligatoria e di durata triennale, concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunità educative; nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, contribuisce alla formazione integrale delle bambine e dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza il profilo educativo e la continuità educativa con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola primaria.

2. È assicurata la generalizzazione dell’offerta formativa e la possibilità di frequenza della scuola dell’infanzia. A tali fini si provvede attraverso ulteriori decreti legislativi di cui all’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53, nel rispetto delle modalità di copertura finanziaria definite dall’articolo 7, comma 8, della predetta legge.

3. Al fine di realizzare la continuità educativa di cui al comma 1, gli uffici scolastici regionali promuovono appositi accordi con i competenti uffici delle regioni e degli enti locali».

(3) Si riporta, l’art. 1, co. 630, L. 27-12-2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato -Legge finanziaria 2007): «1. — 630. Per fare fronte alla crescente domanda di servizi educativi per i bambini al di sotto dei tre anni di età, sono attivati, previo accordo in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, progetti tesi all’ampliamento qualificato dell’offerta formativa rivolta a bambini dai 24 ai 36 mesi di età, anche mediante la realizzazione di iniziative sperimentali improntate a criteri di qualità pedagogica, flessibilità, rispondenza alle caratteristiche della specifica fascia di età. I nuovi servizi possono articolarsi secondo diverse tipologie, con priorità per quelle modalità che si qualificano come sezioni sperimentali aggregate alla scuola dell’infanzia, per favorire un’effettiva continuità del percorso formativo lungo l’asse cronologico 0-6 anni di età. Il Ministero della pubblica istruzione concorre alla realizzazione delle sezioni sperimentali attraverso un progetto nazionale di innovazione ordinamentale ai sensi dell’articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 e assicura specifici interventi formativi per il personale docente e non docente che chiede di essere utilizzato nei nuovi servizi. A tale fine sono utilizzate annualmente le risorse previste dall’articolo 7 comma 5, della legge 28 marzo 2003, n. 53 destinate al finanziamento dell’articolo 2, comma 1, lettera e), ultimo periodo, della medesima legge. L’ articolo 2 del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59 è abrogato».

 

100. Requisiti per l’ammissione. — 1. L’ammissione alla scuola materna è subordinata al possesso del requisito dell’età [di cui all’articolo 99] (1) e alla presentazione della certificazione delle vaccinazioni di cui all’articolo 117.

 

(1) Comma così modificato ex art. 19, co. 6, lett. a), D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

 

101. Formazione delle sezioni. — 1. La istituzione delle scuole materne e la composizione delle sezioni sono stabilite a norma degli articoli 54, 72 e 73.

2. Le scuole materne statali sono composte normalmente di tre sezioni corrispondenti all’età dei bambini; le sezioni non possono comunque superare il numero di nove.

3. Sono consentite sezioni con bambini di età diverse e, nei centri minori, scuole costituite di una sola sezione.

4. Alla formazione delle sezioni provvede il direttore della scuola sulla base di criteri generali stabiliti dal consiglio di circolo e delle proposte del collegio dei docenti.

 

102. Integrazione nelle sezioni di bambini handicappati. — 1. Ai bambini handicappati è garantito il diritto alla educazione nelle sezioni comuni di scuola materna, ai sensi ed in conformità agli articoli 312 e seguenti (1).

 

(1) Si vedano gli artt. 12, comma 1, 13, 14 e 15 della L. 5-2-1992, n. 104 (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) come modificata dalla L. 28-1-1999, n. 17.

V. anche D.P.R. 24-2-1994 (Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle USL in materia di alunni portatori di handicap).

 

103. Direzione della scuola materna statale. — 1. Fino a quando non sia costituito il ruolo dei direttori della scuola materna, la direzione delle scuole materne statali è affidata, nell’ambito del proprio circolo, al direttore didattico della scuola elementare.

 

104. Orario di funzionamento della scuola materna ed organici. (1) (2) — 1. L’orario di funzionamento delle scuole materne statali è di 8 ore e può raggiungere un massimo di 10 ore giornaliere, anche su proposta del consiglio di circolo.

[2. A ciascuna sezione sono assegnati due docenti. Non si dà luogo ad assegnazione di docenti aggiunti] (3).

[3. In relazione a particolari situazioni di fatto esistenti e fino al superamento di esse, le sezioni di scuola materna possono funzionare con un orario ridotto per il solo turno antimeridiano. In tal caso è assegnato un solo docente per ciascuna sezione, fermo restando l’orario obbligatorio di servizio del docente stesso di cui all’articolo 491] (3).

[4. Nei casi in cui il funzionamento della scuola materna sia inferiore a dieci ore giornaliere, i due docenti sono tenuti ugualmente all’assolvimento dell’intero orario di servizio] (3).

[5. Per la determinazione delle dotazioni organiche aggiuntive si applica quanto disposto dall’articolo 445. Per la loro utilizzazione si applica quanto disposto dall’articolo 455] (4).

 

(1) Si riporta l’art. 3 del D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53): «3. Attività educative. — 1. L’orario annuale delle attività educative per la scuola dell’infanzia, comprensivo della quota riservata alle regioni, alle istituzioni scolastiche autonome e all’insegnamento della religione cattolica in conformità all’Accordo che apporta modifiche al Concordato lateranense e relativo Protocollo addizionale, reso esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121, ed alle conseguenti intese, si diversifica da un minimo di 875 ad un massimo di 1700 ore, a seconda dei progetti educativi delle singole scuole dell’infanzia, tenuto conto delle richieste delle famiglie.

2. Al fine del conseguimento degli obiettivi formativi, i docenti curano la personalizzazione delle attività educative, attraverso la relazione con la famiglia in continuità con il primario contesto affettivo e di vita delle bambine e dei bambini. Nell’esercizio dell’autonomia delle istituzioni scolastiche sotto attuate opportune forme di coordinamento didattico, anche per assicurare il raccordo in continuità con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola primaria.

3. Allo scopo di garantire le attività educative di cui ai commi 1 e 2 è costituito l’organico di istituto.

4. La scuola dell’infanzia cura la documentazione relativa al processo educativo ed in particolare all’autonomia personale delle bambine e dei bambini, con la collaborazione delle famiglie».

(2) Il presente articolo continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 59/2004 cit. (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

(3) Comma abrogato ex art. 17, co. 1, D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

(4) Comma abrogato ex art. 1, co. 71 della L. 23-12-1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica).

 

[105. Orientamenti delle attività educative. — 1. Salvo quanto previsto dall’articolo 309 in materia di insegnamento della religione cattolica, gli orientamenti dell’attività educativa nella scuola materna statale sono emanati con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione.

2. È garantita ad ogni docente piena libertà didattica nell’ambito degli orientamenti educativi previsti dal comma 1] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

Per gli attuali assetti pedagogici, didattici e organizzativi della scuola dell’infanzia si veda il D.M. 31-7-2007 recante indicazioni per la elaborazione dei curricoli per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione.

 

[106. Piano annuale delle attività educative. — 1. Nel quadro della programmazione educativa di cui all’articolo 46 è predisposto e adottato il piano annuale delle attività educative] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 105.

 

107. Oneri relativi alla manutenzione e gestione delle scuole materne statali, alle loro attrezzature ed edilizia. — 1. La manutenzione, il riscaldamento, le spese normali di gestione e la custodia degli edifici delle scuole materne statali sono a carico del comune ove hanno sede le scuole. È ugualmente a carico del comune il personale di custodia (1).

2. Gli oneri per l’attrezzatura, l’arredamento e il materiale di gioco delle scuole materne statali sono a carico dello Stato. Le attrezzature, l’arredamento ed il materiale forniti dallo Stato restano in proprietà dei comuni per essere utilizzati unicamente secondo l’originaria destinazione.

3. I contributi dello Stato previsti dall’articolo 7 della legge 16 settembre 1960, n. 1014, riguardano anche le spese di pertinenza dei comuni previste dal comma 1.

4. Nella ripartizione dei contributi tra i comuni ai sensi della lettera a) del comma 1 dell’articolo 8 della citata legge n. 1014 del 1960, sarà preso in considerazione anche il numero degli alunni iscritti nelle scuole materne statali esistenti nel territorio di ciascun comune.

 

(1) Si riporta l’art. 3 della L. 11-1-1996, n. 23 (Norme per l’edilizia scolastica): «3. Competenze degli enti locali. — 1. In attuazione dell’articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie;

b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti dal comma 1, i comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l’arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell’acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.

3. Per l’allestimento e l’impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull’adeguamento degli impianti, l’ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull’adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all’impianto delle attrezzature.

4. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l’esercizio delle funzioni delegate.

4bis. (Omissis)».

 

108. Assistenza scolastica. — 1. L’assistenza, compresa quella sanitaria e assicurativa, agli alunni della scuola materna statale è regolata secondo le norme in vigore per gli alunni della scuola elementare (1).

 

(1) Si veda il D.P.R. 11-2-1961, n. 264 (Disciplina dei servizi e degli organi che esercitano la loro attività nel campo dell’igiene e della sanità pubblica) e il relativo regolamento di attuazione D.P.R. 22-12-1967, n. 1518.

 

Titolo II

L’istruzione obbligatoria:

disposizioni comuni

alla scuola elementare e media

 

Capo I

Obbligo scolastico

 

109. Istruzione obbligatoria. — In attuazione dell’articolo 34 della Costituzione, l’istruzione inferiore è impartita nella scuola elementare e media. Essa ha la durata di almeno otto anni ed è obbligatoria e gratuita (1).

2. La scuola elementare ha la durata di anni cinque (2).

3. La scuola media ha la durata di anni tre (2).

 

(1) La L. 20-1-1999, n. 9 (Disposizioni urgenti per l’elevamento dell’obbligo di istruzione) ha disposto che, a decorrere dall’anno scolastico 1999-2000 l’obbligo di istruzione fosse elevato da otto a dieci anni.

Il D.M. 9-8-1999, n. 323 (Regolamento recante norme per l’attuazione dell’articolo 1 della legge 20 gennaio 1999, n. 9, contenente disposizioni urgenti per l’elevamento dell’obbligo di istruzione), ha previsto un regime transitorio di durata novennale dell’obbligo scolastico, applicabile fino all’attuazione della L. 10-1-2000, n. 30 (Legge-quadro in materia di riordino dei cicli dell’istruzione).

Tale riforma non è mai stata resa operativa e, dunque, le disposizioni di prima applicazione hanno continuato ad esplicare la loro efficacia. L’approvazione definitiva della L. 28-3-2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale), cd. riforma Moratti, che dispone l’abrogazione della L. 30/2000 e della L. 9/1999, comporta che l’obbligo scolastico risulti adempiuto seguendo il percorso educativo-formativo prescelto per almeno 12 anni o, comunque, fino al conseguimento di una qualifica entro il 18° anno di età.

Infine, in materia è intervenuta la L. 27-12-2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2007) che innalza l’obbligo scolastico a 10 anni. Si veda l’art. 1, co. 622, L. 296/2006 cit..

(2) Il presente comma continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola elementare e media ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

 

110. Soggetti all’obbligo scolastico. — 1. Sono soggetti all’obbligo scolastico i fanciulli dal sesto al quattordicesimo anno di età (1).

2. Agli alunni handicappati è consentito il completamento della scuola dell’obbligo anche fino al compimento del diciottesimo anno di età (2).

3. L’individuazione dell’alunno come persona handicappata va effettuata con le modalità di cui all’articolo 313.

 

(1) V. nota (1) sub art. 109.

(2) Si veda l’art. 12 della L. 5-2-1992, n. 104 cit..

 

111. Modalità di adempimento dell’obbligo scolastico. — 1. All’obbligo scolastico si adempie frequentando le scuole elementari e medie statali o le scuole non statali abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti dallo Stato o anche privatamente, secondo le norme del presente testo unico.

2. I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.

 

112. Adempimento dell’obbligo scolastico. — 1. Ha adempiuto all’obbligo scolastico l’alunno che abbia conseguito il diploma di licenza della scuola media; chi non l’abbia conseguito è prosciolto dall’obbligo se, al compimento del quindicesimo anno di età, dimostri di avere osservato per almeno otto anni le norme sull’obbligo scolastico (1).

 

(1) Si vedano gli artt. 1, 2 e 3 del D.M. 22-8-2007, n. 139 (Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione) emanato in attuazione di quanto disposto dall’art. 1, co. 622, L. 27-12-2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2007).

 

113. Responsabilità dell’adempimento dell’obbligo scolastico. — 1. Rispondono dell’adempimento dell’obbligo i genitori dell’obbligato o chiunque a qualsiasi titolo ne faccia le veci (1).

 

(1) V. art. 30 Cost.

Si riportano gli artt. 147, 315, 316, 317, 317bis, 330, 332, 333, 336, 337, 343, 344, 348, 354, 355, 357, 358, 360 c.c.: «147. Doveri verso i figli. — Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli».

«315. Doveri del figlio verso i genitori. — Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa».

«316. Esercizio della potestà dei genitori. — Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o alla emancipazione.

La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori.

In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.

Se sussiste un incombente pericolo di un grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili.

Il giudice, sentiti i genitori ed il figlio, se maggiore degli anni quattordici, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare. Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio».

«317. Impedimento di uno dei genitori. — Nel caso di lontananza, di incapacità o di altro impedimento che renda impossibile ad uno dei genitori l’esercizio della potestà, questa è esercitata in modo esclusivo dall’altro.

La potestà comune dei genitori non cessa quando, a seguito di separazione, di scioglimento, di annullamento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, i figli vengono affidati ad uno di essi. L’esercizio della potestà è regolato, in tali casi, secondo quanto disposto nell’articolo 155».

«317bis. Esercizio della potestà. — Al genitore che ha riconosciuto il figlio naturale spetta la potestà su di lui.

Se il riconoscimento è fatto da entrambi i genitori, l’esercizio della potestà spetta congiuntamente ad entrambi qualora siano conviventi. Si applicano le disposizioni dell’articolo 316. Se i genitori non convivono l’esercizio della potestà spetta al genitore con il quale il figlio convive ovvero, se non convive con alcuno di essi, al primo che ha fatto il riconoscimento. Il giudice, nell’esclusivo interesse del figlio, può disporre diversamente; può anche escludere dall’esercizio della potestà entrambi i genitori, provvedendo alla nomina di un tutore.

Il genitore che non esercita la potestà ha il potere di vigilare sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del figlio minore».

«330. Decadenza dalla potestà sui figli. — Il giudice può pronunziare la decadenza dalla potestà quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio.

In tale caso, per gravi motivi, il giudice può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare».

«332. Reintegrazione nella potestà. — Il giudice può reintegrare nella potestà il genitore che ne è decaduto, quando, cessate le ragioni per le quali la decadenza è stata pronunciata, è escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio».

«333. Condotta del genitore pregiudizievole ai figli. — Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall’articolo 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice, secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare.

Tali provvedimenti sono revocabili in qualsiasi momento».

«336. Procedimento. — I provvedimenti indicati negli articoli precedenti sono adottati su ricorso dell’altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero e, quando si tratta di revocare deliberazioni anteriori, anche del genitore interessato.

Il tribunale provvede in camera di consiglio, assunte informazioni e sentito il pubblico ministero. Nei casi in cui il provvedimento è richiesto contro il genitore, questi deve essere sentito.

In caso di urgente necessità il tribunale può adottare, anche d’ufficio, provvedimenti temporanei nell’interesse del figlio.

Per i provvedimenti di cui ai commi precedenti, i genitori e il minore sono assistiti da un difensore».

«337. Vigilanza del giudice tutelare. — Il giudice tutelare deve vigilare sull’osservanza delle condizioni che il tribunale abbia stabilite per l’esercizio della potestà e per l’amministrazione dei beni».

«343. Apertura della tutela. — Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la potestà, si apre la tutela presso il Tribunale del circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore.

Se il tutore è domiciliato o trasferisce il domicilio in altro circondario, la tutela può essere ivi trasferita con decreto del tribunale».

«344. Funzioni del giudice tutelare. — Presso ogni Tribunale il giudice tutelare soprintende alle tutele e alle curatele ed esercita le altre funzioni affidategli dalla legge.

Il giudice tutelare può chiedere l’assistenza degli organi della pubblica amministrazione e di tutti gli enti i cui scopi corrispondono alle sue funzioni».

«348. Scelta del tutore. — Il giudice tutelare nomina tutore la persona designata dal genitore che ha esercitato per ultimo la [patria] potestà. La designazione può essere fatta per testament, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata.

Se manca la designazione ovvero se gravi motivi si oppongono alla nomina della persona designata, la scelta del tutore avviene preferibilmente tra gli ascendenti o tra gli altri prossimi parenti o affini del minore, i quali, in quanto sia opportuno, devono essere sentiti.

Il giudice, prima di procedere alla nomina del tutore, deve anche sentire il minore che abbia raggiunto l’età di anni sedici.

In ogni caso la scelta deve cadere su persona idonea all’ufficio, di ineccepibile condotta, la quale dia affidamento di educare e istruire il minore conformemente a quanto è prescritto nell’articolo 147».

«354. Tutela affidata a enti di assistenza. — La tutela dei minori, che non hanno nel luogo del loro domicilio parenti conosciuti o capaci di esercitare l’ufficio di tutore, può essere deferita dal giudice tutelare ad un ente di assistenza nel comune dove ha domicilio il minore o all’ospizio in cui questi è ricoverato. L’amministrazione dell’ente o dell’ospizio delega uno dei propri membri a esercitare le funzioni di tutela.

È tuttavia in facoltà del giudice tutelare di nominare un tutore al minore quando la natura o l’entità dei beni o altre circostanze lo richiedano».

«355. Protutore. — Sono applicabili al protutore le disposizioni stabilite per il tutore in questa sezione.

Non si nomina il protutore nei casi contemplati nel primo comma dell’articolo 354».

«357. Funzioni del tutore. — Il tutore ha la cura della persona del minore, lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne amministra i beni».

«358. Doveri del minore. — Il minore deve rispetto e obbedienza al tutore. Egli non può abbandonare la casa o l’istituto al quale è stato destinato, senza il permesso del tutore.

Qualora se ne allontani senza permesso, il tutore ha diritto di richiamarvelo, ricorrendo, se è necessario, al giudice tutelare».

«360. Funzioni del protutore. — Il protutore rappresenta il minore nei casi in cui l’interesse di questo è in opposizione con l’interesse del tutore.

Se anche il protutore si trova in opposizione d’interessi col minore, il giudice tutelare nomina un curatore speciale.

Il protutore è tenuto a promuovere la nomina di un nuovo tutore nel caso in cui il tutore è venuto a mancare o ha abbandonato l’ufficio. Frattanto egli ha cura della persona del minore, lo rappresenta e può fare tutti gli atti conservativi e gli atti urgenti di amministrazione».

 

114. Vigilanza sull’adempimento dell’obbligo scolastico. (1) (2) — 1. Il sindaco ha l’obbligo di trasmettere ogni anno, prima della riapertura delle scuole, ai direttori didattici l’elenco dei fanciulli che per ragioni di età sono soggetti all’obbligo scolastico, con l’indicazione del nome dei genitori o di chi ne fa le veci.

2. Iniziato l’anno scolastico, l’elenco degli obbligati è confrontato con i registri dei fanciulli iscritti nelle scuole al fine di accertare chi siano gli inadempienti.

3. L’elenco degli inadempienti viene, su richiesta dell’autorità scolastica, affisso nell’albo pretorio per la durata di un mese.

4. Trascorso il mese dell’affissione di cui al comma 3, il sindaco ammonisce la persona responsabile dell’adempimento invitandola ad ottemperare alla legge.

5. Ove essa non provi di procurare altrimenti l’istruzione degli obbligati o non giustifichi con motivi di salute, o con altri impedimenti gravi, l’assenza dei fanciulli dalla scuola pubblica, o non ve li presenti entro una settimana dall’ammonizione, il sindaco procede ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale (3). Analoga procedura è adottata in caso di assenze ingiustificate durante il corso dell’anno scolastico tali da costituire elisione dell’obbligo scolastico.

6. Si considerano giustificate le assenze dalla scuola di cui all’articolo 17, comma 4, della legge 22 novembre 1988, n. 516 e all’articolo 4, comma 4, della legge 8 marzo 1989 n. 101 (4).

 

(1) Si riportano gli articoli 2 e 4 D.M. 13-12-2001, n. 489 (Regolamento concernente l’integrazione, a norma dell’articolo 1, comma 6 della legge 20 gennaio 1999, n. 9, delle norme relative alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo scolastico): «2. — 1. Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:

a) il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani che, in virtù delle disposizioni vigenti, sono soggetti al predetto obbligo di istruzione;

b) i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie e, fino a quando non sarà realizzato, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 marzo 2000, n. 62, il definitivo superamento delle disposizioni di cui alla parte II, titolo VIII del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, parificate, pareggiate o legalmente riconosciute, presso le quali sono iscritti, ovvero hanno fatto richiesta di iscrizione, gli studenti cui è rivolto l’obbligo di istruzione.

2. Entro il mese di dicembre che precede l’inizio di ogni anno scolastico, il comune di residenza predispone l’elenco dei minori soggetti all’obbligo di istruzione e provvede a darne notizia mediante diretta comunicazione agli interessati, ovvero mediante affissione all’albo pretorio di apposito avviso, nel quale siano indicate le modalità di visione dell’elenco da parte degli aventi diritto, assicurando nel contempo la riservatezza dei dati personali. I genitori degli iscritti nell’elenco, o chiunque a qualsiasi titolo ne faccia le veci, sono tenuti, nei modi e nei termini di cui alle annuali disposizioni, a iscrivere gli stessi presso una scuola dell’obbligo statale, o paritaria o fino a quando non sarà realizzato, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 marzo 2000, n. 62, il definitivo superamento delle disposizioni di cui alla parte seconda, titolo VIII del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, parificata, pareggiata o legalmente riconosciuta, ovvero a provvedere direttamente all’istruzione obbligatoria, a norma dell’articolo 111, comma 2, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, rendendo, annualmente, apposita dichiarazione al dirigente dell’istituzione scolastica interessata.

3. I responsabili delle istituzioni scolastiche che ricevono le iscrizioni al primo anno dell’istruzione obbligatoria, entro il ventesimo giorno dall’inizio dell’anno scolastico provvedono a darne comunicazione ai comuni di residenza degli obbligati per i necessari riscontri. Per gli anni successivi, tale comunicazione non è dovuta se non nell’ipotesi che gli obbligati abbandonino il corso di studi intrapreso, ovvero abbiano assolto all’obbligo di istruzione. I dirigenti scolastici sono tenuti, in caso di trasferimento dell’obbligato ad altra scuola dello stesso ordine e grado ovvero di passaggio ad altra scuola di ordine e grado diverso, a trasmettere d’ufficio, insieme alla documentazione di rito, il “foglio notizie”, già utilizzato dalle scuole, completo dei dati di tutto l’iter scolastico che consente una organica raccolta di notizie sui dati anagrafici, sulle scuole frequentate e sui trasferimenti, nonché il controllo incrociato tra scuola di provenienza e scuola di destinazione. Copia del “foglio notizie”, puntualmente aggiornato dagli istituti scolastici di cui al comma 2, viene conservato dalla scuola con l’indicazione della scuola di destinazione.

4. Le autorità comunali, deputate alla vigilanza, in caso di riscontrate inadempienze, provvedono con tempestività ad ammonire i responsabili dell’adempimento, invitandoli ad ottemperare alla legge. Dell’atto di ammonizione può essere data contestuale notizia ai centri di assistenza sociale, presenti sul territorio, per individuare le eventuali attività o iniziative che dovessero risultare più opportune per agevolare o realizzare le condizioni favorevoli per la frequenza della scuola dell’obbligo.

5. Nel corso dell’anno scolastico i dirigenti, responsabili delle istituzioni scolastiche, sono tenuti a verificare periodicamente la frequenza degli studenti assoggettati all’obbligo e ad effettuare i necessari riscontri delle cause giustificative delle eventuali assenze.

6. In presenza di reiterate assenze ingiustificate durante il corso dell’anno scolastico, i responsabili delle istituzioni scolastiche sono tenuti altresì, sentiti i consigli di classe, ad assumere le iniziative più idonee al fine di contenere il fenomeno riscontrato e quindi di prevenire una possibile elusione dell’obbligo di istruzione. In caso di persistenza delle assenze i medesimi dirigenti provvedono ad informare le autorità comunali per l’attivazione delle procedure di cui al comma 4, articolo 2, del presente regolamento.

7. Gli allievi, soggetti all’obbligo d’istruzione, che si avvalgono delle disposizioni di cui all’articolo 111, comma 2, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono tenuti a sostenere i prescritti esami di idoneità ovvero di licenza media, presso uno degli istituti di cui al comma 2, secondo quanto disposto dalla vigente normativa, ai fini del rientro nell’istituzione scolastica o al termine dell’obbligo di istruzione. A conclusione del periodo di istruzione obbligatoria, in caso di mancata prosecuzione del percorso scolastico, viene rilasciata all’allievo, dalla stessa istituzione scolastica ove ha sostenuto l’esame di idoneità, l’apposita certificazione, prevista dall’articolo 1, comma 4, della legge del 20 gennaio 1999, n. 9, e dall’articolo 9 del regolamento del 9 agosto 1999, n. 323, attestante il proscioglimento ovvero l’adempimento dell’obbligo d’istruzione nonché le competenze acquisite che costituiscono credito formativo ai fini del conseguimento della qualifica professionale.

8. Nel corso dei procedimenti previsti dal presente regolamento, il trattamento dei dati relativi ai giovani, tenuti all’obbligo di istruzione, è soggetto alle disposizioni contenute nella legge 31 dicembre 1996, n. 675, nel decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 135, e nel decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n. 318».

«4. — 1. I comuni, entro la conclusione di ciascun anno scolastico, trasmettono all’Ufficio scolastico regionale i dati numerici, in termini quantitativi, dei casi di evasione dell’obbligo di istruzione, comunicati dalle istituzioni scolastiche del proprio territorio. Entro il trenta agosto dello stesso anno l’Ufficio scolastico regionale provvede a fornire alla regione e alla provincia i dati raccolti.

2. Comune, regione, provincia, Ufficio scolastico regionale, eventualmente d’intesa con altri enti pubblici o privati, formulano entro il 30 settembre di ogni anno un piano di prevenzione della dispersione scolastica».

(2) Si riporta l’art. 4, D.M. 22-8-2007, n. 139 (Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione) emanato in attuazione di quanto disposto dall’art. 1, co. 622, L. 27-12-2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2007): «4. Certificazione dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione. — 1. La certificazione relativa all’adempimento dell’obbligo di istruzione di cui al presente regolamento è rilasciata a domanda. Per coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno di età è rilasciata d’ufficio.

2. Nelle linee guida di cui all’articolo 5 sono contenute indicazioni in merito ai criteri generali per la certificazione dei saperi e delle competenze di cui all’articolo 2, comma 1, ai fini dei passaggi a percorsi di diverso ordine, indirizzo e tipologia nonché per il riconoscimento dei crediti formativi, anche come strumento per facilitare la permanenza, nei percorsi di istruzione e formazione.

3. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono adottati i modelli di certificazione dei saperi e delle competenze di cui all’articolo 2, comma 1, acquisite dagli studenti nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione».

(3) Si riporta l’art. 331 c.p.p. approvato con D.P.R. 22-9-1988, n. 447: «331. Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio. — 1. Salvo quanto stabilito dall’articolo 347, i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio che, nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribui­to.

2. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria.

3. Quando più persone sono obbligate alla denuncia per il medesimo fatto, esse possono anche redigere e sottoscrivere un unico atto.

4. Se, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, emerge un fatto nel quale si può configurare un reato perseguibile di ufficio, l’autorità che procede redige e trasmette senza ritardo la denuncia al pubblico ministero».

(4) Si riportano l’art. 17, comma 4, della L. 22-11-1988, n. 516 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno) e l’art. 4, comma 4, della L. 8-3-1989, n. 101 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle comunità ebraiche in Italia): «17. — 4. Si considerano giustificate le assenze degli alunni avventisti dalla scuola nel giorno di sabato su richiesta dei genitori o dell’alunno se maggiorenne».

«4. — 4. Si considerano giustificate le assenze degli alunni ebrei dalla scuola nel giorno di sabato su richiesta dei genitori o dell’alunno se maggiorenne».

 

Capo II

Disposizioni sulla scolarità

dei cittadini stranieri

 

115. Formazione scolastica dei figli di cittadini comunitari residenti in Italia. (1) — 1. In attuazione della direttiva CEE n. 77/486 del 25 luglio 1977 (2), gli alunni figli di stranieri residenti in Italia che abbiano la cittadinanza di uno dei Paesi membri dell’Unione Europea, sono iscritti alla classe della scuola d’obbligo successiva, per numero di anni di studio, a quella frequentata con esito positivo nel Paese di provenienza.

2. La domanda di iscrizione va presentata al provveditore agli studi, che individua, possibilmente nell’ambito del distretto in cui è domiciliato l’alunno, la scuola più idonea per struttura e disponibilità a garantire il migliore inserimento.

3. L’iscrizione effettuata ai sensi del presente articolo non è soggetta a ratifica da parte del Ministero.

4. L’assegnazione alle classi degli alunni iscritti ai sensi del presente articolo è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe.

5. Nelle scuole che accolgono gli alunni di cui al precedente comma 1 la programmazione educativa deve comprendere apposite attività di sostegno o di integrazione, in favore degli alunni medesimi, al fine di:

a) adattare l’insegnamento della lingua italiana e delle altre materie di studio alle loro specifiche esigenze;

b) promuovere l’insegnamento della lingua e della cultura del Paese d’origine coordinandolo con l’insegnamento delle materie obbligatorie comprese nel piano di studi.

6. Per l’attuazione di quanto previsto nel precedente comma, si provvede secondo le disposizioni contenute nell’articolo 455.

7. Alle riunioni del consiglio di classe e di interclasse, può partecipare, qualora non faccia già parte del consiglio stesso, un rappresentante dei genitori degli alunni medesimi.

8. Il Ministero della pubblica istruzione adotta apposite iniziative per l’aggiornamento dei docenti che impartiscono l’insegnamento nelle attività di cui al comma 5.

9. Ai fini dell’attuazione del comma 5, lettera b), per l’insegnamento della lingua e della cultura di origine, ove queste non siano oggetto d’insegnamento nella provincia di residenza dell’alunno, si provvede nel quadro di intese tra i Ministeri degli affari esteri e della pubblica istruzione e la rappresentanza diplomatica dello Stato di cui l’alunno medesimo abbia la cittadinanza.

 

(1) Si riportano gli artt. 17-22 del Trattato CE con le modifiche introdotte dall’Atto Unico Europeo (firmato nel 1986 ed entrato in vigore nel 1987), dal Trattato di Maastricht (1992-93), dal Trattato di Amsterdam (1997-99) e dal Trattato di Nizza (2001-2003): «17. — 1. È istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima.

2. I cittadini dell’Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal presente trattato».

«18. — 1. Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri‚ fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dal presente trattato e dalle disposizioni adottate in applicazione dello stesso.

2. Quando un’azione della Comunità risulti necessaria per raggiungere questo obiettivo e salvo che il presente trattato non abbia previsto poteri di azione a tal fine, il Consiglio può adottare disposizioni intese a facilitare l’esercizio dei diritti di cui al paragrafo 1. Esso delibera secondo la procedura di cui all’articolo 251.

3. Il paragrafo 2 non si applica alle disposizioni relative ai passaporti, alle carte d’identità, ai titoli di soggiorno o altro documento assimilato né alle disposizioni relative alla sicurezza sociale o alla protezione sociale».

«19. — 1. Ogni cittadino dell’Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. Tale diritto sarà esercitato con riserva delle modalità che il Consiglio adotta, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo; tali modalità possono comportare disposizioni derogatorie ove problemi specifici di uno Stato membro lo giustifichino.

2. Fatte salve le disposizioni dell’articolo 190, paragrafo 4, e le disposizioni adottate in applicazione di quest’ultimo, ogni cittadino dell’Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. Tale diritto sarà esercitato con riserva delle modalità che il Consiglio adotta, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo; tali modalità possono comportare disposizioni derogatorie ove problemi specifici di uno Stato membro lo giustifichino».

«20. — Ogni cittadino dell’Unione gode, nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è rappresentato, della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. Gli Stati membri stabiliscono tra loro le disposizioni necessarie e avviano i negoziati internazionali richiesti per garantire detta tutela».

«21. — Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo conformemente all’articolo 194.

Ogni cittadino dell’Unione può rivolgersi al mediatore istituito conformemente all’articolo 195.

Ogni cittadino dell’Unione può scrivere alle istituzioni di cui al presente articolo o all’articolo 7 in una delle lingue di cui all’articolo 314 e ricevere una risposta nella stessa lingua».

«22. — La Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale, ogni tre anni, in merito all’applicazione delle disposizioni della presente parte. Tale relazione tiene conto dello sviluppo dell’Unione.

Su questa base, lasciando impregiudicate le altre disposizioni del presente trattato, il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare disposizioni intese a completare i diritti previsti nella presente parte, di cui raccomanderà l’adozione da parte degli Stati membri, conformemente alle loro rispettive norme costituzionali».

(2) Si riporta il D­.P.R. 10-9-1982, n. 722 (Attuazione della direttiva (CEE) n. 77/486 relativa alla formazione scolastica dei figli dei lavoratori emigranti): «1. — In attuazione della direttiva (CEE) n. 77/486 del 25 luglio 1977, gli alunni figli di lavoratori stranieri residenti in Italia che abbiano la cittadinanza di uno dei Paesi membri della Comunità europea, sono iscritti alla classe della scuola dell’obbligo successiva, per numero di anni di studio, a quella frequentata con esito positivo nel Paese di provenienza. La domanda di iscrizione va presentata al provveditore agli studi, che individua, possibilmente nell’ambito del distretto in cui è domiciliato l’alunno, la scuola più idonea per struttura e disponibilità a garantire il migliore inserimento. L’iscrizione effettuata ai sensi del presente articolo non è soggetta a ratifica da parte del Ministero. L’assegnazione alle classi degli alunni iscritti ai sensi del presente articolo è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe».

«2. — Nelle scuole che accolgono gli alunni di cui al precedente art. 1, la programmazione educativa deve comprendere apposite attività di sostegno o di integrazione, in favore degli alunni medesimi, al fine di:

a) adattare l’insegnamento della lingua italiana e delle altre materie di studio alle loro specifiche esigenze;

b) promuovere l’insegnamento della lingua e della cultura del Paese di origine coordinandolo con l’insegnamento delle materie obbligatorie comprese nel piano di studi.

Per l’attuazione di quanto previsto nel precedente comma, si provvede secondo le disposizioni contenute nell’art. 14 della legge 20 maggio 1982, n. 270.

Alle riunioni del Consiglio di classe e di interclasse, può partecipare, qualora non faccia già parte del Consiglio stesso, un rappresentante dei genitori degli alunni medesimi».

«3. — Il Ministero della pubblica istruzione adotta apposite iniziative per l’aggiornamento dei docenti che impartiscono l’insegnamento nelle attività di cui al precedente art. 2».

«4. — Ai fini dell’attuazione del precedente art. 2, primo comma, lettera b), per l’insegnamento della lingua e della cultura di origine, ove queste non siano oggetto di insegnamento nella provincia di residenza dell’alunno, si provvede nel quadro di intese tra i Ministeri degli affari esteri e della pubblica istruzione e la rappresentanza diplomatica dello Stato di cui l’alunno medesimo abbia la cittadinanza».

 

[116. Alunni extracomunitari. — 1. Per gli alunni extracomunitari sono attuati, analogamente a quanto disposto per i figli dei lavoratori comunitari e per i figli degli emigrati italiani che tornano in Italia, specifici insegnamenti integrativi nella lingua e cultura di origine.

2. Possono altresì essere attuate forme di recupero ai sensi dell’articolo 131, comma 2] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.Lgs. 25-7-1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulle condizioni dello straniero) (art. 47).

In materia la disciplina è, ora, quella dettata dall’art. 38 del decreto citato e dall’art. 45, D.P.R. 31-8-1999, n. 394:

«45. Iscrizione scolastica. — 1. I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all’obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva.

2. L’iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. In mancanza di accertamenti negativi sull’identità dichiarata dell’alunno, il titolo viene rilasciato all’interessato con i dati identificativi acquisiti al momento dell’iscrizione. I minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:

a) dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell’alunno, che può determinare l’iscrizione ad una classe, immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all’età anagrafica;

b) dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno;

c) del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel Paese di provenienza;

d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno.

3. Il collegio dei docenti formula proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi: la ripartizione è effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri.

4. Il collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento; allo scopo possono essere adottati specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni, per facilitare l’apprendimento della lingua italiana, utilizzando, ove possibile, le risorse professionali della scuola. Il consolidamento della conoscenza e della pratica della lingua italiana può essere realizzata altresì mediante l’attivazione di corsi intensivi di lingua italiana sulla base di specifici progetti, anche nell’ambito delle attività aggiuntive di insegnamento per l’arricchimento dell’offerta formativa.

5. Il collegio dei docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra la scuola e le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l’ente locale, l’istituzione scolastica si avvale dell’opera di mediatori culturali qualificati.

6. Allo scopo di realizzare l’istruzione o la formazione degli adulti stranieri il Consiglio di circolo e di istituto promuovono intese con le associazioni straniere, le rappresentanze diplomatiche consolari dei Paesi di provenienza, ovvero con le organizzazioni di volontariato iscritte nel Registro di cui all’articolo 52 allo scopo di stipulare convenzioni e accordi per attivare progetti di accoglienza; iniziative di educazione interculturale; azioni a tutela della cultura e della lingua di origine e lo studio delle lingue straniere più diffuse a livello internazionale.

7. Per le finalità di cui all’articolo 38, comma 7, del testo unico, le istituzioni scolastiche organizzano iniziative di educazione interculturale e provvedono all’istituzione, presso gli organismi deputati all’istruzione e alla formazione in età adulta, di corsi di alfabetizzazione di scuola primaria e secondaria; di corsi di lingua italiana; di percorsi di studio finalizzati al conseguimento del titolo della scuola dell’obbligo; di corsi di studio per il conseguimento del diploma di qualifica o del diploma di scuola secondaria superiore; di corsi di istruzione e formazione del personale e tutte le altre iniziative di studio previste dall’ordinamento vigente. A tal fine le istituzioni scolastiche possono stipulare convenzioni ed accordi nei casi e con le modalità previste dalle disposizioni in vigore.

8. Il Ministro della pubblica istruzione, nell’emanazione della direttiva sulla formazione per l’aggiornamento in servizio del personale ispettivo, direttivo e docente, detta disposizioni per attivare i progetti nazionali e locali sul tema dell’educazione interculturale. Dette iniziative tengono conto delle specifiche realtà nelle quali vivono le istituzioni scolastiche e le comunità degli stranieri al fine di favorire la loro migliore integrazione nella comunità locale».

 

Capo III

Certificazioni sanitarie

per l’ammissione alla scuola dell’obbligo

 

117. Certificazioni. (1) — 1. All’atto della prima iscrizione alla frequenza o, in mancanza, della prima ammissione ad esami di idoneità o di licenza della scuola dell’obbligo è presentata certificazione delle vaccinazioni antidifterica ed antitetanica ai sensi delle leggi 6 giugno 1939 n. 891 e 20 marzo 1968, n. 419; della vaccinazione antipoliomelitica ai sensi della legge 4 febbraio 1966 n. 51; della vaccinazione contro l’epatite virale B, ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 165 (2).

 

(1) Si riporta l’art. 49, comma 1, D.P.R. 28-12-2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa): «49 (R) Limiti di utilizzo delle misure di semplificazione. — 1. I certificati medici, sanitari, veterinari, di origine, di conformità CE, di marchi o brevetti non possono essere sostituiti da altro documento, salvo diverse disposizioni della normativa di settore».

Si riporta l’art. 1 del D.P.R. 26-1-1999, n. 355 (Regolamento recante modificazioni al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1967, n. 1518, in materia di certificazioni relative alle vaccinazioni obbligatorie): «1. — 1. L’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1967, n. 1518, è sostituito dal seguente:

“Art. 47. — 1. I direttori delle scuole e i capi degli istituti di istruzione pubblica o privata sono tenuti, all’atto dell’ammissione alla scuola o agli esami, ad accertare se siano state praticate agli alunni le vaccinazioni e le rivaccinazioni obbligatorie, richiedendo la presentazione da parte dell’interessato della relativa certificazione, ovvero di dichiarazione sostitutiva, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modificazioni e integrazioni, e del decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 403, comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni e delle rivaccinazioni predette, accompagnata dall’indicazione della struttura del Servizio sanitario nazionale competente ad emettere la certificazione.

2. Nel caso di mancata presentazione della certificazione o della dichiarazione di cui al comma 1, il direttore della scuola o il capo dell’istituto comunica il fatto entro cinque giorni, per gli opportuni e tempestivi interventi, all’azienda unità sanitaria locale di appartenenza dell’alunno ed al Ministero della sanità. La mancata certificazione non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami.

3. È fatta salva l’eventuale adozione da parte dell’autorità sanitaria di interventi di urgenza ai sensi dell’articolo 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112».

(2) Si veda la determinazione 3 marzo 2005 della Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province autonome concernente il nuovo Piano Nazionale Vaccini 2005/2007.

 

Titolo III

La scuola elementare (1)

 

(1) Con l’emanazione del D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53) in attuazione della delega di cui alla L. 28-3-2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale), la scuola elementare assume la denominazione di scuola primaria, come precisato dall’art. 19, co. 2, D.Lgs. 59/2004 cit..

 

Capo I

Finalità e ordinamento

della scuola elementare

 

118. Finalità. (1) — 1. La scuola elementare, nell’ambito dell’istruzione obbligatoria, concorre alla formazione dell’uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla Costituzione e nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità individuali, sociali e culturali. Essa si propone lo sviluppo della personalità del fanciullo promuovendone la prima alfabetizzazione culturale.

 

(1) Il presente articolo continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola elementare ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

 

119. Continuità educativa. (1) — 1. La scuola elementare, anche mediante forme di raccordo pedagogico, curricolare ed organizzativo con la scuola materna e con la scuola media, contribuisce a realizzare la continuità del processo educativo.

[2. Il Ministro della pubblica istruzione, con proprio decreto, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, definisce, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali della scuola, le forme e le modalità del raccordo di cui al comma 1, in particolare in ordine a:

a) la comunicazione di dati sull’alunno;

b) la comunicazione di informazioni sull’alunno in collaborazione con la famiglia o con chi comunque esercita sull’alunno, anche temporaneamente, la potestà parentale;

c) il coordinamento dei curricoli degli anni iniziali e terminali;

d) la formazione delle classi iniziali;

e) il sistema di valutazione degli alunni;

f) l’utilizzo dei servizi di competenza degli enti territoriali] (2).

[3. Le condizioni della continuità educativa, anche al fine di favorire opportune armonizzazioni della programmazione didattica, sono garantite da incontri periodici tra direttori didattici e presidi e tra docenti delle classi iniziali e terminali dei gradi di scuola interessati] (2).

 

(1) V. nota (1) sub art. 118.

(2) Comma abrogato ex art. 17, co. 1, D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

120. Circoli e direttori didattici. — 1. La circoscrizione territoriale dei provveditorati agli studi è divisa, a norma dell’articolo 55, in circoli didattici.

2. Al circolo didattico è preposto il direttore didattico che svolge le funzioni previste dall’articolo 396.

 

[121. Moduli di organizzazione didattica ed organico dei docenti. — 1. L’organico provinciale è annualmente determinato sulla base del fabbisogno di personale docente derivante dall’applicazione dei successivi commi e dalle esigenze di integrazione dei soggetti in condizione di handicap e di funzionamento delle scuole o istituzioni con finalità speciali e ad indirizzo didattico differenziato, nonché da quanto previsto dall’articolo 130.

2. Al fine di consentire la realizzazione degli obiettivi educativi indicati dai programmi vigenti, l’organico di ciascun circolo didattico della scuola elementare, è costituito:

a) da un numero di posti pari al numero delle classi e delle pluriclassi;

b) da un ulteriore numero di posti in ragione di uno ogni due classi e, ove possibile, pluriclassi.

3. I docenti sono utilizzati secondo moduli organizzativi costituiti da tre docenti su due classi nell’ambito del plesso di titolarità o di plessi diversi del circolo; qualora ciò non sia possibile, sono utilizzati nel plesso di titolarità secondo moduli costituiti da quattro docenti su tre classi, in modo da assicurare in ogni scuola l’orario di attività didattica di cui all’articolo 129.

4. I posti di sostegno sono determinati a norma dell’articolo 443].

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

122. Formazione delle classi. — 1. Alla formazione delle classi provvede il direttore didattico sulla base dei criteri generali stabiliti dal consiglio di circolo e delle proposte del collegio dei docenti.

[2. Sono abrogate le norme legislative e regolamentari relative alla distinzione delle classi della scuola elementare in maschili e femminili] (1).

[3. In caso di presenza di alunni stranieri si procede ai sensi dell’articolo 115, comma 4] (1).

 

(1) Comma abrogato ex art. 17, co. 1, D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[123. Programmi didattici. — 1. Le materie d’insegnamento ed i programmi per la scuola elementare sono stabiliti, in quanto non determinino nuove spese, con decreti del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione.

2. I programmi per l’insegnamento della religione cattolica sono adottati in conformità alle disposizioni di cui all’articolo 309.

3. Per i programmi della scuola elementare non statale si applicano le disposizioni di cui all’articolo 343] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[124. Verifica e adeguamento dei programmi didattici. — 1. Il Ministro della pubblica istruzione procede periodicamente alla verifica e all’eventuale adeguamento dei programmi didattici sulla base di sistematiche rilevazioni da effettuare avvalendosi degli ispettori tecnici e degli Istituti regionali di ricerca, sperimentazione ed aggiornamento educativo.

2. Sulle proposte di modifica il Ministro della pubblica istruzione acquisisce il parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione e ne dà preventiva informazione alle competenti Commissioni parlamentari] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

Per gli attuali assetti pedagogici, didattici e organizzativi della scuola primaria si veda il D.M. 31-7-2007 recante indicazioni per la elaborazione dei curricoli per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione.

 

[125. Insegnamento di una lingua straniera. — 1. Nella scuola elementare è impartito l’insegnamento di una lingua straniera.

2. Le modalità per l’introduzione generalizzata dell’insegnamento della lingua straniera, i criteri per la scelta di detta lingua, per l’utilizzazione dei docenti e la definizione delle competenze e dei requisiti di cui gli stessi docenti debbono essere forniti ad integrazione di quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 128, sono definiti con apposito decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione e previo parere delle competenti commissioni parlamentari.

3. Nelle scuole elementari in cui, per disposizioni legislative speciali, l’insegnamento di più lingue è obbligatorio, l’introduzione dell’insegnamento della lingua straniera può essere disposto previa intesa con gli enti locali competenti] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[126. Attività integrative e di sostegno. — 1. Ferma restando l’unità di ciascuna classe, al fine di agevolare l’attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni.

2. Nell’ambito di tali attività la scuola attua intervento di sostegno per l’integrazione, ai sensi degli articoli 312 e seguenti, degli alunni in situazione di handicap.

3. Il collegio dei docenti elabora, entro il secondo mese dell’anno scolastico, il piano delle attività di cui al comma 1 sulla base dei criteri generali indicati dal consiglio di circolo e delle proposte dei consigli di interclasse, tenendo conto per la realizzazione del piano, delle unità di personale docente comunque assegnate alla direzione didattica nonché delle disponibilità edilizie e assistenziali e delle esigenze ambientali.

4. Il suddetto piano viene periodicamente verificato e aggiornato dallo stesso collegio dei docenti nel corso dell’anno scolastico.

5. I consigli di interclasse si riuniscono almeno ogni bimestre per verificare l’andamento complessivo dell’attività didattica nelle classi di loro competenza e proporre gli opportuni adeguamenti del programma di lavoro didattico] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

127. Docenti di sostegno. — 1. Al fine di realizzare interventi atti a superare particolari situazioni di difficoltà di apprendimento determinate da handicap, si utilizzano docenti di sostegno (1) il cui organico è determinato a norma dell’articolo 443 del presente testo unico (2), ed i cui compiti devono essere coordinati, nel quadro della programmazione dell’azione educativa, con l’attività didattica generale.

2. I docenti di sostegno fanno parte integrante dell’organico di circolo ed in esso assumono la titolarità. Essi, dopo cinque anni di appartenenza al ruolo dei docenti di sostegno, possono chiedere il trasferimento al ruolo comune, nel limite dei posti disponibili e vacanti delle dotazioni organiche derivanti dall’applicazione dei commi 5, 7 e 8 dell’articolo 133 del presente testo unico.

3. I docenti di sostegno assumono la contitolarità delle classi in cui operano; collaborano con i docenti del modulo organizzativo di cui all’articolo 121, con i genitori e, con gli specialisti delle strutture territoriali, per programmare ed attuare progetti educativi personalizzati; partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse e dei collegi dei docenti.

4. L’utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentito, nei modi previsti dall’articolo 455, unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati.

5. Nell’ambito dell’organico di circolo può essere prevista l’utilizzazione fino a un massimo di ventiquattro ore di un docente, fornito di titoli specifici o di esperienze in campo psicopedagogico, con il compito di intervenire nella prevenzione e nel recupero, agevolare l’inserimento e l’integrazione degli alunni in situazione di difficoltà e interagire con i servizi specialistici e ospedalieri del territorio, nel rispetto delle funzioni di coordinamento e rappresentatività, del direttore didattico. A tal fine, il collegio dei docenti, in sede di programmazione, propone al direttore didattico i necessari adattamenti in materia di costituzione dei moduli.

6. L’esperienza di integrazione degli alunni portatori di handicap è oggetto di verifiche biennali compiute dal Ministro della pubblica istruzione che riferisce al Parlamento e, sulla base delle stesse, impartisce adeguate disposizioni.

 

(1) Dal 1998 la formazione degli insegnanti di sostegno è delegata alle università. Si indicano le principali norme di riferimento: D.M. 26-5-1998 (Criteri generali per la disciplina da parte delle università degli ordinamenti dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e delle scuole di specializzazione per l’insegnamento nella scuola secondaria); D.M. 20-2-2002; D.M. 9-7-2003 (Scuole di specializzazione all’insegnamento secondario. Numero dei posti disponibili a livello nazionale per l’ammissione alle attività didattiche aggiuntive); D.M. 28-7-2004, n. 64 (Graduatorie di circolo e di istituto del personale docente ed educativo per il triennio scolastico 2004/06); Nota prot. 3-9-2004, n. 197 (Titoli di specializzazione per attività di sostegno conseguiti dal personale inserito nelle graduatorie permanenti ai fini dell’inserimento negli elenchi del sostegno delle graduatorie di istituto e di circolo); Decreto direttoriale 31-3-2005.

(2) L’art. 443 del presente testo unico è abrogato ex art. 40, comma 1, della L. 27-12-1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). Il comma 3 del medesimo articolo dispone: «40. Personale della scuola. — 3. La dotazione organica di insegnanti di sostegno per l’integrazione degli alunni handicappati è fissata nella misura di un insegnante per ogni gruppo di 138 alunni complessivamente frequentanti gli istituti scolastici statali della provincia, assicurando, comunque, il graduale consolidamento, in misura non superiore all’80 per cento, della dotazione di posti di organico e di fatto esistenti nell’anno scolastico 1997-1998, fermo restando il vincolo di cui al primo periodo del comma 1. I criteri di ripartizione degli insegnanti di sostegno tra i diversi gradi di scuole ed, eventualmente, tra le aree disciplinari dell’istruzione secondaria, nonché di assegnazione ai singoli istituti scolastici sono stabiliti con i decreti di cui al comma 1, assicurando la continuità educativa degli insegnanti di sostegno in ciascun grado di scuola. Progetti volti a sperimentare modelli efficaci di integrazione, nelle classi ordinarie, e ad assicurare il successo formativo di alunni con particolari forme di handicap sono approvati dai provveditori agli studi, che possono disporre l’assegnazione delle risorse umane necessarie e dei mezzi finanziari per l’acquisizione di strumenti tecnici e ausili didattici funzionali allo sviluppo delle potenzialità esistenti nei medesimi alunni, nonché per l’aggiornamento del personale. Le esperienze acquisite sono messe a disposizione di altre scuole».

Da ultimo è intervenuta in materia la L. 27-12-2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2003) di cui si riporta l’art. 35, comma 7: «35. Misure di razionalizzazione in materia di organizzazione scolastica. — 7. Ai fini dell’integrazione scolastica dei soggetti portatori di handicap si intendono destinatari delle attività di sostegno ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, gli alunni che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva. L’attivazione di posti di sostegno in deroga al rapporto insegnanti/alunni in presenza di handicap particolarmente gravi, di cui all’articolo 40 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, è autorizzata dal dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale assicurando comunque le garanzie per gli alunni in situazione di handicap di cui al predetto articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. All’individuazione dell’alunno come soggetto portatore di handicap provvedono le aziende sanitarie locali sulla base di accertamenti collegiali, con modalità e criteri definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da emanare, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, su proposta dei Ministri dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e della salute, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge».

 

128. Programmazione ed organizzazione didattica. — 1. La programmazione dell’attività didattica, nella salvaguardia della libertà di insegnamento, è di competenza dei docenti che vi provvedono sulla base della programmazione dell’azione educativa approvata dal collegio dei docenti in attuazione dell’articolo 7.

[2. La programmazione dell’attività didattica si propone:

a) il perseguimento degli obiettivi stabiliti dai programmi vigenti predisponendo un’organizzazione didattica adeguata alle effettive capacità ed esigenze di apprendimento degli alunni;

b) la verifica e la valutazione dei risultati;

c) l’unitarietà dell’insegnamento;

d) il rispetto di un’adeguata ripartizione del tempo da dedicare all’insegnamento delle diverse discipline del curricolo, in relazione alle finalità e agli obiettivi previsti dai programmi] (1).

3. Il direttore didattico, sulla base di quanto stabilito dalla programmazione dell’azione educativa, dispone l’assegnazione dei docenti alle classi di ciascuno dei moduli organizzativi di cui all’articolo 121 e l’assegnazione degli ambiti disciplinari ai docenti, avendo cura di garantire le condizioni per la continuità didattica, nonché la migliore utilizzazione delle competenze e delle esperienze professionali, assicurando, ove possibile, un’opportuna rotazione, nel tempo.

4. Nell’ambito dello stesso modulo organizzativo, i docenti operano collegialmente e sono contitolari della classe o delle classi a cui il modulo si riferisce.

[5. Nei primi due anni della scuola elementare, per favorire l’impostazione unitaria e pre-disciplinare dei programmi, la specifica articolazione del modulo organizzativo di cui all’articolo 121 è, di norma, tale da consentire una maggiore presenza temporale di un singolo docente in ognuna delle classi] (1).

[6. La pluralità degli interventi è articolata, di norma, per ambiti disciplinari, anche in riferimento allo sviluppo delle più ampie opportunità formative] (1).

[7. Il collegio dei docenti, nel quadro della programmazione dell’azione educativa, procede all’aggregazione delle materie per ambiti disciplinari, nonché alla ripartizione del tempo da dedicare all’insegnamento delle diverse discipline del curricolo secondo i criteri definiti dal Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, tenendo conto:

a) dell’affinità delle discipline, soprattutto nei primi due anni della scuola elementare;

b) dell’esigenza di non raggruppare da sole o in unico ambito disciplinare l’educazione all’immagine, l’educazione al suono e alla musica e l’educazione motoria] (1).

[8. La valutazione in itinere dei risultati dell’insegnamento nelle singole classi e del rendimento degli alunni impegna collegialmente i docenti corresponsabili nella attività didattica] (1).

[9. Il direttore didattico coordina l’attività di programmazione dell’azione educativa e didattica, anche mediante incontri collegiali periodici dei docenti] (1).

 

(1) Comma abrogato ex art. 17, co. 1, D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

(2) Il presente comma continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola elementare ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

 

[129. Orario delle attività didattiche. — 1. L’orario delle attività didattiche nella scuola elementare ha la durata di ventisette ore settimanali, elevabili fino ad un massimo di trenta ore in relazione a quanto previsto dal comma 7.

2. Per le classi terze, quarte e quinte l’adozione di un orario delle attività didattiche superiore alle ventisette ore settimanali, ma comunque entro il limite delle trenta ore, può essere disposta, oltre che in relazione a quanto previsto dal comma 7, anche per motivate esigenze didattiche ed in presenza delle necessarie condizioni organizzative, sempreché la scelta effettuata riguardi tutte le predette classi del plesso.

3. Dall’orario delle attività didattiche di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo è escluso il tempo eventualmente dedicato alla mensa e al trasporto.

4. Nell’organizzazione dell’orario settimanale, i criteri della programmazione dell’attività didattica devono, in ogni caso, rispettare una congrua ripartizione del tempo dedicato ai diversi ambiti disciplinari senza sacrificarne alcuno.

5. I consigli di circolo definiscono le modalità di svolgimento dell’orario delle attività didattiche scegliendo, sulla base delle disponibilità strutturali, dei servizi funzionanti, delle condizioni socio-economiche delle famiglie, fatta salva comunque la qualità dell’insegnamento-apprendimento, fra le seguenti soluzioni:

a) orario antimeridiano e pomeridiano ripartito in sei giorni della settimana;

b) orario antimeridiano e pomeridiano ripartito in cinque giorni della settimana.

6. Fino alla predisposizione delle necessarie strutture e servizi è consentito adottare l’orario antimeridiano continuato in sei giorni della settimana.

7. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione è disposto un ulteriore aumento di orario in relazione alla graduale attivazione dell’insegnamento della lingua straniera] (1).

 

(1) Art. dapprima modificato ex art. 17, co. 1, D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59) a decorrere dal 1° settembre 2000 e, successivamente, abrogato ex art. 19, comma 4, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53), a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore del decreto (3 marzo 2004).

 

130. Progetti formativi di tempo lungo. — [1. Possono realizzarsi, su richiesta delle famiglie, anche per gruppi di alunni di classi diverse, attività di arricchimento e di integrazione degli insegnamenti curriculari alle seguenti condizioni:

a) che l’orario complessivo settimanale di attività non superi le trentasette ore, ivi compreso il «tempo-mensa»;

b) che vi siano le strutture necessarie e che siano effettivamente funzionanti;

c) che il numero degli alunni interessati non sia inferiore, di norma, a venti;

d) che la copertura dell’orario sia assicurata per l’intero anno con lo svolgimento, da parte dei docenti contitolari delle classi cui il progetto si riferisce, di tre ore di servizio in aggiunta a quelle stabilite per l’orario settimanale di insegnamento, nei limiti e secondo le modalità stabilite in sede di contrattazione collettiva o, nel caso di mancata disponibilità degli stessi, con l’utilizzazione, limitata alle ore necessarie, di altro docente titolare del plesso o del circolo, tenuto al completamento dell’orario di insegnamento; ovvero, qualora non si verifichino dette condizioni, con l’utilizzazione di altro docente di ruolo disponibile nell’organico provinciale] (1).

2. Le attività di tempo pieno, di cui all’articolo 1 della legge 24 settembre 1971, n. 820, potranno proseguire, entro il limite dei posti funzionanti nell’anno scolastico 1988-1989, alle seguenti condizioni:

a) che esistano le strutture necessarie e che siano effettivamente funzionanti;

b) che l’orario settimanale, ivi compreso il «tempo-mensa», sia stabilito in quaranta ore;

c) che la programmazione didattica e l’articolazione delle discipline siano uniformate ai programmi vigenti e che l’organizzazione didattica preveda la suddivisione dei docenti per ambiti disciplinari come previsto dall’articolo 128 (2).

[3. I posti derivanti da eventuali soppressioni delle predette attività di tempo pieno saranno utilizzati esclusivamente per l’attuazione dei moduli organizzativi di cui all’articolo 121] (1).

 

(1) Art. dapprima abrogato ex art. 19, co. 4, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53), a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore del decreto (3 marzo 2004) e successivamente richiamato in vigore nel solo comma 2 ex art. 1, co. 1, D.L. 7-9-2007, n. 147, conv., con modif., in L. 25-10-2007, n. 176 (Disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari).

(2) Nel richiamare in vigore il comma 2 del presente articolo, il D.L. 7-9-2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla L. 25-10-2007, n. 176 (Disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari) vi ha apportato le citate modifiche.

 

[131. Orario d’insegnamento. — 1. L’orario di insegnamento per i docenti elementari è costituito di ventiquattro ore settimanali di attività didattica, di cui ventidue ore di insegnamento e due ore dedicate alla programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei docenti di ciascun modulo, in tempi non coincidenti con l’orario delle lezioni.

2. Nell’ambito delle ore di insegnamento, una quota può essere destinata al recupero individualizzato o per gruppi ristretti di alunni con ritardo nei processi di apprendimento, anche con riferimento ad alunni stranieri, in particolare provenienti da paesi extracomunitari.

3. L’orario settimanale di insegnamento di ciascun docente deve essere distribuito in non meno di cinque giorni la settimana.

4. A partire dal 1 settembre e fino all’inizio delle lezioni i collegi dei docenti si riuniscono per la definizione del piano annuale di attività didattica e per lo svolgimento di iniziative di aggiornamento.

5. Nell’ambito del piano annuale di attività, il collegio dei docenti stabilisce i criteri per la sostituzione dei docenti assenti per un periodo non superiore a cinque giorni, in modo da utilizzare fino ad un massimo di due terzi delle ore disponibili di cui al comma 2, calcolate su base annuale al di fuori dell’attività di insegnamenti e delle due ore previste dal comma 1 per la programmazione didattica (1).

6. A tal fine si può provvedere anche mediante la prestazione di ore di insegnamento in eccedenza all’orario obbligatorio di ventiquattro ore settimanali, da retribuire secondo le disposizioni vigenti.

7. Nell’orario di cui al comma 1 è compresa l’assistenza educativa svolta nel tempo dedicato alla mensa] (2).

 

(1) Comma abrogato ex art. 1, co. 72, L. 23-12-1996, n. 662 (Misure per la razionalizzazione della finanza pubblica).

(2) Art. disapplicato ex CCNL 4-8-1995 (art. 82).

 

132. Piano straordinario pluriennale di aggiornamento. (1) — 1. Ad integrazione dei normali programmi di attività di aggiornamento, di cui agli articoli 282, 283 e 284, in relazione all’attuazione dei nuovi programmi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1985, n. 104 e del nuovo ordinamento previsto dal presente capo, il Ministro della pubblica istruzione attua, con la collaborazione delle Università e degli Istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi, un programma straordinario di attività di aggiornamento con durata pluriennale per tutto il personale ispettivo, direttivo e docente, da realizzarsi nei limiti degli stanziamenti a tal fine iscritti nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione.

2. A tal fine i provveditori agli studi, avvalendosi anche degli ispettori tecnici e dei direttori didattici, collaborano alla gestione dei piani di cui al comma 1 e determinano i periodi di esonero dal servizio eventualmente necessari.

3. Le iniziative di aggiornamento, opportunamente articolate per ambiti disciplinari onde consentire la migliore rispondenza a quanto stabilito dall’articolo 128 devono assicurare, la complessiva acquisizione degli obiettivi fissati dai nuovi programmi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1985, n. 104, ed offrire ai docenti momenti di approfondimento della programmazione e dello svolgimento dell’attività didattica. In una fase successiva del piano saranno attivati corsi di aggiornamento sulle singole discipline per consentire ai docenti approfondimenti ulteriori, in base alle loro propensioni o attitudini professionali.

4. Ad integrazione di quanto previsto nei commi 1, 2 e 3, università, associazioni professionali e scientifiche, enti e istituzioni a carattere nazionale e che abbiano, fra gli scopi statutari, la formazione professionale dei docenti, possono stipulare convenzioni con gli istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi per la gestione di progetti di aggiornamento che siano riconosciuti di sicuro interesse scientifico e professionale e di specifica utilità ai fini del piano pluriennale. Il Ministro della pubblica istruzione, con propria ordinanza, stabilisce le modalità per la stipula delle convenzioni nonché i requisiti tecnico-scientifici e operativi che devono essere posseduti dalle associazioni, dagli enti ed istituzioni.

5. Qualora non sussista la possibilità di provvedere alle esigenze di servizio, conseguenti all’attuazione del piano pluriennale di aggiornamento, nell’ambito del circolo, con personale disponibile ai sensi dell’articolo 121, si procede alla nomina di supplenti temporanei in sostituzione dei docenti impegnati nelle attività di aggiornamento.

6. Analogamente è consentito procedere alla nomina di supplenti temporanei, verificandosi le condizioni di cui al comma 5, in sostituzione dei docenti chiamati a prestare la loro opera per l’attuazione del piano pluriennale di aggiornamento in qualità di docenti, di esperti, di animatori, di conduttori dei gruppi o per qualsiasi altra funzione prevista dal progetto approvato.

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(1) Disposizione destinata ad esplicare i suoi effetti nel regime di prima applicazione del nuovo ordinamento della scuola elementare recato dalla L. 5-6-1990, n. 148.

 

133. Disposizioni per la gradualità e la fattibilità. (1) — 1. Al fine di favorire la realizzazione della riforma dell’ordinamento della scuola elementare operata con le disposizioni di cui al presente capo e di garantire la necessaria disponibilità di organico i provveditori agli studi, sentiti i consigli scolastici provinciali e presi gli opportuni contatti con gli enti locali, curano l’apprestamento delle condizioni di fattibilità della riforma, predisponendo un apposito piano.

2. Il piano deve fondarsi sulla preliminare ricognizione delle risorse disponibili e sulla conseguente individuazione delle esigenze; sulla valutazione dell’andamento demografico e sui suoi effetti in ordine alla popolazione scolastica di ciascun circolo; sullo stato delle strutture e dei servizi e sulle possibilità di provvedere da parte degli enti locali interessati alle relative esigenze.

3. Compatibilmente con le capacità edilizie, sono operati opportuni accorpamenti di plessi e conseguente concentrazione di alunni nelle classi.

4. Al fine di assicurare la disponibilità necessaria di organico per l’attuazione del modulo organizzativo di cui all’articolo 121 senza ulteriori oneri, i posti comunque attivati in ciascuna provincia alla data del 30 giugno 1990, sono consolidati, per l’utilizzazione secondo quanto previsto dai successivi commi, fino alla completa introduzione, su tutto il territorio nazionale, dei nuovi ordinamenti.

5. Il modulo organizzativo e didattico di cui agli articoli 121, 128 e 130, si realizza gradualmente, con la conversione dei posti istituiti o comunque assegnati ai sensi delle vigenti disposizioni.

6. Soddisfatte le esigenze di cui all’articolo 121 i posti eventualmente residui nell’organico provinciale possono essere redistribuiti, man mano che si rendano vacanti, nelle province nelle quali sia necessaria ulteriore disponibilità per l’attivazione del nuovo modulo organizzativo.

7. Con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione sono impartite disposizioni al fine di consentire il trasferimento, a domanda, di docenti elementari dalle province nelle quali risulti coperto l’organico di cui all’articolo 121 alle province nelle quali sia necessaria ulteriore disponibilità di personale.

8. L’attuazione degli articoli 121, 125, 129 e 130 non deve comunque comportare incremento di posti rispetto a quelli esistenti alla data del 30 giugno 1990, ivi compresi i posti delle dotazioni organiche aggiuntive. A partire dal 30 giugno 1990 è abrogata ogni altra disposizione per la determinazione delle dotazioni organiche, ivi comprese quelle aggiuntive, in materia di ruoli provinciali della scuola elementare. È fatto comunque divieto di assumere, sotto qualsiasi forma, personale non di ruolo oltre i limiti posti dalla consistenza dell’organico consolidato, di cui al comma 5.

9. Al termine di ogni quadriennio, a partire dai 30 giugno 1990, con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro, viene determinata, in relazione agli andamenti demografici e alla distribuzione territoriale della domanda scolastica, nonché all’attuazione del programma del nuovo modulo la quota di sostituzione del personale che cessa dal servizio.

 

(1) V. nota (1) sub art. 132.

 

134. Relazione sull’attuazione del nuovo ordinamento. (1) — 1. Entro il mese di marzo di ciascun anno, i provveditori agli studi trasmettono al Ministro della pubblica istruzione ed alla Corte dei conti una relazione finanziaria sugli oneri sostenuti nella provincia di propria competenza nell’ultimo anno scolastico, per l’attuazione del nuovo ordinamento previsto dal presente capo. La Corte dei conti, in sede di relazione al Parlamento sul rendiconto generale dello Stato, riferisce in apposita sezione sui profili finanziari, a livello provinciale, connessi all’attuazione delle disposizioni di cui al presente capo.

2. Entro quattro anni a partire dall’inizio dell’anno scolastico 1990-91, il Ministro della pubblica istruzione riferisce al Parlamento sui risultati conseguiti nell’attuazione del nuovo ordinamento della scuola elementare, anche al fine di apportare eventuali modifiche.

 

(1) V. nota (1) sub art. 132.

 

Capo II

Corsi di istruzione per soggetti analfabeti,

scarsamente alfabetizzati

e analfabeti di ritorno

 

135. Corsi di scuola dell’obbligo negli istituti di prevenzione e pena. — 1. Ai sensi della legge 26 luglio 1975, n. 354 (1), negli istituti penitenziari, la formazione culturale e professionale è curata mediante l’organizzazione dei corsi della scuola d’obbligo e di corsi di addestramento professionale, secondo gli orientamenti vigenti e con l’ausilio di metodi adeguati alla condizione dei soggetti.

2. Per l’insegnamento elementare presso le carceri e gli stabilimenti penitenziari è istituito, un ruolo speciale, al quale si accede mediante concorso per titoli ed esami riservato a coloro che, essendo in possesso dei requisiti prescritti per la partecipazione al concorso per posti di ruolo normale, abbiano conseguito il titolo di specializzazione di cui al comma 7.

3. I programmi e le modalità delle prove di esame sono stabiliti con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro di grazia e giustizia.

4. I docenti iscritti nel ruolo speciale delle scuole elementari carcerarie vengono nominati nelle scuole carcerarie della provincia e possono chiedere il trasferimento ad altra provincia limitatamente ai posti disponibili nel medesimo ruolo. Ad essi spetta il trattamento giuridico ed economico dei docenti elementari di ruolo normale.

5. I docenti medesimi, dopo 10 anni di permanenza nel ruolo, possono, su domanda, ottenere il passaggio nel ruolo normale.

6. All’eventuale aumento del numero dei posti del ruolo speciale, quale risulta fissato in prima applicazione dalla legge 3 febbraio 1963, n. 72 (2), si provvede in conformità delle disposizioni che regolano il normale incremento delle classi delle scuole elementari.

7. I docenti elementari del ruolo speciale debbono essere forniti dei titoli di specializzazione stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro di grazia e giustizia. Per il rilascio dei predetti titoli il Ministero della pubblica istruzione d’intesa con il Ministero di grazia e giustizia istituisce ed autorizza appositi corsi di specializzazione.

 

(1) La L. 26-7-1975, n. 354 reca: Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esercizio delle misure privative e limitative della libertà.

Si riporta l’art. 41 del D.P.R. 30-6-2000, n. 230 (Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà): «41. Corsi di istruzione a livello della scuola d’obbligo. — 1. Il Ministero della pubblica istruzione, previe opportune intese con il Ministero della giustizia, impartisce direttive agli organi periferici della pubblica istruzione per l’organizzazione di corsi a livello della scuola d’obbligo, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 43, comma 1, relativamente alla scolarità obbligatoria nei corsi di istruzione secondaria superiore. L’attivazione, lo svolgimento e il coordinamento dei corsi di istruzione si attuano preferibilmente sulla base di protocolli di intesa fra i Ministeri predetti.

2. Il dirigente dell’ufficio scolastico regionale, sulla base delle indicazioni e delle richieste formulate dalle direzioni degli istituti penitenziari e dai dirigenti scolastici, concerta con il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, la dislocazione e il tipo dei vari corsi a livello della scuola d’obbligo da istituire nell’ambito del provveditorato, secondo le esigenze della popolazione penitenziaria.

3. L’organizzazione didattica e lo svolgimento dei corsi sono curati dai competenti organi dell’amministrazione scolastica. Le direzioni degli istituti forniscono locali e attrezzature adeguate.

4. Le direzioni degli istituti curano che venga data adeguata informazione ai detenuti e agli internati dello svolgimento dei corsi scolastici e ne favoriscono la più ampia partecipazione. Le direzioni curano che gli orari di svolgimento dei corsi siano compatibili con la partecipazione di persone già impegnate in attività lavorativa o in altre attività organizzate nell’istituto. Sono evitati, in quanto possibile, i trasferimenti ad altri istituti, dei detenuti ed internati impegnati in attività scolastiche, anche se motivati da esigenze di sfollamento, e qualunque intervento che possa interrompere la partecipazione a tali attività. Le direzioni, quando ritengono opportuno proporre il trasferimento di detenuti o internati che frequentano i corsi, acquisiscono in proposito il parere degli operatori dell’osservazione e trattamento e quello delle autorità scolastiche, pareri che sono uniti alla proposta di trasferimento trasmessa agli organi competenti a decidere. Se viene deciso il trasferimento, lo stesso è attuato, in quanto possibile, in un istituto che assicuri alla persona trasferita la continuità didattica.

5. Per lo svolgimento dei corsi e delle attività integrative dei relativi curricoli, può essere utilizzato dalle autorità scolastiche, d’intesa con le direzioni degli istituti, il contributo volontario di persone qualificate, le quali operano sotto la responsabilità didattica del personale scolastico.

6. In ciascun istituto penitenziario è costituita una commissione didattica, con compiti consultivi e propositivi, della quale fanno parte il direttore dell’istituto, che la presiede, il responsabile dell’area trattamentale e gli insegnanti. La commissione è convocata dal direttore e formula un progetto annuale o pluriennale di istruzione».

(2) La L. 3-2-1963, n. 72 reca: Istituzione di un ruolo speciale per l’insegnamento nelle scuole elementari carcerarie.

 

136. Scuole reggimentali. — 1. I militari in servizio non provvisti di attestato di adempimento dell’obbligo scolastico o per i quali sia accertato che non conservino l’istruzione ricevuta nelle scuole elementari sono obbligati a frequentare la scuola elementare reggimentale.

2. L’autorità militare stabilisce dove l’insegnamento debba tenersi.

3. Il corso elementare nelle predette scuole è diviso in due periodi della durata di cinque mesi ciascuno.

4. Alla fine di ciascun periodo hanno luogo in ciascuna scuola gli esami di proscioglimento dall’istruzione elementare dei militari che hanno compiuto il corso elementare.

5. I provveditori agli studi sono autorizzati a provvedere al funzionamento delle scuole per militari assegnando ad esse annualmente, sentite le autorità militari e con il consenso degli interessati, docenti del ruolo nell’ambito delle disponibilità dell’organico provinciale determinato a norma dell’articolo 121.

6. Gli orari, i diari nonché le altre modalità di organizzazione e di funzionamento delle scuole per militari sono stabiliti con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro della difesa.

 

137. Corsi per adulti finalizzati al conseguimento del titolo di studio. — 1. Possono essere istituiti, secondo piani provinciali approvati dal consiglio scolastico provinciale, corsi per adulti finalizzati al conseguimento della licenza elementare, ai quali si provvede esclusivamente con docenti di ruolo, a domanda e con il loro consenso, nell’ambito delle disponibilità dell’organico provinciale determinato a norma dell’articolo 121, purché sia disponibile personale docente di ruolo in soprannumero (1).

 

(1) In materia di educazione permanente degli adulti si vedano i seguenti riferimenti normativi: O.M. 29-7-1997, n. 455 (Educazione in età adulta - Istruzione e formazione); Provv. Conferenza unificata 2-3-2000 (Accordo tra Governo, Regioni, Province, Comuni e Comunità montane per riorganizzare e potenziare l’educazione permanente degli adulti); Dir. 6-2-2001 (Linee guida per l’attuazione del sistema di istruzione dell’accordo sancito dalla Conferenza unificata il 2 marzo 2000); art. 1, co. 3, lett. j), L. 28-3-2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale); Accordo tra il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, le regioni, le province autonome di Trento e Bolzano, le province, i comuni e le comunità montane del 28 ottobre 2004; O.M. 3-12-2004, n. 87 (Norme concernenti il passaggio dal sistema della formazione professionale e dell’apprendistato al sistema dell’istruzione); D.M. 3-12-2004, n. 86 (Modelli di certificazione).

 

138. Riconoscimento del grado di cultura. — 1. Coloro che abbiano superato i 14 anni possono chiedere il riconoscimento del loro grado di cultura nelle forme e alle condizioni prescritte con regolamento.

 

Capo III

Scuole elementari annesse a particolari istituzioni: scuole speciali;

classi ad indirizzo didattico differenziato

 

139. Scuole elementari annesse ai Convitti nazionali e agli educandati femminili. — 1. Agli alunni convittori e semiconvittori dei convitti nazionali l’istruzione obbligatoria è impartita all’interno dei singoli istituti.

2. Le scuole elementari annesse ai convitti nazionali sono istituite e funzionano nelle forme stabilite dalle disposizioni in vigore per le altre scuole elementari statali.

3. Le supplenze annuali e temporanee per le scuole elementari dei convitti nazionali sono conferite con le modalità previste per le corrispondenti scuole statali.

4. Spetta ai convitti nazionali fornire locali idonei e sufficienti alle classi esistenti e provvedere a quanto occorre per il loro funzionamento.

5. Alle scuole annesse possono essere iscritti anche alunni esterni.

6. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle scuole elementari annesse agli educandati femminili dello Stato.

 

140. Scuole elementari annesse all’Istituto «Augusto Romagnoli». — 1. Presso l’Istituto statale «Augusto Romagnoli» di specializzazione per gli educatori dei minorati della vista funziona, ai fini del tirocinio degli allievi, la scuola elementare con classi per ambliopi e tardivi.

2. Il preside dell’istituto dirige anche la scuola elementare.

 

141. Scuole per alunni non vedenti e sordomuti. — 1. Per gli alunni non vedenti o sordomuti l’istruzione elementare è impartita nelle classi comuni o nelle scuole di cui agli articoli 322 e 323.

 

142. Sezioni e classi ad indirizzo didattico differenziato. — 1. Le sezioni di scuola materna e le classi di scuola elementare già gestite dall’Opera nazionale Montessori in Roma, poi statizzate, continuano a funzionare in via sperimentale con il metodo Montessori e sono annesse ad un circolo didattico viciniore.

2. Gli arredi e le attrezzature didattiche in dotazione alle sezioni e classi, rimangono destinate al loro funzionamento.

3. L’Opera nazionale Montessori presta la propria assistenza tecnica alla sperimentazione dell’insegnamento con il metodo Montessori da attuare nelle sezioni di scuola materna e nelle classi elementari statali, secondo quanto previsto in apposita convenzione da stipulare tra il Ministero della pubblica istruzione e l’Opera, e in quelle gestite da enti pubblici e privati, da associazioni e da privati, secondo quanto previsto in apposite convenzioni da stipulare tra il gestore e l’Opera.

4. Il personale docente da assegnare alle sezioni di scuola materna ed alle classi di scuola elementare che attuano il metodo Montessori deve essere in possesso dell’apposita specializzazione.

 

Capo IV

Itinerario scolastico

 

143. Iscrizione alla prima classe. — [1. Nessuno può essere iscritto alla prima classe elementare se non ha raggiunto l’età di sei anni] (1).

[2. Per l’iscrizione alla scuola elementare non si possono imporre tasse o richiedere contributi di qualsiasi genere] (2).

3. All’atto della prima iscrizione è presentata la certificazione sanitaria di cui all’articolo 117.

 

(1) Comma abrogato ex art. 19, co. 4, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53), a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore del decreto (3 marzo 2004).

(2) Comma abrogato ex ­art. 17, co. 1, D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[144. Valutazione e scheda personale degli alunni. — 1. In relazione ai contenuti ed agli obiettivi dei programmi didattici in vigore, il Ministro della pubblica istruzione, sentito il parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, determina, con propria ordinanza, le modalità, i tempi ed i criteri per la valutazione degli alunni e le forme di comunicazione di tale valutazione alle famiglie.

2. Per la valutazione degli alunni handicappati si applica il disposto dell’articolo 318.

3. Dagli elementi rilevati e registrati su apposita scheda viene desunta ogni trimestre o quadrimestre dai docenti della classe una valutazione adeguatamente informativa sul livello globale di maturazione, il cui contenuto viene illustrato ai genitori dell’alunno, o a chi ne fa le veci, dai docenti, i quali illustrano altresì eventuali iniziative programmate in favore dell’alunno ai sensi dell’articolo 126.

4. Gli elementi della valutazione trimestrale o quadrimestrale costituiscono la base per la formulazione del giudizio finale di idoneità per il passaggio dell’alunno alla classe successiva.

5. La frequenza dell’alunno e il giudizio finale sono documentati con apposito attestato.

6. Nell’attestato il giudizio finale consta della sola dichiarazione di idoneità per il passaggio dell’alunno alla classe successiva o al successivo grado della scuola dell’istruzione obbligatoria.

7. Il Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, approva con proprio decreto i modelli della scheda personale e degli attestati di cui al presente articolo e ogni altra documentazione ritenuta necessaria] (1) (2).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

(2) In tema di valutazione va ricordato quanto disposto dall’art. 3, comma 1, lett. a) L. 28-3-2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale): «3. ­Valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione. — 1. Con i decreti di cui all’articolo 1 sono dettate le norme generali sulla valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione e degli apprendimenti degli studenti, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) la valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del comportamento degli studenti del sistema educativo di istruzione e di formazione, e la certificazione delle competenze da essi acquisite, sono affidate ai docenti delle istituzioni di istruzione e formazione frequentate; agli stessi docenti è affidata la valutazione dei periodi didattici ai fini del passaggio al periodo successivo; il miglioramento dei processi di apprendimento e della relativa valutazione, nonché la continuità didattica, sono assicurati anche attraverso una congrua permanenza dei docenti nella sede di titolarità».

 

145. Ammissione alle classi successive alla prima. (1) — 1. Il passaggio da una classe alla successiva avviene per scrutinio in conformità al disposto del precedente articolo 144.

2. I docenti di classe possono non ammettere l’alunno alla classe successiva, soltanto in casi eccezionali su conforme parere del consiglio di interclasse, riunito con la sola presenza dei docenti e sulla base di una motivata relazione.

3. L’alunno non ammesso ripete l’ultima classe frequentata.

 

(1) Il presente articolo continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola elementare ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

 

146. Abolizione esami di riparazione e di seconda sessione. — 1. Sono aboliti nella scuola elementare gli esami di riparazione e quelli di seconda sessione.

2. Gli alunni che, per assenze determinate da malattia, da trasferimento della famiglia o da altri gravi impedimenti di natura oggettiva, non abbiano potuto essere valutati al termine delle lezioni, sono ammessi a sostenere, prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo, prove suppletive che si concludono con il giudizio complessivo di ammissione o di non ammissione alla classe successiva.

 

147. Esami di idoneità. — [1. Gli alunni provenienti da scuola privata o familiare sono ammessi a sostenere esami di idoneità per la frequenza delle classi seconda, terza, quarta e quinta.

2. La sessione di esami è unica. Per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi sono ammesse prove suppletive che devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo] (1).

 

(1) Art. ­abrogato ex D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53) (art. 19, co. 4), a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore del decreto (3 marzo 2004).

 

148. Esame di licenza elementare. (1) — 1. A conclusione del corso elementare gli alunni sostengono l’esame di licenza mediante prove scritte e colloquio.

2. L’esame si sostiene in unica sessione; esso costituisce il momento conclusivo dell’attività educativa e tiene conto delle osservazioni sistematiche sull’alunno operate dai docenti di classe.

3. La valutazione dell’esame è fatta collegialmente dai docenti di classe e da due docenti designati dal collegio dei docenti e nominati dal direttore didattico.

4. Gli alunni provenienti da scuola privata o familiare sono ammessi a sostenere l’esame di licenza elementare nell’unica sessione di cui al comma 2.

5. Le prove suppletive degli esami di licenza elementare per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo.

6. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, sono stabilite le prove e le modalità di svolgimento degli esami di idoneità e di licenza.

7. Per le prove di esame sostenute da alunni handicappati sono adottati i criteri stabiliti dall’articolo 318.

 

(1) V. nota (1) sub art. 145.

 

149. Valore della licenza. (1) — 1. La licenza elementare è titolo valido per l’iscrizione alla prima classe della scuola media e per l’ammissione, alle condizioni previste dal presente testo unico, agli esami di idoneità e di licenza di scuola media.

 

(1) V. nota (1) sub art. 145.

 

150. Rilascio dell’attestato di licenza. (1) — 1. Entro dieci giorni dal termine della sessione di esami, i direttori didattici sono tenuti a rilasciare agli alunni che conseguono la licenza elementare il relativo attestato.

2. Il rilascio dell’attestato è gratuito.

3. Della medesima agevolazione godono gli alunni delle scuole elementari parificate.

4. Ai candidati privatisti che abbiano superato esami di idoneità o di licenza presso una scuola statale o presso una scuola parificata, il rilascio dell’attestato di idoneità o di licenza è del pari gratuito.

5. Gli attestati di cui sopra sono esenti da qualsiasi imposta, tassa o contributo.

 

(1) V. nota (1) sub art. 145.

 

Capo V

Libri di testo e biblioteche scolastiche

 

151. Adozione libri di testo. — 1. I libri di testo sono adottati, secondo modalità stabilite dal regolamento, dal collegio dei docenti, sentiti i consigli d’interclasse (1).

 

(1) Si veda il D.M. 7-12-1999, n. 547 (Regolamento recante approvazione delle norme e avvertenze tecniche per la compilazione del libro di testo da utilizzare nella scuola dell’obbligo e criteri per la determinazione del prezzo massimo complessivo della dotazione libraria necessaria per ciascun anno della scuola dell’obbligo).

 

152. I libri di testo per l’insegnamento della religione cattolica. — 1. I criteri per la scelta dei libri di testo per l’insegnamento della religione cattolica sono determinati con l’intesa tra le competenti autorità scolastiche e la Conferenza episcopale italiana, prevista al punto 5 del Protocollo addizionale annesso all’accordo tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n. 121 (1).

 

(1) Si riporta il punto 5 del protocollo addizionale annesso all’accordo tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, ratificato con L. 25-3-1985, n. 121: «5. In relazione all’art. 9:

a) L’insegnamento della religione cattolica nelle scuole indicate al n. 2 è impartito — in conformità alla dottrina della Chiesa e nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni — da insegnanti che siano riconosciuti idonei dall’autorità ecclesiastica, nominati, d’intesa con essa, dall’autorità ecclesiastica.

Nelle scuole materne ed elementari detto insegnamento può essere impartito dall’insegnante di classe, riconosciuto idoneo dall’autorità ecclesiastica, che sia disposto a svolgerlo.

b) Con successiva intesa tra le competenti autorità scolastiche e la Conferenza episcopale italiana verranno determinati:

1) i programmi dell’insegnamento della religione cattolica per i diversi ordini e gradi delle scuole pubbliche;

2) le modalità di organizzazione di tale insegnamento, anche in relazione alla collocazione nel quadro degli orari delle lezioni;

3) i criteri per la scelta dei libri di testo;

4) i profili della qualificazione professionale degli insegnanti.

c) Le disposizioni di tale articolo non pregiudicano il regime vigente nelle regioni di confine nelle quali la materia è disciplinata da norme particolari».

 

[153. Determinazione del prezzo massimo di copertina.— 1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, è stabilito il prezzo massimo di copertina per ciascun ciclo e per ciascun volume, in relazione alle caratteristiche tecniche dei singoli volumi.

2. Per gli acquisti effettuati a carico delle amministrazioni pubbliche tenute alla fornitura gratuita dei libri di testo sul prezzo di copertina sarà effettuato uno sconto.

3. Il Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro per l’industria, il commercio e l’artigianato è autorizzato a modificare, anno per anno, ove occorra in relazione al variare dei costi, i prezzi di cui al primo comma nonché a stabilire le norme per l’attuazione dello sconto] (1).

 

(1) Art. abrogato ex L. 23-12-1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo) (art. 27) con decorrenza dal 1° settembre 2000.

 

[154. Norme sulla compilazione libri di testo e obblighi per gli editori. — 1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato sono emanate le norme e le avvertenze per la compilazione dei libri di testo per la scuola elementare.

2. Gli editori che pubblicano libri di testo per le scuole elementari, prima di iniziarne la diffusione sul mercato librario, devono farne denunzia al Ministero della pubblica istruzione, unendovi cinque esemplari di ciascun testo pubblicato, sul quale dev’essere indicato il prezzo di vendita. Il prezzo non può essere modificato durante l’anno scolastico successivo alla data di presentazione del libro al Ministero.

3. Il Ministero rimette all’editore ricevuta delle pubblicazioni, con lettera raccomandata] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 153.

 

[155. Divieto di adozione libri di testo. — 1. Il Ministro della pubblica istruzione quando accerti che sia stato messo in commercio, ed, eventualmente, già adottato nelle scuole un testo, per il quale l’editore non abbia osservato compiutamente l’obbligo stabilito dal comma 2 dell’articolo 154, dispone il divieto di adozione del testo nelle pubbliche scuole per un periodo non superiore a cinque anni.

2. Il Ministro della pubblica istruzione ha la facoltà di disporre, caso per caso, ed in qualsiasi momento, su conforme parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, con provvedimento motivato, il divieto di adozione dei libri di testo, nei quali il contenuto o l’esposizione della materia non corrispondono alle prescrizioni didattiche ed alle esigenze educative, quali risultano dai programmi ufficiali] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 153.

 

156. Fornitura gratuita libri di testo. — 1. Agli alunni delle scuole elementari, [statali o abilitate a rilasciare titoli di studio aventi valore legale] (1), i libri di testo, compresi quelli per i ciechi, sono forniti gratuitamente dai comuni, secondo modalità stabilite dalla legge regionale, ferme restando le competenze di cui agli articoli 151 e 154, comma 1 (2).

2. Per le classi di scuola elementare, che svolgono sperimentazioni ai sensi degli articoli 277 e 278, qualora siano previste forme alternative all’uso del libro di testo, è consentita l’utilizzazione della somma equivalente al costo del libro di testo per l’acquisto da parte del consiglio di circolo di altro materiale librario, secondo le indicazioni bibliografiche contenute nel progetto di sperimentazione (3) (4).

 

(1) V. sent. Corte cost. 15-30 dicembre 1994, n. 1994, n. 454 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 156, 1° comma del presente testo unico nella parte in cui esclude dalla fornitura gratuita dei libri di testo gli alunni che adempiono all’obbligo scolastico in modo diverso dalla frequenza presso scuole statali o abilitate a rilasciare titoli di studio aventi valore legale.

(2) Si riporta l’art. 27, commi 1 e 2, della L. 23-12-1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo): «27. Fornitura gratuita dei libri di testo. — 1. Nell’anno scolastico 1999-2000 i comuni provvedono a garantire la gratuità, totale o parziale, dei libri di testo in favore degli alunni che adempiono l’obbligo scolastico in possesso dei requisiti richiesti, nonché alla fornitura di libri di testo da dare anche in comodato agli studenti della scuola secondaria superiore in possesso dei requisiti richiesti. Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Pubblica istruzione, previo parere dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e delle competenti commissioni parlamentari, sono individuate le categorie degli aventi diritto al beneficio, applicando, per la valutazione della situazione economica dei beneficiari, i criteri di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, in quanto compatibili, con le necessarie semplificazioni e integrazioni.

2. Le regioni, nel quadro dei principi dettati dal comma 1, disciplinano le modalità di ripartizione ai comuni dei finanziamenti previsti che sono comunque aggiuntivi rispetto a quelli già destinati a tal fine alla data di entrata in vigore della presente legge. In caso di inadempienza delle regioni, le somme sono direttamente ripartite tra i comuni con decreto del ministro dell’Interno, di intesa con il ministro della Pubblica istruzione, ai sensi del decreto del presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 1».

In attuazione di tale previsione è stato emanato il D.P.C.M. 5-8-1999, n. 320 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sulla fornitura gratuita o semigratuita di libri di testo).

(3) A norma dell’art. 27, comma 4, della L. 23-12-1998, n. 448 cit. la previsione del comma in esame si intende riferita a tutta la scuola dell’obbligo.

(4) Si riporta l’art. 11, L. 7-3-2001, n. 62 (Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416), come modificato dal D.L. 5-4-2001, n. 99, conv. in L. 9-5-2001, n. 198, che ne ha abrogato il comma 6: «11. Disciplina del prezzo dei libri. — 1. Il prezzo al consumatore finale dei libri venduti sul territorio nazionale è liberamente fissato dall’editore o dall’importatore ed è da questi apposto, comprensivo di imposta sul valore aggiunto, su ciascun esemplare o su apposito allegato.

2. È consentita la vendita ai consumatori finali dei libri, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, ad un prezzo effettivo diminuito da una percentuale non superiore al quindici per cento di quello fissato ai sensi del comma 1.

3. I commi 1 e 2 non si applicano per i seguenti prodotti:

a) libri per bibliofili, intesi come quelli pubblicati a tiratura limitata per un ambito ristretto e di elevata qualità formale e tipografica;

b) libri d’arte, intesi come quelli stampati, anche parzialmente, con metodi artigianali per la riproduzione delle opere artistiche, quelli con illustrazioni eseguite direttamente a mano e quelli che sono rilegati in forma artigianale;

c) libri antichi e di edizioni esaurite;

d) libri usati;

e) libri posti fuori catalogo dall’editore;

f) libri venduti su prenotazione del lettore precedente la pubblicazione;

g) libri pubblicati da almeno venti mesi e dopo che siano trascorsi almeno sei mesi dall’ultimo acquisto effettuato dalla libreria o da altro venditore al dettaglio;

h) edizioni destinate ad essere cedute nell’ambito di rapporti associativi;

i) libri venduti nell’ambito di attività di commercio elettronico.

i-bis) libri venduti a biblioteche, archivi e musei pubblici;

4. I libri possono essere venduti ad un prezzo effettivo che può oscillare tra l’80 e il 100 per cento:

a) in occasione di manifestazioni di particolare rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale, ai sensi degli articoli 40 e 41 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

b) in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, centri di formazione legalmente riconosciuti, istituzioni o centri con finalità scientifiche, o di ricerca, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, educative ed università, i quali siano consumatori finali;

c) quando sono venduti per corrispondenza.

5. Il prezzo complessivo di collane, collezioni complete, grandi opere, fissato ai sensi del comma 1 in via preventiva, può essere diverso dalla somma dei prezzi dei singoli volumi che le compongono.

6. (Omissis).

7. La vendita di libri al consumatore finale, effettuata in difformità dalle disposizioni del presente articolo, comporta l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 22, comma 3, e 29, commi 2 e 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.

8. Il comune vigila sul rispetto delle disposizioni del presente articolo e provvede all’accertamento e all’irrogazione delle sanzioni previste al comma 7; i relativi proventi sono attribuiti al comune nel quale le violazioni hanno avuto luogo.

9. Il Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonché la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, con proprio decreto può provvedere alla ulteriore individuazione:

a) della misura massima dello sconto di cui ai commi 2 e 4;

b) di ipotesi ulteriori di formulazione dei commi 3 e 4, anche modificando l’elenco dei prodotti editoriali o delle modalità di vendita per i quali consentire le deroghe alla disciplina del prezzo fisso».

 

157. Divieto commercio libri di testo. — 1. È fatto divieto ai docenti, ai direttori didattici, agli ispettori tecnici ed, in genere, a tutti i funzionari preposti ai servizi dell’istruzione elementare di esercitare il commercio dei libri di testo.

2. Nei riguardi di contravventori si provvede in via disciplinare.

 

158. Biblioteche scolastiche. — 1. Ogni classe elementare, esclusa la prima, ha una biblioteca scolastica per uso degli alunni.

2. Le dotazioni librarie e le modalità per la gestione delle biblioteche di classe e della biblioteca di circolo sono stabilite ai sensi dell’articolo 10.

3. Al mantenimento e all’incremento delle biblioteche di classe si provvede anche con:

a) sussidi delle province, dei comuni e di altri enti locali;

b) con eventuali donazioni e lasciti privati.

 

Capo VI

Manutenzione e gestione

degli edifici scolastici

 

159. Oneri a carico dei comuni. (1) — 1. Spetta ai comuni provvedere al riscaldamento, alla illuminazione, ai servizi (2), alla custodia delle scuole e alle spese necessarie per l’acquisto, la manutenzione, il rinnovamento del materiale didattico, degli arredi scolastici, ivi compresi gli armadi o scaffali per le biblioteche scolastiche, degli attrezzi ginnici e per le forniture dei registri e degli stampati occorrenti per tutte le scuole elementari, salvo che per le scuole annesse ai convitti nazionali ed agli educandati femminili dello Stato, per le quali si provvede ai sensi dell’articolo 139.

2. Sono inoltre a carico dei comuni le spese per l’arredamento, l’illuminazione, il riscaldamento, la custodia e la pulizia delle direzioni didattiche nonché la fornitura alle stesse degli stampati e degli oggetti di cancelleria.

 

(1) Si riporta l’art. 3 della L. 11-1-1996, n. 23 (Norme per l’edilizia scolastica): «3. Competenze degli enti locali. — 1. In attuazione dell’articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie;

b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti dal comma 1, i comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l’arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell’acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.

3. Per l’allestimento e l’impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull’adeguamento degli impianti, l’ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull’adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all’impianto delle attrezzature.

4. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l’esercizio delle funzioni delegate.

4bis. (Omissis)».

(2) Si riporta l’art. 40, comma 5, della L. 27-12-1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica): «40. Personale della scuola. — 5. In coerenza con i poteri di organizzazione e di gestione attribuiti sono rimesse alle singole istituzioni scolastiche le decisioni organizzative, amministrative e gestionali che assicurano efficacia e funzionalità alla prestazione dei servizi, consentendo, tra l’altro, alle stesse istituzioni, anche consorziate fra loro, di deliberare l’affidamento in appalto dei servizi di pulizia dei locali scolastici e delle loro pertinenze, previa riduzione della dotazione organica di istituto, approvata dal provveditore agli studi sulla base di criteri predeterminati idonei anche ad evitare situazioni di soprannumero del personale, in misura tale da consentire economie nella spesa. Con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, su proposta del Ministro della pubblica istruzione, previo accertamento delle economie realizzate, sono effettuate le occorrenti variazioni di bilancio. In sede di contrattazione decentrata a livello provinciale sono ridefinite le modalità di organizzazione del lavoro del personale ausiliario che non svolga attività di pulizia».

 

160. Contributi dello Stato. — 1. Lo Stato contribuisce, ai sensi e con i criteri di cui agli articoli 7 e 8 della legge 16 settembre 1960 n. 1014 e successive modificazioni, alle spese per l’istruzione statale di pertinenza dei comuni e delle province.

 

Titolo IV

La scuola media (1)

 

(1) Con l’emanazione del D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53) in attuazione della delega di cui alla L. 28-3-2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale), la scuola media assume la denominazione di scuola secondaria di primo grado, come precisato dall’art. 19, co. 2, D.Lgs. 59/2004 cit.

 

Capo I

Finalità e ordinamento della scuola media

 

161. Finalità e durata della scuola media. — 1. L’istruzione obbligatoria successiva a quella elementare è impartita gratuitamente nella scuola media.

2. La scuola media concorre a promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla Costituzione e favorisce l’orientamento dei giovani ai fini della scelta dell’attività successiva (1).

3. Non è ammessa abbreviazione alcuna della durata triennale del corso.

 

(1) Il presente comma continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

 

162. Istituzione delle cattedre e dei posti di ruolo. — 1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con quello del tesoro, sono indicate le materie o i gruppi di materie per i quali possono costituirsi cattedre di ruolo.

2. Le condizioni per l’istituzione delle cattedre e dei posti di ruolo, nonché gli obblighi d’insegnamento, sono ugualmente stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con quello del tesoro.

3. Le cattedre di educazione tecnica e di educazione fisica nelle scuole medie sono costituite in modo che il relativo insegnamento sia impartito per classi e non per gruppi e, rispettivamente, per squadre e per sesso.

4. Le dotazioni organiche dei ruoli provinciali del personale docente della scuola media, di cui all’articolo 444, comprendono anche i posti di sostegno a favore degli alunni portatori di handicap, di tempo pieno, di attività integrative, di libere attività complementari e di attività di istruzione degli adulti finalizzate al conseguimento del titolo di studio.

[5. Nelle scuole medie integrate a tempo pieno sono istituite, sulla base di criteri stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, cattedre-orario comprensive delle ore d’insegnamento delle discipline curricolari, delle ore di studio sussidiario e delle libere attività complementari] (1).

 

(1) Comma abrogato ex art. 19, co. 4, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53), a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore del decreto (3 marzo 2004).

 

163. Direzione degli istituti. — 1. Ad ogni istituto è preposto un preside che svolge le funzioni previste dall’articolo 396.

 

164. Formazione delle classi. — 1. Alla formazione delle classi e alla assegnazione ad esse dei singoli docenti provvede il preside sulla base dei criteri generali stabiliti dal consiglio di istituto e delle proposte del collegio dei docenti.

2. In caso di presenza di alunni stranieri si procede ai sensi dell’articolo 115, comma 4, del presente testo unico.

 

[165. Piano di studi. — 1. Il piano di studi della scuola media comprende i seguenti insegnamenti: religione con la particolare disciplina di cui all’articolo 309 e seguenti; italiano, storia ed educazione civica, geografia; scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali; lingua straniera; educazione artistica; educazione fisica; educazione tecnica; educazione musicale.

2. Per assicurare con la partecipazione attiva di tutti i docenti la necessaria unità di insegnamento, il consiglio di classe si riunisce almeno una volta al mese] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[166. Programmi e orari di insegnamento. — 1. I programmi, gli orari di insegnamento e le prove di esame sono stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. I programmi per l’insegnamento della religione cattolica sono adottati secondo le modalità stabilite con le intese di cui all’articolo 309.

2. Nel dare applicazione a quanto disposto dal comma 1, sono tenute presenti le seguenti esigenze:

a) rafforzamento dell’educazione linguistica attraverso un più adeguato sviluppo dell’insegnamento della lingua italiana — con riferimento alla sua origine latina e alla sua evoluzione storica — e delle lingue straniere;

b) potenziamento dell’insegnamento di scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali — finalizzate queste ultime anche all’educazione sanitaria — attraverso l’osservazione, l’esperienza e il graduale raggiungimento della capacità di sistemazione delle conoscenze;

c) valorizzazione, nei programmi di educazione tecnica, del lavoro come esercizio di operatività unitamente alla acquisizione di conoscenze tecniche e tecnologiche.

3. L’orario complessivo degli insegnamenti non può superare le 30 ore settimanali, ferme restando le speciali disposizioni per le scuole medie funzionanti nella provincia di Bolzano, per le scuole medie con lingua di insegnamento slovena, nonché per le scuole medie annesse agli istituti d’arte e ai conservatori di musica e per le scuole medie per ciechi.

4. Previo accertamento delle possibilità locali possono essere organizzate scuole medie integrate a tempo pieno, nelle quali sono istituite, sulla base dei criteri stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione con l’ordinanza di cui al comma 5, cattedre-orario comprensive delle ore di insegnamento delle discipline curricolari, delle ore di studio sussidiario e delle libere attività complementari.

5. Con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, sono stabiliti i criteri generali e le modalità di organizzazione delle scuole medie integrate a tempo pieno e sono precisate le funzioni integrative e di sostegno ad esse affidate, nonché le condizioni necessarie perché possa prevedersene il funzionamento, con riguardo anche alla prescuola ed all’interscuola.

6. Le attività di prescuola e interscuola rientrano nelle attività connesse con il funzionamento della scuola di cui all’articolo 491] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[167. Attività integrative e di sostegno. — 1. Al fine di agevolare l’attuazione del diritto allo studio e la piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, ed iniziative di sostegno, anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni.

2. Nell’ambito della programmazione di cui al comma 1 sono previste forme di sostegno per l’integrazione degli alunni in situazione di handicap, ai sensi degli articoli 315 e 316.

3. Le attività di cui al comma 1 del presente articolo si svolgono periodicamente, in sostituzione delle normali attività didattiche, e fino ad un massimo di 160 ore nel corso dell’anno scolastico, con particolare riguardo al tempo iniziale e finale del periodo delle lezioni, secondo un programma di iniziative di integrazione e di sostegno che è elaborato dal collegio dei docenti sulla base di criteri generali indicati dal consiglio di istituto e delle proposte dei consigli di classe.

4. Esse sono attuate dai docenti delle classi nell’ambito dell’orario complessivo settimanale degli insegnamenti stabiliti per ciascuna classe.

5. Le attività previste dal comma 4 dell’articolo 166 devono essere coordinate con le iniziative comprese nel programma di cui al comma 3 del presente articolo.

6. Il suddetto programma viene periodicamente verificato e aggiornato dal collegio dei docenti nel corso dell’anno scolastico.

7. I consigli di classe, nelle riunioni periodiche previste dal comma 3 dell’articolo 165, verificano l’andamento complessivo dell’attività didattica nelle classi di loro competenza e propongono gli opportuni adeguamenti del programma di lavoro] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[168. Piano annuale della attività scolastica. — 1. Nel periodo dal 1° settembre all’inizio delle lezioni i collegi dei docenti si riuniscono per l’elaborazione del piano annuale di attività scolastica e per la programmazione di iniziative di aggiornamento da effettuarsi nello stesso periodo e nel corso dell’anno] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

Capo II

Corsi di istruzione per soggetti analfabeti,

privi di titolo di studio,

analfabeti di ritorno

 

169. Corsi per adulti finalizzati al conseguimento del titolo di studio. — 1. Possono essere istituiti corsi per adulti finalizzati al conseguimento del titolo di studio e corsi sperimentali di scuola media per lavoratori ai quali si provvede esclusivamente mediante docenti di ruolo, a domanda o con il loro consenso, purché nell’ambito della provincia sia comunque disponibile personale docente di ruolo in soprannumero o personale docente delle dotazioni organiche aggiuntive.

 

170. Integrazione di corsi di formazione professionale. — 1. Per le attività didattiche da svolgere, nell’ambito della scuola media, ad integrazione di corsi di formazione professionale, si applica quanto disposto dall’articolo 82.

 

171. Corsi di scuola dell’obbligo negli istituti di prevenzione e pena. — 1. Per i corsi di istruzione media negli istituti penitenziari si applicano le disposizioni di cui all’articolo 135, commi l e 6.

 

172. Recupero scolastico di tossicodipendenti. — 1. I corsi statali sperimentali di scuola media per lavoratori possono essere istituiti anche presso gli enti, le cooperative di solidarietà sociale e le associazioni iscritti all’albo di cui all’articolo 116 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990 n. 309 (1), entro i limiti numerici e con le modalità di svolgimento di cui alle vigenti disposizioni.

 

(1) Si riporta l’art. 116 del D.P.R. 9-10-1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) come modificato dal D.L. 30-12-2005, n. 272 (Misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché la funzionalità dell’Amministrazione dell’interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi e modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309), conv. in L. 21-2-2006, n. 49: «116. Livelli essenziali relativi alla libertà di scelta dell’utente e ai requisiti per l’autorizzazione delle strutture private. — 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano assicurano, quale livello essenziale delle prestazioni ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, la libertà di scelta di ogni singolo utente relativamente alla prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze. La realizzazione di strutture e l’esercizio di attività sanitaria e socio-sanitaria a favore di soggetti tossicodipendenti o alcooldipendenti è soggetta ad autorizzazione ai sensi dell’articolo 8ter del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.

2. L’autorizzazione alla specifica attività prescelta è rilasciata in presenza dei seguenti requisiti minimi, che rappresentano livelli essenziali ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione:

a) personalità giuridica di diritto pubblico o privato o natura di associazione riconosciuta o riconoscibile ai sensi degli articoli 12 e seguenti del codice civile;

b) disponibilità di locali e attrezzature adeguate al tipo di attività prescelta;

c) personale dotato di comprovata esperienza nel settore di attività prescelto;

d) presenza di un’equipe multidisciplinare composta dalle figure professionali del medico con specializzazioni attinenti alle patologie correlate alla tossicodipendenza o del medico formato e perfezionato in materia di tossicodipendenza, dello psichiatra e/o dello psicologo abilitato all’esercizio della psicoterapia e dell’infermiere professionale, qualora l’attività prescelta sia quella di diagnosi della tossicodipendenza;

e) presenza numericamente adeguata di educatori, professionali e di comunità, supportata dalle figure professionali del medico, dello psicologo e delle ulteriori figure richieste per la specifica attività prescelta di cura e riabilitazione dei tossicodipendenti.

3. Il diniego di autorizzazione deve essere motivato con espresso riferimento alle normative vigenti o al possesso dei requisiti minimi di cui al comma 2.

4. Le regioni e le province autonome stabiliscono le modalità di accertamento e certificazione dei requisiti indicati dal comma 2 e le cause che danno luogo alla sospensione o alla revoca dell’autorizzazione.

5. Il Governo attua le opportune iniziative in sede internazionale e nei rapporti bilaterali per stipulare accordi finalizzati a promuovere e supportare le attività e il funzionamento dei servizi istituiti da organizzazioni italiane in paesi esteri per il trattamento e la riabilitazione dei tossicodipendenti.

6. L’autorizzazione con indicazione delle attività prescelte è condizione necessaria oltre che per l’ammissione all’accreditamento istituzionale e agli accordi contrattuali di cui all’articolo 117, per:

a) lo svolgimento dei compiti di cui all’articolo 114;

b) l’accesso ai contributi di cui agli articoli 128 e 129;

c) la stipula con il Ministero della giustizia delle convenzioni di cui all’articolo 96 aventi ad oggetto l’esecuzione dell’attività per la quale è stata rilasciata l’autorizzazione.

7. Fino al rilascio delle autorizzazioni ai sensi del presente articolo sono autorizzati all’attività gli enti iscritti negli albi regionali e provinciali.

8. Presso il Ministero della giustizia è tenuto l’elenco delle strutture private autorizzate e convenzionate, con indicazione dell’attività identificata quale oggetto della convenzione. L’elenco è annualmente aggiornato e comunicato agli uffici giudiziali.

9. Per le finalità indicate nel comma 1 dell’articolo 100 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 le regioni e le province autonome di cui al comma 1 sono abilitate a ricevere erogazioni liberali fatte ai sensi del comma 2, lettera a), del suddetto articolo. Le regioni e le province autonome ripartiscono le somme percepite tra gli enti di cui all’articolo 115, secondo i programmi da questi presentati ed i criteri predeterminati dalle rispettive assemblee».

 

Capo III

Scuole medie annesse a particolari istituti

e scuole speciali

 

173. Scuole medie annesse ai Convitti nazionali e agli educandati femminili. — 1. Agli alunni convittori e semiconvittori dei Convitti nazionali l’istruzione obbligatoria è impartita all’interno dei singoli istituti.

2. A tal fine, ai Convitti nazionali sono annesse oltre alle scuole elementari di cui all’articolo 139, anche scuole medie statali.

3. Le scuole medie annesse ai Convitti nazionali, sono istituite e funzionano nelle forme stabilite dalle disposizioni vigenti per le altre scuole medie statali.

4. Alle scuole medie annesse possono essere iscritti anche alunni esterni.

5. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle scuole medie annesse agli educandati femminili dello Stato.

 

174. Scuole medie annesse agli istituti d’arte e ai conservatori di musica. — 1. Nelle scuole medie annesse agli istituti d’arte e ai conservatori di musica la funzione di direzione è svolta dal preside dell’istituto o dal direttore del conservatorio.

2. I programmi, gli orari di insegnamento e le prove di esame nelle predette scuole medie sono integrati, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, in relazione agli insegnamenti specializzati (1).

 

(1) Si veda il D.M. 9-2-1979 (Orari di insegnamento e prove di esame per le scuole medie annesse agli istituti d’arte e ai conservatori di musica e per le scuole medie per ciechi).

 

175. Scuole medie per non vedenti o sordomuti. — 1. Per gli alunni non vedenti o sordomuti l’istruzione media è impartita nelle classi comuni delle scuole medie o nelle scuole di cui agli articoli 322 e 323.

 

Capo IV

Itinerario scolastico

 

176. Iscrizione alla prima classe. (1) — 1. Alla scuola media si accede con la licenza elementare.

[2. I termini per la presentazione della domanda di iscrizione e la documentazione, di cui essa va corredata, sono stabiliti con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione] (2).

[3. Per l’iscrizione e la frequenza alla scuola media non si possono imporre tasse o richiedere contributi di qualsiasi genere] (2).

 

(1) Il presente articolo continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

(2) Comma abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

177. Valutazione e scheda personale dell’alunno. — 1. Il consiglio di classe con la sola presenza dei docenti, è tenuto a compilare e a tenere aggiornata una scheda personale dell’alunno, contenente le notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita della scuola, nonché le osservazioni sistematiche sul suo processo di apprendimento e sul livello di maturazione raggiunto sia globalmente sia nelle singole discipline.

2. Al termine di ciascun trimestre o quadrimestre dagli elementi registrati sulla scheda il consiglio di classe desume motivati giudizi analitici per ciascuna disciplina e una valutazione adeguatamente informativa sul livello globale di maturazione.

3. Per la valutazione degli alunni handicappati si applica il disposto dell’articolo 318.

4. I docenti della classe illustrano ai genitori dell’alunno o a chi ne fa le veci i giudizi analitici e la valutazione sul livello globale di maturazione raggiunto dall’alunno, unitamente alle iniziative eventualmente programmate in favore dell’alunno medesimo ai sensi dell’articolo 167.

5. Il consiglio di classe, in sede di valutazione finale, delibera se ammettere o non ammettere alla classe successiva gli alunni della prima e della seconda classe e all’esame di licenza gli alunni della terza classe, formulando un giudizio di idoneità o, in caso negativo, un giudizio di non ammissione alla classe successiva o all’esame di licenza.

6. Il giudizio finale tiene conto dei giudizi analitici per disciplina e delle valutazioni espresse nel corso dell’anno sul livello globale di maturazione, con riguardo anche alle capacità e alle attitudini dimostrate.

7. La valutazione dell’alunno e il giudizio finale sono documentati con apposito attestato.

8. Il Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, approva con proprio decreto i modelli della scheda personale e degli attestati e di ogni altra documentazione ritenuta necessaria.

9. Il libretto scolastico è abolito. Nulla è innovato per quanto riguarda il libretto scolastico e sanitario per i figli dei lavoratori emigranti scolarizzati all’estero adottato a seguito della risoluzione n. 76/12 del 10 marzo 1976 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

 

178. Accesso alle classi successive alla prima. — 1. Alle classi seconda e terza si accede dalla classe immediatamente inferiore quando si sia ottenuta la promozione con il giudizio di idoneità di cui al comma 5 dell’articolo 177 (1).

[2. Alle stesse classi si accede anche per esame di idoneità, al quale sono ammessi i candidati privatisti che abbiano compiuto o compiano nel corso dell’anno solare rispettivamente il 12° e il 13° anno di età e siano in possesso della licenza della scuola elementare, e i candidati che detta licenza abbiano conseguito, rispettivamente, da almeno uno o due anni] (2).

3. La promozione e la idoneità valgono per proseguire gli studi in qualsiasi scuola statale, pareggiata o legalmente riconosciuta.

 

(1) V. nota (1) sub art. 176.

(2) Comma abrogato ex art. 19, co. 4, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53), a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore del decreto (3 marzo 2004).

 

179. Abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione. — 1. Sono aboliti nella scuola media gli esami di riparazione e quelli di seconda sessione.

2. Gli alunni che per assenze determinate da malattia, da trasferimento della famiglia o da altri gravi impedimenti di natura oggettiva non abbiano potuto essere valutati al termine delle lezioni in una o più discipline, sono ammessi a sostenere, prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico, prove suppletive che si concludono con il giudizio complessivo di ammissione o di non ammissione alla classe successiva.

 

180. Esami di idoneità. (1) — 1. Gli esami di idoneità alla frequenza della seconda e terza classe si svolgono in un’unica sessione.

2. Per i candidati agli esami di idoneità che siano stati assenti per gravi e comprovati motivi, sono ammesse prove suppletive che devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo.

3. Sono sedi di esami di idoneità tutte le scuole statali o pareggiate o legalmente riconosciute.

4. La commissione per gli esami di idoneità è nominata e presieduta dal preside della scuola in cui l’esame ha luogo ed è composta di docenti della classe cui il candidato aspira e di un docente della classe immediatamente inferiore.

 

(1) In materia si veda quanto disposto dall’art. 11, co. 5, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59, come modificato sul punto dall’art. 1, D.L. 7-9-2007, n. 147, come conv. con modif. in L. 25-10-2007, n. 176 (Disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari): «11. Valutazione, scrutini ed esami. — 5. Alle classi seconda e terza si accede anche per esame di idoneità, al quale sono ammessi i candidati privatisti che abbiano compiuto o compiano entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento, rispettivamente, l’undicesimo e il dodicesimo anno di età e che siano in possesso del titolo di ammissione alla prima classe della scuola secondaria di primo grado, nonché i candidati che abbiano conseguito il predetto titolo, rispettivamente, da almeno uno o due anni».

 

181. Norme sullo svolgimento degli esami. — 1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, sono stabilite le prove e le modalità di svolgimento degli esami di idoneità e di licenza (1).

2. Per le prove di esame di alunni handicappati sono adottati i criteri stabiliti dall’articolo 318.

 

(1) In materia di esame di licenza si vedano le disposizioni di cui all’art. 11, co. 4, 4bis e 4ter D.Lgs. 19-2-2004, n. 59, come modificato sul punto dall’art. 1, D.L. 7-9-2007, n. 147, come conv. con modif. in L. 25-10-2007, n. 176 (Disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari): «11. Valutazione, scrutini ed esami. — 4. Il terzo anno della scuola secondaria di primo grado si conclude con un esame di Stato, al quale sono ammessi gli alunni giudicati idonei a norma del comma 4bis.

4bis. Il consiglio di classe, in sede di valutazione finale, delibera se ammettere o non ammettere all’esame di Stato gli alunni frequentanti il terzo anno della scuola secondaria di primo grado, formulando un giudizio di idoneità o, in caso negativo, un giudizio di non ammissione all’esame medesimo.

4ter. L’esame di Stato comprende anche una prova scritta, a carattere nazionale, volta a verificare i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti dagli studenti. I testi relativi alla suddetta prova sono scelti dal Ministro della pubblica istruzione tra quelli predisposti annualmente dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), conformemente alla direttiva periodicamente emanata dal Ministro stesso, e inviati alle istituzioni scolastiche competenti».

 

182. Ripetenza. — 1. Una stessa classe di scuola statale pareggiata o legalmente riconosciuta può essere frequentata soltanto per due anni, salvo nei casi in cui sia necessario completare il periodo di istruzione obbligatoria ai sensi dell’articolo 112.

2. Agli alunni handicappati può essere consentita una terza ripetenza in singole classi, a norma dell’articolo 316.

 

183. Ammissione all’esame di licenza. — 1. Al termine della terza classe si sostiene l’esame di licenza al quale sono ammessi gli alunni giudicati idonei [a norma dell’articolo 177, comma 5] (1).

2. All’esame di licenza sono ammessi anche i candidati privatisti che abbiano compiuto o compiano nel corso dell’anno solare il quattordicesimo anno di età, purché siano in possesso della licenza elementare. Sono inoltre ammessi i candidati che detta licenza abbiano conseguito da almeno un triennio e i candidati che nell’anno in corso compiano 23 anni di età (2).

3. Al momento dell’ammissione agli esami di licenza è presentata certificazione dell’avvenuta vaccinazione contro l’epatite virale B.

 

(1) Comma modificato ex art. 19, co. 6, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53), a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore del decreto (3 marzo 2004).

(2) Il presente comma continua ad applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, ed è abrogato, a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette sezioni e classi, a norma dell’art. 19, co. 3, D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53).

 

184. Sede e sessione unica dell’esame di licenza. — 1. Sono sedi di esame di licenza di scuola media le scuole medie statali e pareggiate nonché, per i soli alunni interni, le scuole medie legalmente riconosciute, salvo quanto previsto dall’articolo 362, comma 3, per le scuole medie legalmente riconosciute dipendenti dall’autorità ecclesiastica.

2. L’esame di licenza media si sostiene in un’unica sessione con possibilità di prove suppletive per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi.

3. Le prove suppletive devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo.

 

185. Esame di licenza e commissione esaminatrice. — [1. Sono materie di esame: italiano; storia ed educazione civica; geografia; scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali; lingua straniera; educazione artistica; educazione tecnica; educazione musicale; educazione fisica] (1).

[2. L’esame di licenza consiste nelle prove scritte di italiano, matematica e lingua straniera e in un colloquio pluridisciplinare su tutte le materie indicate al comma 1] (1).

3. La Commissione esaminatrice dell’esame di licenza (2) è composta di tutti i docenti delle terze classi della scuola che insegnino le materie di cui al primo comma; nonché i docenti che realizzano forme di integrazione e sostegno a favore degli alunni portatori di handicap; il presidente della commissione è nominato dal provveditore agli studi, il quale lo sceglie dalle categorie di personale indicate dal regolamento.

4. L’esito dell’esame conclusivo del primo ciclo è espresso con valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione analitica dei traguardi di competenza e del livello globale di maturazione raggiunti dall’alunno; conseguono il diploma gli studenti che ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi (3).

5. Il candidato privatista che non ottenga la licenza e che non abbia la idoneità alla terza classe della scuola media, ha facoltà, a giudizio della commissione, di iscriversi alla terza classe.

 

(1) Comma abrogato ex art. 17, co. 1, D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

(2) Si riporta l’art. 40, comma 12, della L. 27-12-1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica):«40. Personale della scuola. — 12. Con effetto dall’anno scolastico 1997-1998 sono aboliti i compensi giornalieri ai componenti delle commissioni di esami di licenza media».

(3) Comma così sostituito ex art. 3, co. 3bis, D.L. 1-9-2008, n. 137 (Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università), conv., con modif., in L. 30-10-2008, n. 169 (G.U. 31-10-2008, n. 256).

 

186. Valore della licenza. — 1. L’esame di licenza media è esame di Stato.

2. Il diploma di licenza media dà accesso a tutte le scuole ed istituti di istruzione secondaria di secondo grado.

 

187. Rilascio diplomi e attestati. — 1. I diplomi di licenza sono rilasciati dal presidente della commissione esaminatrice.

2. Possono essere rilasciati certificati di licenza, ma non possono essere rilasciati duplicati dei relativi diplomi.

3. In caso di smarrimento, purché l’interessato o, se questi è minore, il padre o chi ne fa le veci, ne faccia domanda dichiarando, su carta legale, sotto la sua personale responsabilità, l’avvenuto smarrimento, il diploma di licenza è sostituito da un certificato rilasciato dal preside.

4. I certificati indicati nel comma 3 devono contenere esplicita menzione del loro valore sostitutivo, a tutti gli effetti, del diploma originario smarrito.

5. Sono disposte dai provveditori agli studi le eventuali rettifiche dei dati anagrafici sui registri di esame, sui diplomi e su tutti gli altri atti scolastici.

6. Nei diplomi di licenza della scuola media non è fatta menzione delle prove differenziate sostenute dagli alunni portatori di handicap.

7. Il rilascio degli attestati e dei diplomi di licenza agli alunni della scuola media è gratuito.

8. Della medesima agevolazione godono gli alunni delle scuole medie pareggiate o legalmente riconosciute.

9. Ai candidati che abbiano superato esami di idoneità o di licenza presso una scuola statale o presso una delle scuole previste dal comma 8, il rilascio degli attestati, dell’attestato di idoneità e del diploma di licenza, è del pari gratuito.

10. I diplomi e gli attestati, di cui sopra, sono esenti da qualsiasi imposta, tassa o contributo.

 

Capo V

Libri di testo

 

188. Adozione dei libri di testo. — 1. I libri di testo sono adottati secondo modalità stabilite da apposito regolamento, dal collegio dei docenti, sentiti i consigli di classe.

 

189. Libri di testo per l’insegnamento della religione cattolica. — 1. I criteri per la scelta dei libri di testo per l’insegnamento della religione cattolica sono determinati secondo quanto previsto dall’articolo 152.

 

Capo VI

Gestione e manutenzione

degli edifici scolastici

 

190. Oneri a carico dei comuni e contributi dello Stato (1). — 1. I comuni sono tenuti a fornire, oltre ai locali idonei, l’arredamento, l’acqua, il telefono, l’illuminazione, il riscaldamento, la manutenzione ordinaria e straordinaria, e a provvedere all’eventuale adattamento e ampliamento dei locali stessi.

2. Analoghi oneri sono posti a carico dei comuni nei quali abbiano sede le classi e i corsi distaccati di cui al comma 4 dell’articolo 56.

3. Lo Stato contribuisce ai sensi e con i criteri di cui agli articoli 7 e 8 della legge 16 settembre 1960 n. 1014 e successive modificazioni, alle spese per l’istruzione statale di pertinenza dei comuni e delle province.

 

(1) Si riporta l’art. 3 della L. 11-1-1996, n. 23 (Norme per l’edilizia scolastica): «3. Competenze degli enti locali. — 1. In attuazione dell’articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie;

b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti dal comma 1, i comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l’arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell’acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.

3. Per l’allestimento e l’impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull’adeguamento degli impianti, l’ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull’adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all’impianto delle attrezzature.

4. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l’esercizio delle funzioni delegate.

4bis. (Omissis)».

 

Titolo V

Istituti e scuole

di istruzione secondaria superiore (1)

 

(1) Con l’emanazione del D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53), in attuazione della delega di cui alla L. 28-3-2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale), gli istituti e le scuole di istruzione superiore costituiranno il secondo ciclo dell’istruzione, unitamente al sistema dell’istruzione e formazione professionale.

Si vedano gli artt. 1, 2, 4, 5, 7, 8, 9, 11, D.Lgs. 226/2005 cit. come modificato dal D.L. 31-1-2007, n. 7, conv. con modif. in L. 2-4-2007, n. 40 (Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche, la nascita di nuove imprese, la valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e la rottamazione di autoveicoli).

Si veda l’art. 13, co. 1, 1 bis, 1 ter, 1 quater e 1 quinquies, D.L. 7/2007 conv. con modif. in L. 40/2007 cit..

 

Capo I

Finalità ed ordinamento

 

191. Degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore. — 1. L’istruzione secondaria superiore comprende tutti i tipi di istituti e scuole immediatamente successivi alla scuola media; ad essi si accede con la licenza di scuola media (1).

2. Sono istituti e scuole di istruzione secondaria superiore il ginnasio-liceo classico, il liceo scientifico, gli istituti tecnici, il liceo artistico, l’istituto magistrale, la scuola magistrale, gli istituti professionali e gli istituti d’arte (1).

3. Il ginnasio-liceo classico e quello scientifico hanno per fine precipuo quello di preparare agli studi universitari; gli istituti tecnici hanno per fine precipuo quello di preparare all’esercizio di funzioni tecniche od amministrative, nonché di alcune professioni, nei settori commerciale e dei servizi, industriale, delle costruzioni, agrario, nautico ed aeronautico; il liceo artistico ha per fine quello di impartire l’insegnamento dell’arte, indipendentemente dalle sue applicazioni all’industria; gli istituti professionali hanno per fine precipuo quello di fornire la specifica preparazione teorico-pratica per l’esercizio di mansioni qualificate nei settori commerciale e dei servizi, industriale ed artigiano, agrario e nautico; gli istituti d’arte hanno per fine precipuo quello di addestrare al lavoro ed alla produzione artistica, a seconda delle tradizioni, delle industrie e delle materie proprie del luogo. Fino all’attuazione dell’articolo 3 della legge 19 novembre 1990, n. 341, concernente la riforma degli ordinamenti didattici universitari, l’istituto magistrale conserva, quale fine precipuo, quello di preparare i docenti della scuola elementare; la scuola magistrale, quello di preparare i docenti della scuola materna. Nell’ambito dell’istruzione tecnica e professionale possono essere attribuiti ad alcuni istituti finalità ed ordinamento speciali (1).

4. Il ginnasio-liceo classico, il liceo scientifico e gli istituti tecnici hanno durata di cinque anni; il liceo artistico e l’istituto magistrale hanno la durata di quattro anni; gli istituti d’arte e la scuola magistrale hanno la durata di tre anni; gli istituti tecnici agrari con ordinamento speciale per la viticoltura e l’enologia hanno la durata di sei anni. La durata degli istituti professionali è stabilita con decreto del Ministro della pubblica istruzione, secondo quanto previsto dall’articolo 60, comma 3. Gli istituti tecnici, gli istituti professionali, i licei artistici e gli istituti d’arte sono articolati in indirizzi e sezioni. In particolare, il liceo artistico si articola in due sezioni: la prima ha lo scopo di avviare allo studio della pittura, scultura, decorazione e scenografia; la seconda quello di avviare allo studio dell’architettura; le due sezioni hanno comune il primo biennio (1).

5. I diplomati degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore possono accedere a qualsiasi corso di laurea o di diploma universitario, ferme restando le condizioni e le modalità previste dal presente capo per gli istituti e scuole di durata inferiore al quinquennio. I diplomati degli istituti magistrali hanno accesso diretto alla Facoltà di magistero. I diplomati del liceo artistico hanno accesso diretto all’Accademia di belle arti, se provenienti dalla prima sezione, ed alla Facoltà di architettura, se provenienti dalla seconda (1).

6. Gli istituti magistrali ed i licei artistici sono completati, per consentire l’iscrizione degli alunni a corsi di laurea diversi da quelli di cui al comma 5, da un corso annuale integrativo, da organizzarsi dai provveditori agli studi, in ogni provincia, sotto la responsabilità didattica e scientifica delle università, sulla base di disposizioni impartite dal Ministro della pubblica istruzione. Negli istituti professionali, nonché negli istituti d’arte, che ne facciano richiesta, sono istituiti, in via sperimentale, estendendone la durata a cinque anni, previo parere di una commissione di esperti, nominata e presieduta dal Ministro della pubblica istruzione, corsi annuali, biennali o triennali, atti a consentire una formazione corrispondente a quella degli istituti di istruzione secondaria superiore di durata quinquennale. Ai predetti corsi integrativi, che per gli istituti professionali non possono superare il numero di 700, sono ammessi i licenziati degli istituti professionali di analogo indirizzo e, rispettivamente, i licenziati degli istituti d’arte sempre di analogo indirizzo. Al termine dei corsi integrativi si consegue il diploma di maturità professionale o, rispettivamente, di maturità d’arte applicata, i quali danno accesso a qualsiasi corso di laurea o di diploma universitario. I corsi integrativi degli istituti professionali possono essere istituiti anche presso sedi di istituti tecnici. Con le medesime modalità sono istituiti presso gli istituti professionali, in numero non superiore a 50, corsi speciali intesi ad accentuare la componente culturale del loro primo biennio (1).

7. Agli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore sono annessi, a seconda delle rispettive finalità ed indirizzi, gabinetti scientifici, laboratori, officine, reparti di lavorazione ed aziende.

8. Ad ogni istituto è preposto un preside, che svolge le funzioni previste dall’articolo 396 (1).

9. Gli istituti e scuole di cui al presente articolo sono complessivamente indicati, nei successivi articoli, con l’espressione: «istituti e scuole di istruzione secondaria superiore» (1).

 

(1) Ai sensi dell’art. 31, co. 2, D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53), le presenti disposizioni continuano ad applicarsi limitatamente alle classi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi iscritti, e sono abrogate a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette classi.

 

Capo II

Carriera scolastica degli alunni

 

192. Norme generali sulla carriera scolastica degli alunni e sulle capacità di scelte scolastiche e di iscrizione. — 1. Gli alunni accedono alle classi successive alla prima per scrutinio di promozione dalla classe immediatamente inferiore. Per coloro che non provengano da istituti e scuole statali, pareggiati o legalmente riconosciuti, l’accesso alle classi successive alla prima ha luogo per esame di idoneità (1).

2. Gli esami integrativi per gli alunni promossi ed i candidati dichiarati idonei ad una classe, i quali vogliano ottenere il passaggio ad una classe corrispondente di istituto o scuola di diverso tipo o di un diverso indirizzo o sezione, sono disciplinati, anche per quanto riguarda le prove da sostenere, dai regolamenti e dall’ordinanza che, per gli scrutini ed esami, sono da emanarsi ai sensi dell’articolo 205, comma 1. Analogamente si provvede per gli esami integrativi dei candidati privatisti che siano in possesso di diploma di maturità, di abilitazione o di qualifica (1).

3. Subordinatamente al requisito dell’età, che non può essere inferiore a quella di chi abbia seguito normalmente gli studi negli istituti e scuole statali del territorio nazionale a partire dai dieci anni, il consiglio di classe può consentire l’iscrizione di giovani provenienti dall’estero, i quali provino, anche mediante l’eventuale esperimento nelle materie e prove indicate dallo stesso consiglio di classe, sulla base dei titoli di studio conseguiti in scuole estere aventi riconoscimento legale, di possedere adeguata preparazione sull’intero programma prescritto per l’idoneità alla classe cui aspirano.

4. Una stessa classe di istituto o scuola statale, pareggiata o legalmente riconosciuta può frequentarsi soltanto per due anni. In casi assolutamente eccezionali, il collegio dei docenti, sulla proposta del consiglio di classe, con la sola componente dei docenti, ove particolari gravi circostanze lo giustifichino, può consentire, con deliberazione motivata, l’iscrizione per un terzo anno. Qualora si tratti di alunni handicappati, il collegio dei docenti sente, a tal fine, gli specialisti di cui all’articolo 316.

5. È consentito, subordinatamente alla decorrenza dell’intervallo prescritto, sostenere nello stesso anno, ma non nella stessa sessione, due diversi esami, anche in istituti di diverso tipo. A tale effetto lo scrutinio finale per la promozione non si considera come sessione di esame (1).

6. L’alunno d’istituto o scuola statale, pareggiata o legalmente riconosciuta può presentarsi ad esami di idoneità solo per la classe immediatamente superiore a quella successiva alla classe da lui frequentata, o agli esami di licenza con cui si chiuda la classe immediatamente successiva a quella da lui frequentata, purché, nell’uno e nell’altro caso, abbia ottenuto da questa la promozione per effetto di scrutinio finale; egli conserva la sua qualità di alunno di istituto o scuola statale, pareggiata o legalmente riconosciuta (1).

7. Al termine di ciascun trimestre o quadrimestre ed al termine delle lezioni il consiglio di classe delibera i voti di profitto e di condotta degli alunni (1).

8. A conclusione degli studi si sostengono, a seconda degli specifici ordinamenti, esami di qualifica, di licenza, di abilitazione o di maturità, secondo quanto previsto dagli articoli successivi (1).

9. Le scelte in ordine ad insegnamenti opzionali e ad ogni altra attività culturale e formativa sono effettuate personalmente dallo studente.

10. I moduli relativi alle scelte di cui al comma 9 ed al comma 4 dell’articolo 310 devono essere allegati alla domanda di iscrizione.

11. La domanda di iscrizione a tutte le classi della scuola secondaria superiore di studenti minori di età, contenente la specifica elencazione dei documenti allegati relativi alle scelte di cui al comma 9 del presente articolo e al comma 4 dell’articolo 310, è sottoscritta per ogni anno scolastico da uno dei genitori o da chi esercita la potestà, nell’adempimento della responsabilità educativa di cui all’articolo 147 del codice civile (2).

 

(1) V. nota (1) sub art. 191.

(2) (2) V. art. 30 Cost.

Si riportano gli artt. 147, 315, 316, 317, 317bis, 330, 332, 333, 336, 337, 343, 344, 348, 354, 355, 357, 358, 360 c.c.: «147. Doveri verso i figli. — Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli».

«315. Doveri del figlio verso i genitori. — Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa».

«316. Esercizio della potestà dei genitori. — Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o alla emancipazione.

La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori.

In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.

Se sussiste un incombente pericolo di un grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili.

Il giudice, sentiti i genitori ed il figlio, se maggiore degli anni quattordici, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare. Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio».

«317. Impedimento di uno dei genitori. — Nel caso di lontananza, di incapacità o di altro impedimento che renda impossibile ad uno dei genitori l’esercizio della potestà, questa è esercitata in modo esclusivo dall’altro.

La potestà comune dei genitori non cessa quando, a seguito di separazione, di scioglimento, di annullamento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, i figli vengono affidati ad uno di essi. L’esercizio della potestà è regolato, in tali casi, secondo quanto disposto nell’articolo 155».

«317bis. Esercizio della potestà. — Al genitore che ha riconosciuto il figlio naturale spetta la potestà su di lui.

Se il riconoscimento è fatto da entrambi i genitori, l’esercizio della potestà spetta congiuntamente ad entrambi qualora siano conviventi. Si applicano le disposizioni dell’articolo 316. Se i genitori non convivono l’esercizio della potestà spetta al genitore con il quale il figlio convive ovvero, se non convive con alcuno di essi, al primo che ha fatto il riconoscimento. Il giudice, nell’esclusivo interesse del figlio, può disporre diversamente; può anche escludere dall’esercizio della potestà entrambi i genitori, provvedendo alla nomina di un tutore.

Il genitore che non esercita la potestà ha il potere di vigilare sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del figlio minore».

«330. Decadenza dalla potestà sui figli. — Il giudice può pronunziare la decadenza dalla potestà quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio.

In tale caso, per gravi motivi, il giudice può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare».

«332. Reintegrazione nella potestà. — Il giudice può reintegrare nella potestà il genitore che ne è decaduto, quando, cessate le ragioni per le quali la decadenza è stata pronunciata, è escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio».

«333. Condotta del genitore pregiudizievole ai figli. — Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall’articolo 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice, secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare.

Tali provvedimenti sono revocabili in qualsiasi momento».

«336. Procedimento. — I provvedimenti indicati negli articoli precedenti sono adottati su ricorso dell’altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero e, quando si tratta di revocare deliberazioni anteriori, anche del genitore interessato.

Il tribunale provvede in camera di consiglio, assunte informazioni e sentito il pubblico ministero. Nei casi in cui il provvedimento è richiesto contro il genitore, questi deve essere sentito.

In caso di urgente necessità il tribunale può adottare, anche d’ufficio, provvedimenti temporanei nell’interesse del figlio.

Per i provvedimenti di cui ai commi precedenti, i genitori e il minore sono assistiti da un difensore».

«337. Vigilanza del giudice tutelare. — Il giudice tutelare deve vigilare sull’osservanza delle condizioni che il tribunale abbia stabilite per l’esercizio della potestà e per l’amministrazione dei beni».

«343. Apertura della tutela. — Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la potestà, si apre la tutela presso il Tribunale del circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore.

Se il tutore è domiciliato o trasferisce il domicilio in altro circondario, la tutela può essere ivi trasferita con decreto del tribunale».

«344. Funzioni del giudice tutelare. — Presso ogni Tribunale il giudice tutelare soprintende alle tutele e alle curatele ed esercita le altre funzioni affidategli dalla legge.

Il giudice tutelare può chiedere l’assistenza degli organi della pubblica amministrazione e di tutti gli enti i cui scopi corrispondono alle sue funzioni».

«348. Scelta del tutore. — Il giudice tutelare nomina tutore la persona designata dal genitore che ha esercitato per ultimo la [patria] potestà. La designazione può essere fatta per testament, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata.

Se manca la designazione ovvero se gravi motivi si oppongono alla nomina della persona designata, la scelta del tutore avviene preferibilmente tra gli ascendenti o tra gli altri prossimi parenti o affini del minore, i quali, in quanto sia opportuno, devono essere sentiti.

Il giudice, prima di procedere alla nomina del tutore, deve anche sentire il minore che abbia raggiunto l’età di anni sedici.

In ogni caso la scelta deve cadere su persona idonea all’ufficio, di ineccepibile condotta, la quale dia affidamento di educare e istruire il minore conformemente a quanto è prescritto nell’articolo 147».

«354. Tutela affidata a enti di assistenza. — La tutela dei minori, che non hanno nel luogo del loro domicilio parenti conosciuti o capaci di esercitare l’ufficio di tutore, può essere deferita dal giudice tutelare ad un ente di assistenza nel comune dove ha domicilio il minore o all’ospizio in cui questi è ricoverato. L’amministrazione dell’ente o dell’ospizio delega uno dei propri membri a esercitare le funzioni di tutela.

È tuttavia in facoltà del giudice tutelare di nominare un tutore al minore quando la natura o l’entità dei beni o altre circostanze lo richiedano».

«355. Protutore. — Sono applicabili al protutore le disposizioni stabilite per il tutore in questa sezione.

Non si nomina il protutore nei casi contemplati nel primo comma dell’articolo 354».

«357. Funzioni del tutore. — Il tutore ha la cura della persona del minore, lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne amministra i beni».

«358. Doveri del minore. — Il minore deve rispetto e obbedienza al tutore. Egli non può abbandonare la casa o l’istituto al quale è stato destinato, senza il permesso del tutore.

Qualora se ne allontani senza permesso, il tutore ha diritto di richiamarvelo, ricorrendo, se è necessario, al giudice tutelare».

«360. Funzioni del protutore. — Il protutore rappresenta il minore nei casi in cui l’interesse di questo è in opposizione con l’interesse del tutore.

Se anche il protutore si trova in opposizione d’interessi col minore, il giudice tutelare nomina un curatore speciale.

Il protutore è tenuto a promuovere la nomina di un nuovo tutore nel caso in cui il tutore è venuto a mancare o ha abbandonato l’ufficio. Frattanto egli ha cura della persona del minore, lo rappresenta e può fare tutti gli atti conservativi e gli atti urgenti di amministrazione».

 

193. Scrutini finali di promozione, esami di idoneità ed esami integrativi. (1) — 1. I voti di profitto e di condotta degli alunni, ai fini della promozione alle classi successive alla prima, sono deliberati dal consiglio di classe al termine delle lezioni, con la sola presenza dei docenti. La promozione è conferita agli alunni che abbiano ottenuto voto non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o in ciascun gruppo di discipline [e ad otto decimi in condotta] (2). Gli studenti che, al termine delle lezioni, a giudizio del consiglio di classe non possano essere valutati, per malattia o trasferimento della famiglia, sono ammessi a sostenere, prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo, prove suppletive che si concludono con un giudizio di ammissione o non ammissione alla classe successiva (3).

2. L’ammissione agli esami di idoneità, di cui all’articolo 192, è subordinata all’avvenuto conseguimento, da parte dei candidati privatisti, della licenza della scuola media tanti anni prima quanti ne occorrono per il corso normale degli studi. Ai fini della partecipazione agli esami di idoneità sono equiparati ai suddetti candidati privatisti, coloro che, prima del 15 marzo, cessino dal frequentare l’istituto o scuola statale, pareggiata o legalmente riconosciuta. Supera gli esami di idoneità chi abbia conseguito in ciascuna delle prove scritte ed in quella orale voto non inferiore ai sei decimi.

3. Sono dispensati dall’obbligo dell’intervallo dal conseguimento della licenza di scuola media i candidati che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età il giorno precedente quello dell’inizio delle prove scritte degli esami di idoneità; coloro che, nell’anno in corso, abbiano compiuto o compiano il ventitreesimo anno di età sono altresì dispensati dalla presentazione di qualsiasi titolo di studio inferiore. Tale età è abbassata a ventun anni per gli esami di idoneità nelle scuole magistrali.

4. Gli esami di idoneità di cui all’art. 192, comma 1, si svolgono in un’unica sessione estiva (4).

5. Gli esami integrativi, di cui all’articolo 192, comma 2, si svolgono in un’unica sessione speciale, che deve aver termine prima dell’inizio delle lezioni.

 

(1) V. nota (1) sub art. 191.

(2) Periodo abrogato ex art. 17, co. 1, D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

(3) L’ultimo periodo del comma 1 dell’articolo in commento è stato così sostituito ex art. 1, co. 2, L. 8-8-1995, n. 352 recante: Disposizioni urgenti concernenti l’abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione ed attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero.

(4) Comma così sostituito ex art. 1, co. 2, L. 352/1995 cit.

 

[193bis. Interventi didattici ed educativi. — 1. Al fine di assicurare il diritto allo studio per tutti gli studenti, il collegio dei docenti e i consigli di classe, nell’ambito delle rispettive competenze, adottano le deliberazioni necessarie allo svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi, coerenti con l’autonoma programmazione d’istituto e con i piani di studio disciplinari ed interdisciplinari, da destinare a coloro il cui livello di apprendimento sia giudicato, nel corso dell’anno scolastico, non sufficiente in uno o più materie. In funzione delle necessità degli studenti, il collegio dei docenti e i consigli di classe, nell’ambito delle rispettive competenze, deliberano che vengano svolte anche attività di orientamento, attività di approfondimento, attività didattiche volte a facilitare eventuali passaggi di indirizzo, nonché interventi nei confronti degli studenti di cui al comma 3.

2. I criteri di svolgimento degli interventi di cui al comma 1 sono stabiliti, su proposta del capo di istituto, in base alle indicazioni formulate dai consigli di classe, dal collegio dei docenti e dal consiglio di istituto, secondo le rispettive competenze. Il collegio dei docenti effettua verifiche periodiche sull’efficacia dei suddetti interventi sulla base degli elementi forniti dai consigli di classe e dai docenti interessati, anche al fine di apportarvi le necessarie modifiche. Il collegio dei docenti stabilisce altresì i criteri generali per la valutazione degli studenti in sede di scrutinio finale.

3. Per gli studenti che siano stati promossi alla classe successiva pur non avendo pienamente conseguito, in una o più discipline, gli obiettivi cognitivi e formativi previsti dagli ordinamenti degli studi, in sede di valutazione finale il consiglio di classe delibera l’obbligo di frequentare, nella fase iniziale delle lezioni, le attività per essi previste nella programmazione di classe, limitatamente all’avvio dell’anno scolastico 1995-1996.

4. Il consiglio di istituto, con propria delibera, approva annualmente un piano di fattibilità degli interventi didattici ed educativi integrativi, accertando tutte le risorse a tal fine disponibili anche sulla base dei finanziamenti di cui al comma 6.

5. Le attività di cui ai commi 1 e 3, ivi compresi gli interventi didattici ed educativi integrativi, sono svolte dai docenti degli istituti e rientrano tra le attività aggiuntive di cui all’articolo 43 del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto del personale della scuola sottoscritto il 4 agosto 1995, pubblicato nel supplemento ordinario alla «Gazzetta Ufficiale» n. 207 del 5 settembre 1995.

6. I finanziamenti per le attività previste dal comma 5 di cui al decreto legge 28 giugno 1995, n. 253, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 352, confluiscono nel fondo per il miglioramento dell’offerta formativa e per le prestazioni aggiuntive.

7. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore all’estero, nei limiti dei finanziamenti ad essi destinati e con gli adattamenti richiesti dalle particolari esigenze locali] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[193ter. Calendario scolastico e tempi dell’attività didattica. — 1. Gli interventi di cui all’articolo 193bis, comma 1, salvo quelli destinati agli studenti di cui al comma 3 del medesimo articolo, si svolgono durante tutto l’anno scolastico. Ogni istituto, nella sua autonomia, ne stabilisce le modalità temporali ed organizzative, anche con opportuni adattamenti del calendario scolastico.

2. Nel rispetto di quanto stabilito dal comma 1, gli organi competenti delle istituzioni scolastiche sono autorizzati a deliberare una scansione flessibile delle lezioni anche diversa da quella settimanale, a condizione che ciascun docente assolva ai propri obblighi di servizio e che sia garantito il numero di ore annuo di insegnamento previsto per ciascuna disciplina. Nell’ambito di tale flessibilità è assicurato lo svolgimento degli interventi didattici ed educativi integrativi anche nei confronti degli studenti dei corsi serali.

3. Per gli interventi didattici ed educativi integrativi di cui all’articolo 193bis, comma 1, primo periodo, e comma 3, può essere prevista un’articolazione diversa da quella per classe, in considerazione degli obiettivi formativi da raggiungere e nei limiti delle disponibilità di bilancio] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

Capo III

Esami finali (1)

 

(1) Si vedano gli artt. 1, 2, 3, 4, L. 10-12-1997, n. 425 (Disposizioni per la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore) come modificata dalla L. 11-1-2007, n. 1 (Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università).

 

194. Esami finali nella scuola magistrale. (1) — 1. Al termine del corso di studi della scuola magistrale si sostengono gli esami per il conseguimento del titolo di abilitazione all’insegnamento nelle scuole materne. [Le sessioni d’esame sono due] (2).

2. Possono sostenere gli esami gli alunni che abbiano frequentato l’ultimo anno del corso di studi e che siano stati dichiarati ammessi nel relativo scrutinio finale.

3. I privatisti che domandino di essere ammessi a sostenere i predetti esami debbono aver compiuto il diciottesimo anno di età entro il termine prescritto per la presentazione della domanda di ammissione o aver conseguito in una precedente sessione la maturità.

4. Gli esami consistono in due prove scritte, rispettivamente, di lingua e letteratura italiana e di pedagogia e in una prova orale di storia e geografia, di matematica, computisteria e scienze naturali, di igiene e puericultura, di religione, di musica e canto, di economia domestica, di plastica e di disegno, nonché in una prova pratica costituita da un saggio di lezione. La prova orale relativa all’insegnamento della religione cattolica non è sostenuta dai candidati che scelgano di non avvalersi di tale insegnamento.

5. I privatisti non possono essere ammessi alla prova pratica, e conseguentemente non potrà essere loro rilasciato il diploma di abilitazione, se, dopo aver superato le altre prove di esame, non abbiano compiuto un anno di tirocinio debitamente attestato. La prova pratica deve essere sostenuta, al termine dell’anno, nella stessa scuola magistrale nella quale si sostennero gli altri esami.

 

(1) Ai sensi dell’art. 31, co. 2, D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53), le presenti disposizioni continuano ad applicarsi limitatamente alle classi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi iscritti, e sono abrogate a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette classi.

(2) Periodo abrogato dall’art. 1, comma 2, della L. 8-8-1995, n. 352 (Abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione ed attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero).

 

195. Esame di qualifica. (1) — 1. L’alunno che superi l’esame finale dei corsi degli istituti professionali consegue un diploma di qualifica, che varrà ai fini degli inquadramenti contrattuali, dopo un periodo di inserimento nel lavoro, da definirsi in sede di contrattazione collettiva, o comunque non superiore a tre mesi. Tale qualifica va trascritta nel libretto di lavoro.

2. Ai fini dell’accesso alle qualifiche funzionali previste per i vari comparti dell’impiego pubblico, il diploma di cui al comma 1 è riconosciuto nei limiti che in relazione ai vari profili professionali, sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva. Esso dà diritto a particolare valutazione nei concorsi per soli titoli e per titoli ed esami per l’assunzione in ruoli di carattere tecnico ai quali si accede con il possesso di licenza di scuola media.

3. Con apposito regolamento, da emanarsi ai sensi dell’articolo 205, comma 1, sono stabiliti i requisiti di ammissione agli esami, le relative prove di esame, i criteri di valutazione e la composizione delle commissioni giudicatrici.

4. Le norme regolamentari si attengono, di norma, a principi analoghi a quelli cui è conformata la disciplina degli esami di maturità, salvo che per la composizione delle commissioni, per la quale valgono criteri analoghi a quelli concernenti la composizione delle commissioni giudicatrici degli esami di idoneità.

5. Gli esami di qualifica si svolgono in unica sessione annuale.

 

(1) Ai sensi dell’art. 31, co. 2, D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53), le presenti disposizioni continuano ad applicarsi limitatamente alle classi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi iscritti, e sono abrogate a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette classi.

 

196. Esame di licenza di maestro d’arte. (1) — 1. Con apposito regolamento, da emanarsi secondo le modalità, i principi ed i criteri indicati nell’articolo 195, sono stabiliti i requisiti di ammissione agli esami di licenza di maestro d’arte, le relative prove di esame, i criteri di valutazione e la composizione delle commissioni giudicatrici.

[2. Chi nella prima sessione non superi, o non compia, l’esame è ammesso a ripetere, o a sostenere, le prove nella sessione autunnale dello stesso anno scolastico] (2).

 

(1) Ai sensi dell’art. 31, co. 2, D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53), le presenti disposizioni continuano ad applicarsi limitatamente alle classi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi iscritti, e sono abrogate a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette classi.

(2) Comma abrogato ex art. 1, co. 2, L. 8-8-1995, n. 352 (Abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione ed attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero).

 

[197. Esami di maturità. — 1. A conclusione degli studi svolti nel ginnasio-liceo classico, nel liceo scientifico, nel liceo artistico, nell’istituto tecnico e nell’istituto magistrale si sostiene un esame di maturità, che è esame di Stato e si svolge in unica sessione annuale. Il titolo conseguito nell’esame di maturità a conclusione dei corsi di studio dell’istituto tecnico e dell’istituto magistrale abilita, rispettivamente, all’esercizio della professione ed all’insegnamento nella scuola elementare; restano ferme le particolari disposizioni recate da leggi speciali.

2. Si sostiene altresì un esame di Stato in unica sessione per il conseguimento del diploma di maturità professionale e di maturità d’arte applicata al termine dei corsi integrativi degli istituti professionali e, rispettivamente, degli istituti d’arte.

3. Il diploma di maturità professionale è equipollente a quello che si ottiene presso gli istituti tecnici di analogo indirizzo. Con il decreto di cui all’articolo 205 è stabilita la validità dei titoli conseguiti negli istituti professionali che non abbiano analogo indirizzo negli istituti tecnici. Ai fini dell’accesso alle qualifiche funzionali previste per i vari comparti dell’impiego pubblico, il predetto diploma, al pari di quello di maturità d’arte applicata, è riconosciuto nei limiti che, in relazione ai vari profili professionali, sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva.

4. Possono sostenere gli esami di maturità gli alunni degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore statali, pareggiati o legalmente riconosciuti, che abbiano frequentato l’ultimo anno di corso ovvero l’anno integrativo o l’ultimo degli anni integrativi istituiti presso gli istituti professionali o gli istituti d’arte statali, pareggiati o legalmente riconosciuti, previa ammissione deliberata motivatamente dal consiglio di classe con almeno la metà dei voti, sulla base di uno scrutinio finale inteso a valutare il grado di preparazione del candidato nelle singole materie di studio dell’ultimo anno di corso, con la formulazione di un giudizio analitico sul profitto conseguito in ciascuna di dette materie. Agli alunni non ammessi è comunicata, a loro richiesta, la motivazione del giudizio negativo risultante dallo scrutinio.

5. Qualsiasi cittadino che abbia compiuto il diciottesimo anno di età entro il termine prescritto per la presentazione della domanda di ammissione e dimostri di avere adempiuto all’obbligo scolastico può chiedere di essere ammesso all’esame di maturità. I candidati non considerati nel comma 4 sono sottoposti, per le materie per le quali non è prevista specifica prova negli esami di maturità, a prove orali integrative dinanzi alla stessa commissione esaminatrice, tenendo conto del titolo di studio di cui il candidato è provvisto. La commissione esaminatrice terrà altresì conto di eventuali altre maturità o abilitazioni precedentemente conseguite.

6. L’esame di maturità ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato, considerata con riguardo anche ai suoi orientamenti culturali e professionali.

7. L’esame consta di due prove scritte e di un colloquio.

8. La prima prova scritta consiste nella trattazione di un tema scelto dal candidato tra quattro che gli vengono proposti e tende ad accertare le sue capacità espressive e critiche; la seconda prova scritta, che per gli esami di maturità tecnica, professionale e d’arte applicata, può essere grafica o scritto-grafica, è indicata dal Ministero della Pubblica istruzione entro il 10 maggio e verte su materie comprese nella tabella n. l allegata al presente testo unico. I casi in cui gli esami possano constare di una sola prova scritta sono determinati con il regolamento di cui all’articolo 205, comma 1.

9. Nelle scuole in cui l’insegnamento si svolge in lingua diversa da quella italiana, le prove sono svolte nella rispettiva lingua. Nelle scuole delle Valli ladine le prove saranno svolte, a scelta dei candidati, in lingua italiana o in lingua tedesca. Per le scuole con lingua d’insegnamento diversa da quella italiana, il Ministero provvede alla traduzione dei temi proposti nella rispettiva lingua d’ insegnamento.

10. I temi sono inviati dal Ministero. Qualora essi non giungano tempestivamente, il presidente della commissione esaminatrice provvede a che ciascun commissario presenti una terna di temi mezz’ora prima dell’inizio della prova, estraendone a sorte quattro per la prima prova ed uno per la seconda.

11. La valutazione degli elaborati viene effettuata collegialmente.

12. Il colloquio, nell’ambito dei programmi svolti nell’ultimo anno, verte su concetti essenziali di due materie, scelte rispettivamente dal candidato e dalla commissione fra quattro indicate dal Ministero entro il 10 maggio, e comprende la discussione sugli elaborati. A richiesta del candidato il colloquio può svolgersi anche su un’ulteriore materia di insegnamento: in tal caso, il presidente può nominare, ove occorra, un membro aggregato, che ha solamente voto consultivo. Il colloquio, che è collegiale, deve svolgersi alla presenza di almeno cinque componenti la commissione.

13. A conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio sulla base delle risultanze tratte dall’esito dell’esame, dal curriculum degli studi e da ogni altro elemento posto a disposizione della commissione. Il candidato lavoratore studente può, a sua discrezione, porre a disposizione della commissione copia del libretto di lavoro ed una dichiarazione dell’azienda da cui dipende, che attesti la mansione che egli svolge, la sua qualifica e l’orario di lavoro.

14. Il giudizio, se positivo, si conclude con la dichiarazione di maturità espressa a maggioranza. A parità di voti prevale il voto del presidente. Il giudizio di maturità è integrato da una valutazione espressa da tutti i componenti la commissione, ciascuno dei quali assegna un punteggio compreso tra 6 e 10. Nel caso in cui della commissione facciano parte membri aggregati a pieno titolo, la valutazione complessiva è rapportata a sessantesimi. Tale valutazione è valida ad ogni effetto di legge. Per ciascun candidato maturo la commissione esprime anche la propria valutazione relativamente all’orientamento dimostrato ai fini della scelta degli studi universitari e, per la maturità artistica e di arte applicata, ai fini della scelta degli studi nella facoltà di architettura o nell’accademia di belle arti. Alla formulazione del giudizio, all’attribuzione del punteggio ed alla valutazione sull’orientamento partecipa l’intera commissione.

15. I diplomi di maturità recano il punteggio attribuito a ciascun candidato; il giudizio e la valutazione sull’orientamento vengono comunicati per iscritto a richiesta dell’interessato.

16. I candidati non maturi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore statali, pareggiati o legalmente riconosciuti sono ammessi a ripetere l’ultima classe per un massimo di altri due anni; gli altri candidati non maturi possono essere ammessi a frequentare l’ultima classe, a giudizio espresso dalla maggioranza semplice della commissione.

17. Ai candidati che, in seguito a grave malattia da accertare con visita fiscale o per gravissimo motivo di famiglia riconosciuto tale dalla commissione, si trovino nell’assoluta impossibilità di partecipare alle prove scritte è data facoltà di sostenere le prove stesse in un periodo fissato dal Ministero prima della conclusione degli esami; per l’invio dei temi si seguono le modalità di cui al comma 10.

18. La norma sul rinvio delle prove scritte per coloro che si trovino nell’assoluta impossibilità di parteciparvi secondo il normale diario si applica anche agli altri tipi di esami previsti nel presente capo] (1).

 

(1) Dalla data di entrata in vigore del D.P.R. 23-7-1998, n. 323 (Disciplina degli esami di Stato), e cioè dal 24-9-1998, l’articolo in commento risulta abrogato per effetto dell’art. 8 della L. 10-12-1997, n. 425 (Riforma degli esami di Stato) come modificata dalla L. 11-1-2007, n. 1 (Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università).

 

Capo IV

Norme comuni a vari tipi di esame

 

198. Commissioni di esame. (1) — 1. La commissione per gli esami di idoneità e per gli esami integrativi è nominata dal preside ed è composta di docenti della classe cui il candidato aspira e di un docente della classe immediatamente inferiore, in modo da rappresentare tutte le materie comprese nel programma di esame. Il numero dei componenti deve essere proporzionato al numero presumibile dei candidati e non può mai essere inferiore a 3, compreso il presidente, che è il preside od un docente da lui delegato. Il preside provvede alla sostituzione dei commissari che vengano, per qualsiasi ragione, a mancare.

2. La commissione per gli esami finali della scuola magistrale è composta dai docenti della scuola ed è presieduta da un preside o docente scelto dal Ministero della pubblica istruzione tra le categorie indicate con regolamento, da emanarsi ai sensi dell’articolo 205, comma 1.

[3. La commissione per gli esami di maturità è nominata dal Ministero della pubblica istruzione ed è composta dal presidente e da cinque membri, di cui uno appartenente alla stessa classe dell’istituto statale, pareggiato o legalmente riconosciuto che ha curato la preparazione dei candidati. Il membro interno più anziano per servizio in ciascuna commissione è anche membro effettivo per i privatisti] (2).

[4. Il presidente della commissione di cui al comma 3 è scelto nelle seguenti categorie:

a) docenti universitari di prima e seconda fascia, anche fuori ruolo;

b) ricercatori universitari confermati, liberi docenti incaricati o assistenti universitari del ruolo ad esaurimento purché appartengano a settori scientifico-disciplinari cui sono riferibili le materie attinenti all’esame ovvero siano stati docenti di ruolo di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, statali o pareggiati;

c) provveditori agli studi a riposo purché provenienti dall’insegnamento o dal ruolo dei presidi degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore;

d) presidi di ruolo o a riposo degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore statali o pareggiati;

e) docenti degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, statali o pareggiati, che da almeno un anno siano stati compresi in una graduatoria di merito nei concorsi a preside di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore o che abbiano conseguito l’ultima classe di stipendio o che abbiano superato l’esame per merito distinto ed il cui insegnamento di cattedra si svolga nell’ultimo triennio o quadriennio che prepara all’esame di maturità. In caso di assoluta necessità, il Ministero può derogare alle limitazioni previste dalla lettera b) circa l’utilizzazione dei liberi docenti, fermo restando il criterio del settore scientifico-disciplinare attinente all’esame] (2).

[5. I membri della commissione giudicatrice degli esami di maturità sono scelti tra i docenti di ruolo degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore o tra i docenti abilitati che abbiano insegnato negli stessi istituti e scuole per almeno un anno le materie su cui verte l’esame. Per il membro interno si deroga a detti requisiti quando manchino docenti di ruolo o abilitati tra i docenti della classe. Dall’anno scolastico 1994-95 e fino all’entrata in vigore della riforma dell’istruzione secondaria di secondo grado e degli esami di maturità, i membri delle commissioni giudicatrici, con esclusione del membro interno, sono scelti tra il personale docente di altre scuole o istituti statali ubicati nella provincia di cui fa parte il comune sede di esame e tra il personale docente che abbia l’abituale dimora nella medesima provincia e, per le specifiche discipline per le quali non sia possibile effettuare nomine in ambito provinciale, tra il personale proveniente da provincia limitrofa e, in subordine, da altra provincia della stessa regione o, ulteriormente in subordine, di altra regione. Delle commissioni giudicatrici non possono comunque far parte i docenti appartenenti alla stessa scuola sede di esame, ad eccezione del membro interno] (2).

[6. Il presidente delle commissioni degli esami di maturità nei licei artistici è scelto, oltre che nella categoria indicata alla lettera a) del comma 4, anche tra i ricercatori universitari confermati, i liberi docenti incaricati od assistenti universitari del ruolo ad esaurimento purché appartengano a settori scientifico-disciplinari attinenti all’esame, ovvero siano stati docenti di ruolo dei licei artistici statali o pareggiati, nonché tra i docenti di ruolo delle accademie di belle arti e tra i docenti di ruolo dei licei artistici che abbiano conseguito da almeno un anno l’ultima classe di stipendio o che abbiano superato l’esame di merito distinto. I commissari per le materie artistiche sono scelti tra i docenti di ruolo dei licei artistici e delle accademie di belle arti e tra i docenti supplenti annuali che insegnino da almeno un biennio le materie su cui verte l’esame; i commissari per le materie culturali sono scelti tra i docenti di ruolo dei licei artistici e tra i docenti di cui al comma 5] (2).

[7. Nelle commissioni di maturità per gli istituti tecnici e professionali, un membro può essere scelto dal Ministero tra gli estranei all’insegnamento, purché munito del titolo di studio attinente all’indirizzo specifico cui si riferisce l’esame e sia fornito di particolare competenza nel corrispondente settore tecnico; nelle medesime commissioni, limitatamente alle materie tecnico-professionali, in caso di necessità e di urgenza, si può prescindere dal requisito dell’abilitazione] (2).

[8. In caso di necessità è data facoltà al presidente di nominare membri aggregati, a pieno titolo, per le materie per le quali non risultino nominati membri effettivi] (2).

[9. Nella sua prima riunione la commissione elegge il vice presidente. Ad ogni commissione giudicatrice di esame di maturità sono assegnati, di regola, non più di ottanta candidati] (2).

[10. Concluse le operazioni di nomina dei presidenti e dei membri delle commissioni degli esami di maturità, il Ministero della pubblica istruzione trasmette l’elenco dei docenti, i quali, pur avendo presentato domanda, sono stati esclusi dalla nomina, ai vari provveditorati agli studi di appartenenza dei richiedenti. Nel caso in cui dopo le nomine intervenissero rinunce, i provveditorati agli studi nominano i sostituti dei presidenti e dei commissari che ne abbiano fatto domanda — ove possibile — nell’ambito degli elenchi trasmessi] (2).

 

(1) Ai sensi dell’art. 31, co. 2, D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53), le presenti disposizioni continuano ad applicarsi limitatamente alle classi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi iscritti, e sono abrogate a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette classi.

(2) Comma abrogato ex art. 8, L. 10-12-1997, n. 425 (Riforma degli esami di Stato).

 

199. Norme comuni agli esami di maturità, di abilitazione di qualifica e di licenza di maestro d’arte. (1) — [1. Possono sostenere, nella sessione dello stesso anno, il corrispondente esame di maturità o, a seconda del corso di studi, di qualifica, di licenza di maestro d’arte e di abilitazione all’insegnamento nelle scuole materne gli alunni dei ginnasi-licei classici, dei licei scientifici, dei licei artistici, degli istituti magistrali, degli istituti tecnici e professionali, nonché degli istituti d’arte e delle scuole magistrali, che, nello scrutinio finale, per la promozione all’ultima classe, abbiano riportato non meno di otto decimi in ciascuna materia, ferma restando la particolare disciplina concernente la valutazione dell’insegnamento di educazione fisica] (2).

[2. Il beneficio di sostenere, con l’abbreviazione di un anno rispetto all’intervallo prescritto, gli esami di cui al comma 1 è concesso anche ai giovani soggetti all’obbligo di leva nello stesso anno solare o nel seguente, purché, se alunni di istituto o scuola statale, pareggiata o legalmente riconosciuta, abbiano conseguito la promozione all’ultima classe per scrutinio finale] (2).

3. Non sono concesse altre abbreviazioni dell’intervallo prescritto all’infuori di quelle indicate nei commi 1 e 2.

4. I candidati respinti in uno degli esami di cui al comma 1 non sono ammessi a sostenere, nello stesso anno, altro esame dello stesso grado.

5. Coloro che provengono da istituti che preparano al sacerdozio o alla vita religiosa possono sostenere gli esami di maturità e quelli di abilitazione all’insegnamento nelle scuole materne, oltre che negli istituti e scuole statali, negli istituti e scuole legalmente riconosciuti dipendenti dall’autorità ecclesiastica, che siano sedi degli esami di Stato.

6. Ai fini del rilascio dei diplomi è documenti scolastici, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 187. Il certificato sostitutivo del diploma di abilitazione, di qualifica, di licenza e di maturità è rilasciato dal provveditore agli studi.

 

(1) Ai sensi dell’art. 31, co. 2, D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53), le presenti disposizioni continuano ad applicarsi limitatamente alle classi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi iscritti, e sono abrogate a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette classi.

(2) Comma abrogato ex art. 15, D.P.R. 23-7-1998, n. 323 (Disciplina degli esami di Stato).

 

Capo V

Norme finali sugli istituti e scuole

di istruzione secondaria superiore

 

200. Tasse scolastiche e casi di dispensa. — 1. Negli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore le tasse scolastiche sono:

a) tassa di iscrizione;

b) tassa di frequenza:

c) tassa per esami di idoneità, integrativi, di licenza, di qualifica, di maturità e di abilitazione;

d) tassa di rilascio dei relativi diplomi.

2. Gli importi per esse determinati dalla tabella E annessa alla legge 28 febbraio 1986, n. 41 (legge finanziaria 1986) sono adeguati, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, secondo le modalità previste dall’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 26 giugno 1990, n. 165.

3. A decorrere dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi da emanarsi ai sensi dell’articolo 4 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, le tasse di iscrizione e di frequenza negli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, e le tasse di esame e di diploma sono annualmente determinate con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri del tesoro e della pubblica istruzione. I relativi introiti sono acquisiti ai bilanci delle istituzioni scolastiche interessate per le esigenze di funzionamento, amministrativo e didattico.

4. Nella determinazione delle tasse di cui al comma 3 sono previste misure differenziate in relazione a fasce di reddito, sulla base del reddito del nucleo familiare, risultante dall’annuale dichiarazione effettuata ai fini fiscali.

5. Sono dispensati dal pagamento delle tasse scolastiche:

gli studenti che abbiano conseguito il giudizio complessivo di ottimo nella licenza media o una votazione non inferiore agli otto decimi di media negli scrutini finali;

gli studenti appartenenti a nuclei familiari con redditi complessivi non superiori ai limiti di cui all’articolo 28, comma 4, della legge 28 febbraio 1986, n. 41 (legge finanziaria 1986), limiti che, ai sensi dell’articolo 21, comma 9, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (legge finanziaria 1988) sono rivalutati, a decorrere dall’anno 1988, in ragione del tasso di inflazione annuo programmato, con arrotondamento alle lire 1.000 superiori.

6. Ai fini dell’individuazione del reddito di cui al comma 5 si tiene conto del solo reddito personale dello studente, se derivante dal rapporto di lavoro dipendente; in mancanza di reddito personale da lavoro dipendente, si tiene conto del reddito complessivo dei familiari tenuti all’obbligazione del mantenimento.

7. Sono dispensati altresì dalle tasse scolastiche, nonché dall’imposta di bollo, gli alunni e i candidati che appartengono a famiglie di disagiata condizione economica e rientrino in una delle seguenti categorie:

a) orfani di guerra, di caduti per la lotta di liberazione, di civili caduti per fatti di guerra, di caduti per causa di servizio o di lavoro;

b) figli di mutilati o invalidi di guerra o per la lotta di liberazione, di militari dichiarati dispersi, di mutilati o di invalidi civili per fatti di guerra, di mutilati o invalidi per causa di servizio o di lavoro;

c) ciechi civili.

8. Alla stessa condizione la dispensa è concessa a coloro che siano essi stessi mutilati od invalidi di guerra o per la lotta di liberazione, mutilati od invalidi civili per fatti di guerra, mutilati od invalidi per causa di servizio o di lavoro.

9. Ai fini della dispensa è condizione il voto in condotta non inferiore ad otto decimi.

10. Gli studenti stranieri che si iscrivano negli istituti e scuole statali ed i figli di cittadini italiani residenti all’estero che vengano a compiere i loro studi in Italia sono dispensati dal pagamento delle tasse; per gli studenti stranieri la dispensa è concessa a condizioni di reciprocità.

11. I benefici previsti dal presente articolo si perdono dagli alunni che incorrano nella punizione disciplinare della sospensione superiore a cinque giorni od in punizioni disciplinari più gravi. I benefici stessi sono sospesi per i ripetenti, tranne in casi di comprovata infermità.

 

201. Competenze della provincia in materia di istruzione secondaria superiore. — 1. Ai sensi dell’articolo 14, comma l, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142 (1) recante il nuovo ordinamento delle autonomie locali spettano alla provincia le funzioni amministrative concernenti i compiti connessi all’istruzione secondaria superiore, ivi compresa quella artistica, con riguardo anche all’edilizia scolastica, secondo le modalità stabilite dalla legislazione statale e regionale (2).

 

(1) Il riferimento alla L. 8-6-1990, n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali) si intende al D.Lgs. 18-8-2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) ed in particolare all’art. 19 di cui si riporta il comma 1 lett. i): «19. Funzioni. — 1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale nei seguenti settori:

i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l’edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;».

Per la programmazione e la gestione amministrativa del sistema scolastico il D.Lgs. 31-3-1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali) provvede alla riallocazione delle funzioni corrispondenti ex artt. 137, 138 e 139 di seguito riportati: «137. Competenze dello Stato. — 1. Restano allo Stato, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 15 marzo 1997, n. 59, i compiti e le funzioni concernenti i criteri e i parametri per l’organizzazione della rete scolastica, previo parere della Conferenza unificata, le funzioni di valutazione del sistema scolastico, le funzioni relative alla determinazione e all’assegnazione delle risorse finanziarie a carico del bilancio dello Stato e del personale alle istituzioni scolastiche, le funzioni di cui all’articolo 138, comma 3, del presente decreto legislativo.

2. Restano altresì allo Stato i compiti e le funzioni amministrative relativi alle scuole militari ed ai corsi scolastici organizzati, con il patrocinio dello Stato, nell’ambito delle attività attinenti alla difesa e alla sicurezza pubblica, nonché i provvedimenti relativi agli organismi scolastici istituiti da soggetti extracomunitari, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 389».

«138. Deleghe alle regioni. — 1. Ai sensi dell’articolo 118, comma secondo, della Costituzione, sono delegate alle regioni le seguenti funzioni amministrative:

a) la programmazione dell’offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale;

b) la programmazione, sul piano regionale, nei limiti delle disponibilità di risorse umane e finanziarie, della rete scolastica, sulla base dei piani provinciali, assicurando il coordinamento con la programmazione di cui alla lettera a);

c) la suddivisione, sulla base anche delle proposte degli enti locali interessati, del territorio regionale in ambiti funzionali al miglioramento dell’offerta formativa;

d) la determinazione del calendario scolastico;

e) i contributi alle scuole non statali;

f) le iniziative e le attività di promozione relative all’ambito delle funzioni conferite.

2. La delega delle funzioni di cui al comma 1 opera dal secondo anno scolastico immediatamente successivo alla data di entrata in vigore del regolamento di riordino delle strutture dell’amministrazione centrale e periferica, di cui all’articolo 7 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

3. Le deleghe di cui al presente articolo non riguardano le funzioni relative ai conservatori di musica, alle accademie di belle arti, agli istituti superiori per le industrie artistiche, all’accademia nazionale d’arte drammatica, all’accademia nazionale di danza, nonché alle scuole ed alle istituzioni culturali straniere in Italia».

«139. Trasferimenti alle province ed ai comuni. — 1. Salvo quanto previsto dall’articolo 137 del presente decreto legislativo, ai sensi dell’articolo 128 della Costituzione sono attribuiti alle province, in relazione all’istruzione secondaria superiore, e ai comuni, in relazione agli altri gradi inferiori di scuola, i compiti e le funzioni concernenti:

a) l’istituzione, l’aggregazione, la fusione e la soppressione di scuole in attuazione degli strumenti di programmazione;

b) la redazione dei piani di organizzazione della rete delle istituzioni scolastiche;

c) i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio;

d) il piano di utilizzazione degli edifici e di uso delle attrezzature, d’intesa con le istituzioni scolastiche;

e) la sospensione delle lezioni in casi gravi e urgenti;

f) le iniziative e le attività di promozione relative all’ambito delle funzioni conferite;

g) la costituzione, i controlli e la vigilanza, ivi compreso lo scioglimento, sugli organi collegiali scolastici a livello territoriale.

2. I comuni, anche in collaborazione con le comunità montane e le province, ciascuno in relazione ai gradi di istruzione di propria competenza, esercitano, anche d’intesa con le istituzioni scolastiche, iniziative relative a:

a) educazione degli adulti;

b) interventi integrati di orientamento scolastico e professionale;

c) azioni tese a realizzare le pari opportunità di istruzione;

d) azioni di supporto tese a promuovere e sostenere la coerenza e la continuità in verticale e orizzontale tra i diversi gradi e ordini di scuola;

e) interventi perequativi;

f) interventi integrati di prevenzione della dispersione scolastica e di educazione alla salute.

3. La risoluzione dei conflitti di competenze è conferita alle province, ad eccezione dei conflitti tra istituzioni della scuola materna e primaria, la cui risoluzione è conferita ai comuni».

(2) Si riporta l’art. 3 della L. 11-1-1996, n. 23 (Norme per l’edilizia scolastica): «3. Competenze degli enti locali. — 1. In attuazione dell’articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie;

b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti dal comma 1, i comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l’arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell’acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.

3. Per l’allestimento e l’impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull’adeguamento degli impianti, l’ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull’adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all’impianto delle attrezzature.

4. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l’esercizio delle funzioni delegate.

4bis. (Omissis)».

 

202. Modelli viventi nei licei artistici. — 1. Per l’assunzione dei modelli viventi nei licei artistici si applicano le disposizioni di cui all’articolo 275.

 

Capo VI

Istituzioni educative

 

203. Convitti nazionali. — 1. I convitti nazionali hanno per fine di curare l’educazione e lo sviluppo intellettuale e fisico dei giovani che vi sono accolti.

2. I predetti istituti hanno personalità giuridica pubblica e sono sottoposti alla tutela dei provveditori agli studi, cui sono inviati, per l’approvazione, gli atti e le deliberazioni dei consigli di amministrazione che sono indicati dal regolamento da emanarsi ai sensi dell’articolo 205.

3. L’amministrazione di ciascun convitto è affidata ad un consiglio di amministrazione, composto:

a) dal rettore (1), presidente;

b) da due delegati, l’uno dal consiglio provinciale e l’altro dal consiglio comunale del luogo dove ha sede il convitto, scelti dai consigli medesimi anche fuori del loro seno;

c) da due persone nominate dal Ministro della pubblica istruzione, una delle quali fra il personale direttivo e docente delle scuole medie frequentate dai convittori;

d) da un funzionario dell’amministrazione finanziaria, designato dal direttore dell’ufficio corrispondente alle soppresse intendenze di finanza secondo la tabella allegata al decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, n. 287 (2).

4. Il consiglio di amministrazione del convitto è nominato con decreto del Ministro della pubblica istruzione; esso dura in carica tre anni e può essere confermato. Il consigliere che senza giustificato motivo, non intervenga a tre adunanze consecutive, decade dal suo ufficio. Le funzioni di presidente e di consigliere sono gratuite.

5. Il consiglio di amministrazione può essere sciolto dal Ministro della pubblica istruzione quando, richiamato all’osservanza di obblighi imposti per legge, persista a violarli, o per altri gravi motivi; in tal caso, l’amministrazione dell’ente è affidata dallo stesso ministro ad un commissario straordinario. Le indennità da corrispondere al predetto commissario sono determinate dal decreto di nomina e poste a carico del bilancio dell’ente.

6. Il consiglio di amministrazione dei convitti approva il bilancio di previsione e delibera sul conto consuntivo, autorizza il rettore a stare in giudizio, cura a che tutte le spese siano fatte nei limiti del bilancio stesso, delibera sui contratti e le convenzioni, sulla misura delle rette e di ogni altra contribuzione, cura la conservazione e l’incremento del patrimonio, vigila sul personale e sul funzionamento dell’istituzione.

7. I componenti il consiglio di amministrazione sono responsabili verso l’istituto dei danni economici ad esso arrecati a seguito di inosservanza delle leggi e dei regolamenti con dolo o colpa grave.

8. I convitti possono richiedere, per la tutela dei loro interessi, e quando non trattisi di contestazioni con lo Stato, l’assistenza dell’Avvocatura dello Stato.

9. Ai convitti nazionali possono essere annesse scuole elementari, scuole medie ed istituti e scuole di istruzione secondaria superiore. Il rettore svolge, in tal caso, le funzioni di direzione delle scuole ed istituti annessi.

10. Ad ogni convitto nazionale è concesso il gratuito perpetuo uso degli immobili dello Stato posti a servizio dell’istituto medesimo, qualunque sia l’epoca in cui l’assegnazione è stata realizzata. Le opere di manutenzione ordinaria degli immobili statali concessi in uso fanno carico al Ministero dei lavori pubblici.

11. Ai fini dell’esenzione da imposte e tasse, gli istituti statali di educazione sono equiparati ad ogni effetto alle amministrazioni dello Stato.

12. Agli istituti tecnici ed agli istituti professionali e particolarmente a quelli ad indirizzo agrario possono essere annessi convitti per alunni che frequentano l’istituto. L’amministrazione di detti convitti è affidata al consiglio di istituto ed alla sua giunta esecutiva, secondo le rispettive attribuzioni. Ai convitti predetti, ai fini di una razionale utilizzazione delle loro strutture e del personale in servizio, possono essere ammessi anche studenti provenienti da scuole ed istituti di istruzione secondaria superiore diversi da quelli cui i convitti stessi sono annessi, purché ciò non comporti modifiche alla consistenza organica del personale in servizio.

 

(1) Per l’inquadramento giuridico del personale direttivo si veda il CCNL per il personale dirigente valido per il quadriennio normativo 2002-2005 e per il 1° biennio economico 2002-2003.

(2) Il D.P.R. 27-3-1992, n. 287 reca: Regolamento degli uffici e del personale del Ministero delle Finanze.

 

204. Educandati femminili dello Stato ed istituti pubblici di educazione femminile. — 1. Gli educandati femminili dello Stato hanno per fine di curare l’educazione e lo sviluppo intellettuale e fisico delle giovani che vi sono accolte.

2. Ai predetti istituti è attribuita personalità giuridica pubblica; essi sono sottoposti alla tutela dei provveditori agli studi, cui sono inviati per l’approvazione, gli atti e le deliberazioni dei consigli di amministrazione, che saranno indicati dal regolamento da emanarsi ai sensi dell’articolo 205.

3. L’amministrazione di ciascun educandato è affidata ad un consiglio di amministrazione, composto da un presidente e due consiglieri, salvo diversa disposizione dello statuto e salvo aggregazione, deliberata dallo stesso consiglio, di altri due membri designati da opere od enti di assistenza e previdenza che assumano l’obbligo di affidare all’educandato un ragguardevole numero di giovani; alle sedute del consiglio partecipa, con voto consultivo, la direttrice (1) dell’educandato, la cui presenza è prescritta, ai fini della validità della seduta, quando si tratti dell’ordinamento e dell’andamento educativo e didattico dell’istituto; le proposte della direttrice in questa materia, qualora non siano state accolte, saranno allegate, insieme alle sue osservazioni, al verbale da sottoporsi all’autorità vigilante.

4. Il consiglio di amministrazione dell’educandato è nominato con decreto del Ministro della pubblica istruzione; esso dura in carica tre anni e può essere confermato. Le funzioni di presidente e di consigliere sono gratuite. Quando un membro del consiglio di amministrazione cessi dalla carica, per qualsiasi motivo, durante il triennio, si procede alla sua sostituzione, limitatamente al rimanente periodo.

5. Il consiglio di amministrazione può essere sciolto dal Ministro della pubblica istruzione quando, richiamato all’osservanza di obblighi imposti per legge, persista a violarli, o per altri gravi motivi; in tal caso, l’amministrazione dell’ente è affidata dallo stesso ministro, per la durata massima di un anno, ad un commissario straordinario. Le indennità da corrispondere al predetto commissario sono determinate dal decreto di nomina e poste a carico del bilancio dell’ente.

6. Il consiglio di amministrazione degli educandati delibera uno statuto che contiene le norme relative alla costituzione ed al funzionamento del consiglio di amministrazione stesso, all’amministrazione del patrimonio ed all’ammissione delle allieve, ferma restando l’osservanza dei principi informativi delle originarie tavole di fondazione. Lo statuto è approvato con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro, sentito il Consiglio di Stato.

7. Il consiglio di amministrazione delibera sul bilancio di previsione, sul conto consuntivo, sui contratti e convenzioni di qualsiasi natura, sulla misura delle rette e di ogni altra contribuzione e sulle azioni da promuovere o sostenere in giudizio; cura la conservazione e l’incremento del patrimonio; vigila direttamente sulla direttrice e, per suo tramite, sul restante personale di ogni categoria e grado e sul funzionamento del convitto e delle scuole, ed esercita tutte le altre attribuzioni affidategli dalle leggi, dai regolamenti e dagli statuti.

8. Agli educandati femminili dello Stato possono essere annesse scuole elementari, scuole medie ed istituti e scuole di istruzione secondaria superiore. La direttrice svolge, in tal caso, le funzioni di direzione delle scuole ed istituti annessi.

9. Per l’assistenza da parte dell’Avvocatura dello Stato, si applica agli educandati femminili dello Stato quanto previsto per i convitti nazionali.

10. Ad ogni educandato femminile statale è concesso il gratuito perpetuo uso degli immobili dello Stato posti a servizio dell’istituto medesimo, qualunque sia l’epoca in cui l’assegnazione è stata realizzata. Le opere di manutenzione ordinaria degli immobili statali concessi in uso fanno carico al Ministero dei lavori pubblici.

11. Ai fini dell’esenzione da imposte e tasse, gli istituti statali di educazione sono equiparati ad ogni effetto alle amministrazioni dello Stato.

12. Il presente articolo si applica, oltre che agli educandati femminili dello Stato, agli altri istituti pubblici di educazione femminile di cui al regio decreto 1° ottobre 1931, n. 1312 (2), e successive modificazioni, salvo che per quelle disposizioni che siano riferibili esclusivamente ad istituzioni statali.

13. La direzione dell’Educandato statale di Napoli è affidata ad un direttore didattico o ad un preside delle scuole annesse.

 

(1) V. nota 1 sub art. 396.

(2) Nelle tabelle 1, 2, 3 e 4 allegate al predetto decreto è riportato l’elenco degli educandati femminili dello Stato e gli altri istituti pubblici di educazione femminile.

 

Tabella n. 1

 

Reali educandati

01.     Reale educandato della «SS. Annunziata», Firenze.

02.     Reale educandato delle Fanciulle, Milano.

03.     Reale educandato di «S. Benedetto», Montagnana.

04.     Reale educandato, «Maria Adelaide», Palermo.

05.     Reale educandato «Uccellis», Udine.

06.     Reale educandato «Agli Angeli», Verona.

07.     Educandato statale di Napoli.

 

Tabella n. 2

 

Conservatori della Toscana

01.     Conservatorio di S. Caterina, Arezzo.

02.     Conservatorio di S. Elisabetta, Barga (Lucca).

03.     Conservatorio di S. Andrea, Bibbenia (Arezzo).

04.     Conservatori di S. Caterina da Siena, Pieve di Camaiore-Camaiore (Lucca).

05.     Conservatorio di S. Chiara, Castiglion Fiorentino (Arezzo).

06.     Conservatorio di S. Stefano, Chiusi (Siena).

07.     Conservatorio di S. Pietro, Colle Val D’Elsa (Siena).

08.     Conservatorio di S. Francesco di Sales, Cortona (Arezzo).

09.     Conservatorio della SS. Annunziata, Empoli (Firenze).

10.     Conservatorio delle Mantellate, Firenze.

11.     Conservatorio di S. Maria degli Angeli, Firenze.

12.     Conservatorio delle Stabilite, S. Pietro a Monticelli (Firenze).

13.     Conservatorio di S. Ponziano, Lucca.

14.     Conservatorio di S. Francesco, Lucignano (Arezzo).

15.     Conservatorio di S. Caterina, Montalcino (Siena).

16.     Conservatorio «Carmignani-Pelegrini», Montecarlo (Lucca).

17.     Conservatorio di S. Girolamo, Montepulciano (Siena).

18.     Conservatorio di S. Marta, Montopoli Valdarno (Pisa).

19.     Conservatorio di S. Michele, Pescia (Pistoia).

20.     Conservatorio di S. Carlo Borromeo, Pienza (Siena).

21.     Conservatorio di S. Leone, Pietrasanta (Lucca).

22.     Conservatorio di S. Anna, Pisa.

23.     Conservatorio di S. Giovanni Battista, Pistoia.

24.     Conservatorio di S. Francesco e S. Domenico in Piteglio Popiglio (Pistoia).

25.     Conservatorio di S. Nicol, Prato (Firenze).

26.     Conservatorio di S. Maria della Neve, Quadalto — Palazzuolo di Romagna (Firenze).

27.     Conservatorio di S. Maria del Giglio, Sambuca Pistoiese (Pistoia).

28.     Conservatorio di S. Chiara, S. Gimignano (Siena).

29.     Conservatorio della SS. Annunziata, S. Giovanni Valdarno (Arezzo).

30.     Conservatorio di S. Caterina, S. Marcello Pistoiese (Pistoia).

31.     Conservatorio di S. Chiara, S. Miniato (Pisa).

32.     Conservatorio di S. Bartolomeo, S. Sepolcro (Arezzo).

33.     Conservatorio delle Montalve alla Quiete, Sesto Fiorentino (Firenze).

34.     Conservatori Riuniti di Siena.

35.     Conservatorio di S. Luigi, Volpignano (Massa).

36.     Conservatorio di S. Lino in S. Pietro, Volterra (Pisa).

 

Tabella n. 3

 

Collegi di Maria della Sicilia

 

01.     Acireale (Catania).

02.     Alessandria della Rocca (Agrigento).

03.     Altofonte (Palermo).

04.     Avola (Siracusa).

05.     Bisacquino (Palermo).

06.     Caltabellotta (Agrigento).

07.     Castelvetrano (Trapani).

08.     Centuripe (Enna).

09.     Chiaramonte Gulfi (Ragusa).

10.     Enna.

11.     Leonforte (Enna).

12.     Melilli (Siracusa).

13.     Menfi (Agrigento).

14.     Mineo (Catania).

15.     Misterbianco (Catania).

16.     Naro (Agrigento).

17.     Nicosia (Enna).

18.     Petralia Sottana (Palermo).

19.     Polizzi Generosa (Palermo).

20.     Prizzi (Palermo).

21.     Racalmuto (Agrigento).

22.     Salaparuta (Trapani).

23.     S. Stefano Quisquina (Agrigento).

24.     Sortino (Siracusa).

25.     Torretta (Palermo).

26.     Vallelunga (Caltanisetta).

27.     Vizzini (Catania).

 

Tabella n. 4

 

Altri istituti pubblici femminili di educazione

01.     Conservatorio di S. Rosalia, Atrani - Amalfi (Salerno).

02.     Educatorio di Sant’Alfonso de’ Liguori, Colletorto (Campobasso).

03.     Educandato di N.S. della Provvidenza, Genova.

04.     Istituto di S. Giulia, detto del Paradisino, Livorno.

05.     Istituto «De Pino Matrone Jannini», Maratea (Potenza).

06.     Collegio di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, Napoli - S. Giovanni a Teduccio.

07.     Istituto Froebeliano «Vittorio Emanuele II», Napoli.

08.     Istituto Mondragone, Napoli.

09.     Istituto «Suor Orsola Benincasa», Napoli.

10.     Educatorio di S. Anna, Perugia.

11.     Collegio di S. Agostino, Piacenza.

12.     Collegio della Visitazione, S. Giorgio del Sannio (Benevento).

13.     Conservatorio dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, S. Maria Capua Vetere (Napoli).

14.     Conservatorio «Corradini», Sezze (Roma).

15.     Istituto «SS. Trinità e Paradiso», Vico Equense (Napoli).

 

Capo VII

Materie demandate

alla disciplina regolamentare

 

205. Regolamenti. — 1. Con propri decreti da adottarsi secondo la procedura prevista dall’articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Ministro della pubblica istruzione emana uno o più regolamenti per l’esecuzione delle disposizioni relative agli scrutini ed agli esami. Il Ministro della pubblica istruzione determina annualmente, con propria ordinanza, le modalità organizzative degli scrutini ed esami stessi.

2. Con uno o più regolamenti, da adottarsi, secondo la procedura di cui al comma 1, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro, sono determinate le materie di insegnamento, con il relativo quadro orario, e l’eventuale articolazione in indirizzi e sezioni di quei tipi di istituto o scuola per i quali essa sia prevista, nonché l’istituzione di corsi di specializzazione di durata annuale negli istituti tecnici ad indirizzo agrario e di corsi di perfezionamento negli istituti tecnici ad indirizzo industriale, sempreché sia possibile far fronte alla relativa spesa con i fondi disponibili nei bilanci degli istituti stessi. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono definiti i programmi di insegnamento. È fatto salvo, per gli istituti professionali, quanto previsto dall’articolo 60, comma 3.

2bis. Per ottimizzare le risorse disponibili nell’ambito della programmazione regionale dell’offerta formativa integrata fra istruzione e formazione professionale di cui all’articolo 138 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, i corsi di specializzazione e perfezionamento di cui al comma 2 possono essere istituiti in tutti gli istituti di istruzione secondaria superiore nell’ambito delle attuali disponibilità di bilancio (1).

3. Per gli istituti aventi finalità ed ordinamento speciali gli indirizzi, le sezioni e le materie di insegnamento, con il relativo quadro orario, sono determinati con il decreto che provvede alla loro istituzione.

4. Il Ministro della pubblica istruzione stabilisce, con proprio decreto, la validità dei titoli di maturità conseguiti negli istituti professionali che non abbiano analogo indirizzo negli istituti tecnici.

5. Con uno o più regolamenti da adottarsi, secondo la procedura di cui al comma 1, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro, sono dettate norme per il funzionamento dei convitti nazionali, degli educandati femminili dello Stato e delle altre istituzioni educative statali, nonché per la definizione delle modalità con le quali il personale docente delle scuole e degli istituti annessi partecipa allo svolgimento di particolari attività formative da realizzare nell’ambito dell’istituzione educativa.

6. Fino all’emanazione delle norme di cui al presente articolo restano ferme le disposizioni vigenti.

 

(1) Comma inserito ex art. 26, co. 15, L. 23-12-1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo).

 

Titolo VI

Istruzione artistica

 

206. Istituti di istruzione artistica. (1) — 1. L’istruzione artistica è impartita:

a) negli istituti d’arte;

b) nei licei artistici;

[c) negli istituti superiori di istruzione artistica, intendendosi in essi compresi le accademie di belle arti, gli istituti superiori per le industrie artistiche, i conservatori di musica e le accademie nazionali di arte drammatica e di danza] (2).

2. Gli istituti ed enti che hanno il fine di promuovere l’istruzione artistica sono sottoposti alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione, che la esercita attraverso i provveditori agli studi per quanto concerne gli istituti di cui alle lettere a) e b) del comma l e direttamente per quanto concerne gli istituti di cui alla lettera c) del medesimo comma 1.

3. Gli istituti d’arte ed i licei artistici sono disciplinati, fatto salvo quanto previsto nel presente titolo per tutti gli istituti di istruzione artistica, dalle norme del presente testo unico concernenti gli istituti di istruzione secondaria superiore di cui all’articolo 191.

4. Gli istituti di istruzione artistica non statali possono ottenere il riconoscimento legale o il pareggiamento, secondo le disposizioni della parte seconda, titolo ottavo.

 

(1) Ai sensi dell’art. 31, co. 2, D.Lgs. 17-10-2005, n. 226 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53), le presenti disposizioni continuano ad applicarsi limitatamente alle classi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi iscritti, e sono abrogate a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle predette classi.

(2) La presente lettera si intende abrogata ex art. 14, D.P.R. 8-7-2005, n. 212 (Regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell’articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508) a far data, per ciascuna istituzione, dall’emanazione del regolamento didattico di cui all’art. 10 del medesimo decreto.

 

Capo I

Accademie di belle arti (1)

 

(1) Si riporta l’art. 21, comma 11, della L. 15-3-1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa): «21. — 11. Con regolamento adottato ai sensi del comma 2 sono altresì attribuite la personalità giuridica e l’autonomia alle Accademie di belle arti, agli Istituti superiori per le industrie artistiche, ai Conservatori di musica, alle Accademie nazionali di arte drammatica e di danza, secondo i principi contenuti nei commi 8, 9 e 10 e con gli adattamenti resi necessari dalle specificità proprie ditali istituzioni».

In attuazione della citata delega è stata emanata la L. 21-12-1999, n. 508 (Riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati) di cui si riporta l’art. 2: «2. Alta formazione e specializzazione artistica e musicale. — 1. Le Accademie di belle arti, l’Accademia nazionale di arte drammatica e gli ISIA, nonché, con l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 2, i Conservatori di musica, l’Accademia nazionale di danza e gli Istituti musicali pareggiati costituiscono, nell’ambito delle istituzioni di alta cultura cui l’articolo 33 della Costituzione riconosce il diritto di darsi ordinamenti autonomi, il sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale. Le predette istituzioni sono disciplinate dalla presente legge, dalle norme in essa richiamate e dalle altre norme che vi fanno espresso riferimento.

2. I Conservatori di musica, l’Accademia nazionale di danza e gli Istituti musicali pareggiati sono trasformati in Istituti superiori di studi musicali e coreutici, ai sensi del presente articolo.

3. Il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica esercita, nei confronti delle istituzioni di cui all’articolo 1, poteri di programmazione, indirizzo e coordinamento sulla base di quanto previsto dal titolo I della legge 9 maggio 1989, n. 168, e nel rispetto dei princìpi di autonomia sanciti dalla presente legge.

4. Le istituzioni di cui all’articolo 1 sono sedi primarie di alta formazione, di specializzazione e di ricerca nel settore artistico e musicale e svolgono correlate attività di produzione. Sono dotate di personalità giuridica e godono di autonomia statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile ai sensi del presente articolo, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, ma comunque nel rispetto dei relativi princìpi.

5. Le istituzioni di cui all’articolo 1 istituiscono e attivano corsi di formazione ai quali si accede con il possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado, nonché corsi di perfezionamento e di specializzazione. Le predette istituzioni rilasciano specifici diplomi accademici di primo e secondo livello, nonché di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca in campo artistico e musicale. Ai titoli rilasciati dalle predette istituzioni si applica il comma 5 dell’articolo 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, previo parere del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale (CNAM), di cui all’articolo 3, sono dichiarate le equipollenze tra i titoli di studio rilasciati ai sensi della presente legge e i titoli di studio universitari al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso.

6. Il rapporto di lavoro del personale delle istituzioni di cui all’articolo 1 è regolato contrattualmente ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni e integrazioni, nell’ambito di apposito comparto articolato in due distinte aree di contrattazione, rispettivamente per il personale docente e non docente. Limitatamente alla copertura dei posti in organico che si rendono disponibili si fa ricorso alle graduatorie nazionali previste dall’articolo 270, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, come modificato dall’articolo 3, comma 1, della legge 3 maggio 1999, n. 124, le quali, integrate in prima applicazione a norma del citato articolo 3, comma 2, sono trasformate in graduatorie ad esaurimento. Per le esigenze didattiche derivanti dalla presente legge cui non si possa far fronte nell’ambito delle dotazioni organiche, si provvede esclusivamente mediante l’attribuzione di incarichi di insegnamento di durata non superiore al quinquennio, rinnovabili, anche ove temporaneamente conferiti a personale incluso nelle predette graduatorie nazionali. Dopo l’esaurimento di tali graduatorie, gli incarichi di insegnamento sono attribuiti con contratti di durata non superiore al quinquennio, rinnovabili. I predetti incarichi di insegnamento non sono comunque conferibili al personale in servizio di ruolo. Il personale docente e non docente, in servizio nelle istituzioni di cui all’articolo 1 alla data di entrata in vigore della presente legge con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, è inquadrato presso di esse in appositi ruoli ad esaurimento, mantenendo le funzioni e il trattamento complessivo in godimento. Salvo quanto stabilito nel secondo e nel terzo periodo del presente comma, nei predetti ruoli ad esaurimento è altresì inquadrato il personale inserito nelle graduatorie nazionali sopraindicate, anche se assunto dopo la data di entrata in vigore della presente legge.

7. Con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica di concerto con il Ministro della pubblica istruzione, sentiti il CNAM e le competenti Commissioni parlamentari, le quali si esprimono dopo l’acquisizione degli altri pareri previsti per legge, sono disciplinati:

a) i requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica delle istituzioni e dei docenti;

b) i requisiti di idoneità delle sedi;

c) le modalità di trasformazione di cui al comma 2;

d) i possibili accorpamenti e fusioni, nonché le modalità di convenzionamento con istituzioni scolastiche e universitarie e con altri soggetti pubblici e privati;

e) le procedure di reclutamento del personale;

f) i criteri generali per l’adozione degli statuti di autonomia e per l’esercizio dell’autonomia regolamentare;

g) le procedure, i tempi e le modalità per la programmazione, il riequilibrio e lo sviluppo dell’offerta didattica nel settore;

h) i criteri generali per l’istituzione e l’attivazione dei corsi, ivi compresi quelli di cui all’articolo 4, comma 3, per gli ordinamenti didattici e per la programmazione degli accessi;

i) la valutazione dell’attività delle istituzioni di cui all’articolo 1.

8. I regolamenti di cui al comma 7 sono emanati sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) valorizzazione delle specificità culturali e tecniche dell’alta formazione artistica e musicale e delle istituzioni del settore, nonché definizione di standard qualitativi riconosciuti in ambito internazionale;

b) rapporto tra studenti e docenti, nonché dotazione di strutture e infrastrutture, adeguati alle specifiche attività formative;

c) programmazione dell’offerta formativa sulla base della valutazione degli sbocchi professionali e della considerazione del diverso ruolo della formazione del settore rispetto alla formazione tecnica superiore di cui all’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, e a quella universitaria, prevedendo modalità e strumenti di raccordo tra i tre sistemi su base territoriale;

d) previsione, per le istituzioni di cui all’articolo 1, della facoltà di attivare, fino alla data di entrata in vigore di specifiche norme di riordino del settore, corsi di formazione musicale o coreutica di base, disciplinati in modo da consentirne la frequenza agli alunni iscritti alla scuola media e alla scuola secondaria superiore;

e) possibilità di prevedere, contestualmente alla riorganizzazione delle strutture e dei corsi esistenti e, comunque, senza maggiori oneri per il bilancio dello Stato, una graduale statizzazione, su richiesta, degli attuali Istituti musicali pareggiati e delle Accademie di belle arti legalmente riconosciute, nonché istituzione di nuovi musei e riordino di musei esistenti, di collezioni e biblioteche, ivi comprese quelle musicali, degli archivi sonori, nonché delle strutture necessarie alla ricerca e alle produzioni artistiche. Nell’ambito della graduale statizzazione si terrà conto, in particolare nei capoluoghi sprovvisti di istituzioni statali, dell’esistenza di Istituti non statali e di Istituti pareggiati o legalmente riconosciuti che abbiano fatto domanda, rispettivamente, per il pareggiamento o il legale riconoscimento, ovvero per la statizzazione, possedendone i requisiti alla data di entrata in vigore della presente legge;

f) definizione di un sistema di crediti didattici finalizzati al riconoscimento reciproco dei corsi e delle altre attività didattiche seguite dagli studenti, nonché al riconoscimento parziale o totale degli studi effettuati qualora lo studente intenda proseguirli nel sistema universitario o della formazione tecnica superiore di cui all’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144;

g) facoltà di convenzionamento, nei limiti delle risorse attribuite a ciascuna istituzione, con istituzioni scolastiche per realizzare percorsi integrati di istruzione e di formazione musicale o coreutica anche ai fini del conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore o del proseguimento negli studi di livello superiore;

h) facoltà di convenzionamento, nei limiti delle risorse attribuite a ciascuna istituzione, con istituzioni universitarie per lo svolgimento di attività formative finalizzate al rilascio di titoli universitari da parte degli atenei e di diplomi accademici da parte delle istituzioni di cui all’articolo 1;

i) facoltà di costituire, sulla base della contiguità territoriale, nonché della complementarietà e integrazione dell’offerta formativa, Politecnici delle arti, nei quali possono confluire le istituzioni di cui all’articolo 1 nonché strutture delle università. Ai Politecnici delle arti si applicano le disposizioni del presente articolo;

l) verifica periodica, anche mediante l’attività dell’Osservatorio per la valutazione del sistema universitario, del mantenimento da parte di ogni istituzione degli standard e dei requisiti prescritti; in caso di non mantenimento da parte di istituzioni statali, con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica le stesse sono trasformate in sedi distaccate di altre istituzioni e, in caso di gravi carenze strutturali e formative, soppresse; in caso di non mantenimento da parte di istituzioni pareggiate o legalmente riconosciute, il pareggiamento o il riconoscimento è revocato con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica.

9. Con effetto dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari di cui al comma 7 sono abrogate le disposizioni vigenti incompatibili con esse e con la presente legge, la cui ricognizione è affidata ai regolamenti stessi».

Le predette disposizioni regolamentari sono contenute nel D.P.R. 28-2-2003, n. 132.

 

[207. Finalità. — 1. Le Accademie di belle arti hanno il fine di preparare all’esercizio dell’arte.

2. Nelle accademie si svolgono i corsi di pittura, scultura, decorazione e scenografia.

3. I corsi hanno durata di quattro anni.

4. All’accademia di belle arti si accede con esame di ammissione e con il possesso di un titolo di studio di istruzione secondaria superiore.

5. Non sono sottoposti ad esame di ammissione gli aspiranti in possesso della licenza di maestro d’arte, del diploma di maturità di arte applicata o del diploma di maturità artistica-prima sezione.

6. Allo stesso corso dell’accademia non si può essere iscritti per più di cinque anni.

7. I diplomi di licenza dei corsi di studio dell’accademia di belle arti hanno valore di qualifica accademica. Essi sono inoltre titoli validi per l’ammissione ai concorsi a cattedre di insegnamento negli istituti di istruzione secondaria, secondo quanto previsto dall’articolo 402] (1).

 

(1) Il presente articolo si intende abrogato, limitatamente alle Accademie, ex art. 14, D.P.R. 8-7-2005, n. 212 (Regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell’articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508) a far data, per ciascuna istituzione, dall’emanazione del regolamento didattico di cui all’art. 10 del medesimo decreto.

 

[208. Insegnamenti. — 1. Nel corso di pittura si impartiscono gli insegnamenti fondamentali delle seguenti materie: figura disegnata e dipinta, tecniche del disegno e della pittura, tecniche dell’incisione, pittura, anatomia artistica, storia dell’arte e del costume.

2. Nel corso di scultura si impartiscono gli insegnamenti fondamentali delle seguenti materie: figura disegnata e modellata, tecniche del disegno, della plastica e della scultura, tecniche della scultura applicata, scultura, anatomia artistica, storia dell’arte e del costume.

3. Nel corso di decorazione si impartiscono gli insegnamenti fondamentali delle seguenti materie: tecniche del disegno e della composizione decorativa, tecniche dell’incisione, decorazione, plastica ornamentale, anatomia artistica, anatomia degli animali, storia dell’arte e del costume.

4. Nel corso di scenografia si impartiscono gli insegnamenti fondamentali di scenografia, stile, storia dell’arte e storia del costume.

5. Oltre gli insegnamenti di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 sono impartiti gli insegnamenti complementari di cui all’articolo 261, comma 2, lettera a)] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 207.

 

[209. Insegnamento delle materie artistiche. — 1. L’insegnamento delle materie artistiche nei corsi di pittura, scultura, decorazione, scenografia è impartito, nel limite del numero degli alunni di cui all’articolo 265, comma 1, cumulativamente a tutti gli alunni dal rispettivo docente] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 207.

 

[210. Insegnamento delle materie di cultura. — 1. Per le materie di cultura, gli insegnamenti sono impartiti di regola separatamente agli alunni di ciascun anno di corso. Sono riuniti in unica classe soltanto gli alunni di quegli anni dello stesso corso o di corsi diversi fra i quali vi sia identità di programma, sempre che non eccedano il numero di trentacinque] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 207.

 

[211. Insegnamenti della storia dell’arte e dell’anatomia artistica. — 1. Gli insegnamenti della storia dell’arte e dell’anatomia artistica debbono sempre impartirsi separatamente agli alunni dei due ultimi anni di ciascuno dei corsi di pittura, scultura, decorazione. La stessa disposizione si applica per l’insegnamento della storia dell’arte nel corso di scenografia] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 207.

 

[212. Direttore. — 1. Ad ogni accademia è preposto, con incarico conferito dal Ministero ad uno dei docenti dell’accademia stessa, un direttore, che sovrintende all’andamento amministrativo didattico, artistico e disciplinare dell’istituto] (1).

[2. L’incarico ha la durata di due anni e può essere confermato] (1).

3. L’incarico può essere conferito, in via eccezionale, anche a persona che, per opere compiute o per insegnamenti dati, sia venuta in meritata fama di singolare perizia nella sua arte.

[4. Il direttore provvede, per quanto di sua competenza all’attuazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e risponde del regolare funzionamento della Accademia direttamente al Ministero. Egli compila annualmente una relazione da inviare al Ministero della pubblica istruzione] (1).

[5. Il direttore, designa, all’inizio dell’anno scolastico, il docente chiamato a sostituirlo nell’esercizio delle funzioni amministrative, didattiche e disciplinari, in caso di assenza o di impedimento] (1).

 

(1) Comma abrogato ex D.P.R. 28-2-2003, n. 132 (Regolamento recante criteri per l’autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa delle istituzioni artistiche e musicali).

 

[213. Collegio dei docenti. — 1. Il collegio dei docenti è composto dal direttore, che lo presiede, dai docenti e dagli assistenti dell’Accademia.

2. Il collegio dei docenti assiste il direttore nell’esercizio delle funzioni didattiche, artistiche e disciplinari.

3. Nelle accademie ove sono costituiti, secondo i particolari statuti di cui all’articolo 255, comma 1, collegi accademici, i membri del collegio accademico si aggregano al collegio dei docenti ogni qualvolta debbano trattarsi argomenti sui quali il collegio accademico abbia competenza a norma dello statuto] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 28-2-2003, n. 132.

 

214. Assistenti. — 1. In corrispondenza delle singole cattedre relative agli insegnamenti fondamentali presso le accademie di belle arti è previsto un posto di assistente.

2. L’assistente svolge attività didattica coadiuvando il docente della cattedra in corrispondenza della quale è istituito il posto.

2bis. Gli assistenti fanno parte delle commissioni d’esame (1).

3. L’orario settimanale obbligatorio dell’assistente è di 16 ore.

4. L’assistente può essere trasferito ad altra cattedra della stessa materia o di materia affine, anche in altra sede, su domanda dell’interessato.

 

(1) Comma così inserito ­ex art. 11, co. 1, lett. b) della L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico).

 

215. Scuole operaie e scuole libere del nudo. — 1. Presso le accademie di belle arti possono essere istituite scuole operaie serali e festive e scuole libere del nudo.

2. Nelle dette scuole gli insegnamenti sono impartiti da docenti di ruolo o, in mancanza, da supplenti.

 

[216. Ordinamento amministrativo. — 1. L’ordinamento amministrativo delle accademie di belle arti è disciplinato dalle disposizioni di cui al capo VI del presente titolo] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 213.

 

Capo II

Istituti superiori

per le industrie artistiche (1)

 

(1) V. nota (1) sub Capo I di questo Titolo.

 

[217. Istituti superiori per le industrie artistiche. — 1. Con il concorso degli enti locali il Ministero della pubblica istruzione può promuovere l’istituzione di istituti superiori per le industrie artistiche con il fine di raccogliere ed integrare gli insegnamenti e le esercitazioni relative alle tecniche delle varie arti, alle nozioni pratiche e teoriche necessarie per il buon andamento di una industria, alle cognizioni di cultura generale indispensabili per assumere funzioni tecniche e direttive in una industria artistica.

2. A tali istituti si accede, nei limiti dei posti disponibili, con il possesso del diploma di istituto di istruzione secondaria superiore con corso di studi di durata quinquennale.

3. Lo Stato può assumere a suo carico la metà della spesa occorrente per l’istituzione e il mantenimento di questi istituti.

4. Fatto salvo quanto previsto nel presente articolo, agli istituti superiori per le industrie artistiche si applicano le disposizioni relative alle accademie di belle arti] (1).

 

(1) Il presente articolo si intende abrogato, limitatamente alle Accademie, ex art. 14, D.P.R. 8-7-2005, n. 212 (Regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell’articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508) a far data, per ciascuna istituzione, dall’emanazione del regolamento didattico di cui all’art. 10 del medesimo decreto.

 

Capo III

Accademie nazionali

di arte drammatica e di danza (1)

 

(1) V. nota (1) sub Capo I di questo Titolo.

 

Sezione I

Accademia nazionale

di arte drammatica

 

[218. Finalità. — 1. L’Accademia nazionale d’arte drammatica, con sede in Roma, ha il fine di formare attori e registi del teatro drammatico.

2. Il funzionamento dell’accademia è disciplinato con regolamento governativo adottato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400.

3. Oltre agli insegnamenti fondamentali nell’Accademia sono impartiti gli insegnamenti complementari di cui all’articolo 261, comma 2, lettera a)] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 217.

 

[219. Ammissione all’Accademia. — 1. Al primo anno di corso dell’Accademia si accede a seguito di esame] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 217.

 

[220. Direttore. — 1. All’Accademia è preposto un direttore, che sovraintende all’andamento didattico, artistico e disciplinare dell’accademia stessa] (1).

[2. Il direttore provvede, per quanto di sua competenza, all’attuazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e risponde del regolare funzionamento dell’Accademia direttamente al Ministero della pubblica istruzione. Egli compila, annualmente, una relazione da inviare al Ministero della pubblica istruzione].

[3. Il direttore designa, all’inizio dell’anno scolastico, il docente chiamato a sostituirlo, nelle funzioni didattiche e disciplinari, in caso di assenza o impedimento (1).

[4. Il direttore è assunto per pubblico concorso, per titoli ed esami] (1).

5. Il Ministro può in via eccezionale, conferire senza concorso il posto di direttore a persona che, per opere compiute o per insegnamenti dati, sia venuta in meritata fama di singolare perizia nella sua arte. Il Ministro può esonerare dal periodo di prova la persona così nominata.

[6. Il posto di direttore non coperto da titolare è affidato, dal dirigente preposto all’istruzione artistica, ad uno dei docenti dell’Accademia].

 

(1) V. nota (1) sub art. 212.

 

[221. Collegio dei docenti. — 1. Il collegio dei docenti è composto dal direttore, che lo presiede, e dai docenti dell’accademia.

2. Il collegio dei docenti esercita i compiti per esso previsti dallo statuto dell’Accademia, approvato con regio decreto 25 aprile 1938, n. 742] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 213.

 

[222. Ordinamento amministrativo. — 1. L’ordinamento amministrativo dell’Accademia è disciplinato dalle disposizioni di cui al capo VI del presente titolo] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 213.

 

223. Scritturazioni ed incarichi. — 1. Per l’insegnamento della regia e della recitazione, il direttore provvede a scritturare, previa deliberazione del consiglio di amministrazione, artisti di riconosciuto valore, mediante contratto di diritto privato. La relativa spesa è a carico del bilancio dell’Accademia.

2. Gli altri insegnamenti sono conferiti per pubblico concorso.

 

224. Ammissione in teatri e compagnie sovvenzionate dallo Stato. — 1. Ogni anno, i tre allievi che conseguano con le migliori classificazioni il diploma di licenza della Accademia d’arte drammatica, hanno diritto di essere ammessi, per un anno, in teatri e in compagnie sovvenzionate dallo Stato.

 

Sezione II

Accademia nazionale di danza

 

225. Corsi e finalità dell’Accademia. — 1. L’Accademia nazionale di danza comprende un corso normale, della durata di otto anni, con il fine di formare danzatori e danzatrici, un corso di perfezionamento, della durata di tre anni, per la formazione di solisti, docenti e compositori di danza ed un corso di avviamento coreutico, della durata di tre anni.

2. Il corso normale è diviso in tre periodi: periodo inferiore e periodo medio, ciascuno della durata di tre anni; periodo superiore, della durata di due anni.

3. L’ammissione al corso di avviamento coreutico e gli esami relativi al corso stesso sono disciplinati con regolamento ministeriale.

 

226. Ammissione ai corsi. — 1. Al primo anno del corso normale si accede a seguito di esame, con il possesso della licenza elementare.

2. Coloro che siano in possesso del diploma di danzatore possono iscriversi al corso di perfezionamento.

 

227. Attestati e diplomi. — 1. A coloro che abbiano superato tutti gli esami del secondo periodo è rilasciato l’attestato di compimento del periodo stesso.

2. A coloro che abbiano superato tutti gli esami del terzo periodo è rilasciato il diploma di danzatore.

3. A coloro che abbiano superato tutti gli esami del corso di perfezionamento è rilasciato il relativo diploma.

4. A coloro che abbiano superato l’esame al termine del corso di avviamento coreutico è rilasciato il relativo attestato.

5. Il collegio dei docenti può proporre al Ministero della pubblica istruzione il rilascio, in via eccezionale, del diploma di abilitazione di maestro di danza ad artisti italiani e stranieri che siano venuti in chiara fama di singolare perizia nella loro arte in campo internazionale.

 

228. Direttore. — [1. All’Accademia è preposto un direttore, che sovrintende all’andamento didattico, artistico e disciplinare dell’accademia stessa] (1).

[2. Il direttore provvede, per quanto di sua competenza, all’attuazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e risponde del regolare funzionamento dell’accademia direttamente al Ministero della pubblica istruzione. Egli compila, annualmente, una relazione da inviare al Ministero della pubblica istruzione] (1).

[3. Il direttore, sentito il collegio dei docenti, stabilisce lo svolgimento dei programmi di insegnamento e l’orario delle lezioni] (1).

[4. Il direttore designa, all’inizio dell’anno scolastico, il docente chiamato a sostituirlo nelle funzioni didattiche e disciplinari in caso di assenza o di impedimento] (1).

[5. Il direttore è assunto per pubblico concorso per titoli ed esami e deve essere compositore di danza di riconosciuto valore] (1).

[6. Il posto di direttore non coperto da titolare è affidato dal dirigente preposto all’istruzione artistica, per incarico temporaneo, ad uno dei docenti dell’accademia, su proposta del consiglio di amministrazione] (1).

7. Il Ministro può, in via eccezionale, conferire senza concorso il posto di direttore a persona che, per opere compiute o per insegnamenti dati, sia venuta in meritata fama di singolare perizia nella sua arte. Il Ministro può esonerare dal periodo di prova la persona così nominata.

 

(1) Comma abrogato ex D.P.R. 28-2-2003, n. 132 (Regolamento recante criteri per l’autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa delle istituzioni artistiche e musicali).

 

[229. Ordinamento amministrativo. — 1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 230 sulla composizione del consiglio di amministrazione, l’ordinamento amministrativo dell’Accademia è disciplinato dalle disposizioni di cui al capo VI del presente titolo] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 28-2-2003, n. 132.

 

[230. Composizione del consiglio di amministrazione. — 1. Il consiglio di amministrazione è composto:

a) dal presidente;

b) da due rappresentanti del Ministero della pubblica istruzione;

c) da due rappresentanti del dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, competente in materia di spettacolo;

d) da un rappresentante del Ministero del tesoro;

e) dal direttore;

f) da due rappresentanti del collegio dei docenti.

2. Le deliberazioni sono prese a maggioranza; in caso di parità di voti prevale il voto del presidente.

3. Il Consiglio di amministrazione viene nominato con decreto del Ministro per la pubblica istruzione, dura in carica tre anni e può essere confermato.

4. Le funzioni di tutti i componenti del Consiglio di amministrazione sono gratuite] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 229.

 

[231. Collegio dei docenti. — 1. Il collegio dei docenti, presieduto dal direttore, è composto da tutti i docenti dei corsi.

2. Esso tratta i problemi che rivestono un interesse didattico o disciplinare.

3. Gli altri problemi sono esaminati, sotto la presidenza del direttore, dai Consigli dei docenti distintamente per il corso normale ed il corso di perfezionamento] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 229.

 

232. Materie di insegnamento. — 1. Presso l’Accademia nazionale di danza vengono impartite lezioni delle seguenti materie artistiche e culturali:

Corso normale (otto anni):

Inferiore (3 anni):

tecnica della danza;

Medio (3 anni):

tecnica della danza; composizione della danza; solfeggio; storia dell’arte, 5° e 6° anno; storia della musica, 5° e 6° anno.

Superiore (2 anni):

tecnica della danza;

composizione della danza;

teoria della danza;

storia dell’arte;

storia della musica;

solfeggio;

Corso di perfezionamento (3 anni):

tecnica della danza;

composizione della danza;

teoria della danza;

storia dell’arte;

storia della musica;

storia della danza e del costume;

pianoforte (facoltativo).

2. Le materie del corso di avviamento coreutico sono stabilite con regolamento ministeriale.

3. Oltre agli insegnamenti di cui ai commi 1 e 2, nell’Accademia sono impartiti gli insegnamenti complementari di cui all’articolo 261, comma 2, lettera a).

 

233. Obblighi scolastici degli allievi. — 1. È fatto obbligo a tutti gli allievi dei corsi normali dell’Accademia Nazionale di danza di frequentare la scuola media o un istituto di istruzione secondaria superiore.

2. Coloro che già frequentano scuole pubbliche o legalmente riconosciute o pareggiate, o che studiano privatamente, possono ottenere l’iscrizione ad anni successivi al 1°­ del corso normale a seconda degli anni di scuola secondaria già superati.

3. Presso tali scuole essi sono esentati dalla frequenza dei corsi di educazione fisica e dai relativi esami.

 

234. Personale del corso di perfezionamento. — 1. Il personale del corso di perfezionamento è scelto dal Consiglio di amministrazione tra artisti di riconosciuto valore ed è scritturato annualmente secondo le consuetudini vigenti per tale genere di contratti. Quando la scelta cada sul direttore o su docenti dell’Accademia la nomina sarà fatta con incarico annuale.

2. In ogni caso la retribuzione è fissata di volta in volta dal Consiglio di amministrazione e al pagamento di essa si provvede con le sovvenzioni concesse annualmente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento competente in materia di spettacolo.

 

235. Insegnamento della composizione e della tecnica della danza. — 1. Gli orari relativi alle materie di insegnamento impartite nell’Accademia sono stabiliti con i decreti concernenti le modalità ed i criteri per la determinazione degli organici, di cui all’articolo 265.

 

236. Pianisti accompagnatori. — 1. I pianisti accompagnatori coadiuvano i docenti degli insegnamenti in corrispondenza dei quali sono istituiti i posti di pianista, svolgendo la propria opera nei limiti delle direttive date dai docenti medesimi e dal direttore.

 

237. Sovvenzioni. — 1. Per le spese relative al saggio annuale ed alle assegnazioni delle borse di studio stabilite in numero complessivo di quindici, per i tre anni di corso, nonché per le retribuzioni degli insegnanti nel corso di perfezionamento sarà provveduto per ciascun esercizio finanziario, con apposite sovvenzioni concesse dal Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, competente in materia di spettacolo (1).

 

(1) In materia si veda il D.M. 21-5-2002, n. 188 (Regolamento recante criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività di danza, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163).

 

238. Obblighi particolari degli enti pubblici e degli enti sovvenzionati dallo Stato. — 1. Gli enti pubblici e gli enti sovvenzionati dallo Stato, i quali promuovano e organizzino spettacoli di danza o nei quali la danza abbia particolare rilievo, sono tenuti ad impiegare, nei corpi di ballo o nei gruppi danzatori o danzatrici, con preferenza, i diplomati della Accademia nazionale di danza o di scuole ad essa pareggiate.

2. Coloro che conseguano il diploma di danzatore sono ammessi, con facilitazioni da determinarsi e in quanto provvisti del diploma di istituto d’istruzione secondaria superiore, agli istituti preposti alla formazione dei docenti di educazione fisica negli istituti di istruzione secondaria.

3. Qualora una scuola per il conseguimento di detto titolo venga istituita presso l’Accademia di danza essa dovrà uniformarsi nell’ordinamento e nei programmi a quelli degli istituti di cui al comma 2.

 

Capo IV

Conservatori di musica (1)

 

(1) V. nota (1) sub Capo I di questo Titolo.

 

239. Finalità. — [1. I Conservatori di musica hanno per fine l’istruzione musicale] (1).

2. Al conservatorio di musica si accede con esame di ammissione.

3. I requisiti necessari per l’ammissione sono stabiliti con regolamento. Fino all’emanazione di nuove norme regolamentari al riguardo, si applicano le disposizioni del regio decreto 11 dicembre 1930, n. 1945 e successive modificazioni.

[4. Nel conservatorio di musica non si può ripetere più di una volta lo stesso anno di corso] (2).

[5. Presso i conservatori di musica funzionano le scuole medie annesse di cui articolo 174, al fine dell’assolvimento dell’obbligo scolastico] (1).

6. Restano ferme le norme particolari relative al conservatorio di musica di Bolzano, adottate in attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige.

 

(1) I presenti commi si intendono abrogati ex art. 14, D.P.R. 8-7-2005, n. 212 (Regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell’articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508) a far data, per ciascuna istituzione, dall’emanazione del regolamento didattico di cui all’art. 10 del medesimo decreto.

(2) Comma abrogato ex art. 11, co. 1, lett. c) della L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico).

 

240. Insegnamento nei conservatori di musica. — 1. L’insegnamento nei conservatori di musica è disciplinato con regolamento. Fino all’emanazione di nuove norme in materia, si applicano le disposizioni del regio decreto 11 dicembre 1930, n. 1945 e successive modificazioni.

2. All’elenco delle scuole di cui all’articolo 1, primo comma del regio decreto 11 dicembre 1930, n. 1945 è aggiunta la scuola di chitarra (1).

3. Oltre agli insegnamenti fondamentali, nei conservatori sono impartiti gli insegnamenti complementari di cui all’articolo 261, comma 2, lettera a).

 

(1) Si riporta l’art. 1, comma 1, del R.D. 11-12-1930, n. 1945 (Norme per l’ordinamento dell’istruzione musicale ed approvazione di nuovi programmi d’esame): «1. L’insegnamento nei regi conservatori di musica è impartito nelle singole scuole da cui ciascun istituto è costituito e che sono, di regola, le seguenti:

1. Scuola di composizione (armonia, contrappunto, fuga, composizione e strumentazione).

2. Scuola di organo e composizione organistica.

3. Scuola di canto: ramo per cantanti.

4. Scuola di pianoforte.

5. Scuola di arpa diatonica.

6. Scuola di violino.

7. Scuola di viola.

9. Scuola di violoncello.

10. Scuola di oboe.

11. Scuola di clarinetto.

12. Scuola di fagotto.

13. Scuola di flauto.

14. Scuola di corno.

15. Scuola di tromba e trombone.

16. Scuola di chitarra.

Saranno istituite, man mano che sarà possibile, anche le seguenti scuole:

a) Scuola di direzione d’orchestra.

b) Scuola di canto (ramo didattico)».

 

241. Direttore. — [1. Ad ogni conservatorio di musica è preposto un direttore, che sovrintende all’andamento didattico, artistico e disciplinare dell’istituto] (1).

[2. Il direttore provvede, per quanto di sua competenza, all’attuazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e risponde del regolare funzionamento del conservatorio direttamente al Ministero della pubblica istruzione. Egli compila, annualmente, una relazione da inviare al Ministero della pubblica istruzione] (1).

[3. Il direttore designa, all’inizio dell’anno scolastico, il docente chiamato a sostituirlo nelle funzioni didattiche e disciplinari in caso di assenza o di impedimento] (1).

[4. Il direttore è assunto per pubblico concorso, per titoli ed esami] (1).

5. Il Ministro può, in via eccezionale, conferire senza concorso i posti di direttore a persone che, per opere compiute o per insegnamenti dati, siano venuti in meritata fama di singolare perizia nella loro arte. Il Ministro può esonerare dal periodo di prova il personale così nominato.

[6. I posti di direttore non coperti da titolari sono affidati dal dirigente preposto all’istruzione artistica, per incarico temporaneo, ad uno dei docenti del conservatorio] (1).

 

(1) Comma abrogato ex D.P.R. 28-2-2003, n. 132.

 

[242. Collegio dei docenti. — 1. Il collegio dei docenti è composto dal direttore, che lo presiede, e dai docenti di ruolo e non di ruolo del conservatorio.

2. Il collegio dei docenti assiste il direttore in ordine all’andamento didattico, artistico e disciplinare del conservatorio] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 229.

 

[243. Ordinamento amministrativo. — 1. L’ordinamento amministrativo dei conservatori è disciplinato dalle disposizioni di cui al capo VI del presente titolo] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 229.

 

244. Conservatori di musica statizzati. — 1. I rapporti conseguenti alla statizzazione dei conservatori di musica sotto indicati restano definiti dalle convenzioni annesse alle rispettive leggi di statizzazione:

«G. Tardini» di Trieste (legge 13 marzo 1958, n. 248);

«Niccolò Paganini» di Genova e «Francesco Morlacchi» di Perugia (legge 22 marzo 1974, n. 111);

«F. E. Dall’Abaco» di Verona, «L. Canepa» di Sassari, «A. Vivaldi» di Alessandria, «U. Giordano» di Foggia, «L. D’Annunzio» di Pescara, «G. Frescobaldi» di Ferrara, «T. Schipa» di Lecce, «G. Nicolini» di Piacenza, «A. Venturi» di Brescia, e «C. Pollini» di Padova, liceo musicale pareggiato «A. Corelli» di Messina trasformato in sezione staccata del conservatorio di musica di Reggio Calabria (legge 8 agosto 1977, n. 663);

«V. Gianferri» di Trento (legge 13 agosto 1980, n. 473);

«S. Tomadini» di Udine (legge 6 agosto 1981, n. 466).

2. I rapporti conseguenti alla statizzazione dei conservatori di Bolzano, Cagliari e Pesaro sono definiti dalle convenzioni previste dalla legge 30 novembre 1930, n. 1968. Per il conservatorio di Bolzano resta salvo il disposto dell’art. 239, comma 6.

 

245. Disciplina della professione di maestro di canto. — 1. Nessuno può assumere il titolo di maestro di canto ed esercitare la relativa professione se non abbia conseguito in un conservatorio di musica statale o in un istituto musicale pareggiato il diploma di canto nel ramo didattico, salvo il disposto del comma 2.

2. Il docente di canto nei conservatori di musica statali e negli istituti musicali pareggiati e coloro che siano stati titolari delle cattedre di canto in tali istituti hanno diritto di assumere il titolo di maestro di canto e di esercitare la relativa professione ancorché siano sprovvisti del diploma di cui al comma 1.

3. È istituito un albo professionale dei maestri di canto. Le norme concernenti la formazione dell’albo, le condizioni e le modalità per l’iscrizione ed ogni altra norma per l’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo sono stabilite con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro.

4. Le norme di cui al presente articolo non si applicano a coloro che insegnano canto nel campo della musica religiosa o corale ovvero che insegnano musica e canto negli istituti di istruzione secondaria oppure si trovino in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento dell’educazione musicale nelle scuole medie, purché esercitino la loro attività entro i limiti del rispettivo insegnamento.

 

246. Disciplina delle professioni di docente di materie musicali in scuole di musica e di orchestrale. — 1. Nessuno può esercitare la professione di docente di materie musicali in istituti o scuole di musica, né fare parte di orchestre che si producono in luoghi pubblici o aperti al pubblico, se non abbia conseguito in un conservatorio di musica o in un istituto musicale pareggiato il titolo previsto rispettivamente ai commi 2 e 3.

2. Per esercitare la professione di docente di materie musicali in istituti o scuole di musica è prescritto il possesso del diploma relativo allo strumento o agli strumenti che formano la rispettiva materia d’insegnamento.

3. Per far parte delle orchestre di cui al comma 1 si richiede:

a) il diploma, quando si voglia far parte di orchestre sinfoniche o liriche;

b) l’attestato di compimento del periodo medio oppure, se il corso regolare di studi consti di due soli periodi, l’attestato di compimento del periodo inferiore, quando si voglia far parte di orchestre di operette.

4. Le orchestre della RAI - Radiotelevisione italiana - S.p.a. sono comprese, agli effetti della presente legge, nel novero delle orchestre sinfoniche o liriche.

5. Il diploma o l’attestato, rispettivamente a norma del presente articolo, debbono essere relativi allo strumento o agli strumenti che si vogliono suonare in orchestra.

6. Le disposizioni di cui al comma 1, non si applicano né ai luoghi di culto, e, in generale, agli istituti, collegi o convitti religiosi o che siano sotto la dipendenza di autorità ecclesiastiche, sempre che le rispettive attività artistiche è didattiche siano dirette a scopo di culto, né ai conservatori di musica e agli istituti pareggiati.

7. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano: alle orchestre dei caffè, cinematografi e delle sale da ballo, con un numero di persone non superiori a sei; alle orchestre costituite, in occasione di saggi scolastici, da allievi di istituzioni pubbliche di assistenza e di beneficenza di collegi o convitti; alle orchestre costituite per feste di beneficenza; alle bande musicali.

8. Coloro che ai sensi del presente articolo possono insegnare materie musicali o far parte di orchestre possono essere iscritti in appositi albi. Le norme concernenti la formazione degli albi, le condizioni per esservi iscritto, la determinazione dell’oggetto professionale e la disciplina sugli iscritti sono stabilite con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i ministri del tesoro e della pubblica istruzione.

 

247. Normalizzazione dell’intonazione di base degli strumenti musicali. — 1. Il suono di riferimento per l’intonazione di base degli strumenti musicali è la nota «La», la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 Hertz (HZ), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi.

2. È fatto obbligo agli istituti di istruzione musicale, alle istituzioni e organizzazioni, comunque sovvenzionate dallo Stato o da enti pubblici, che gestiscono e utilizzano orchestre o altri complessi strumentali, e all’ente concessionario del servizio pubblico radiotelevisivo, di adottare stabilmente come suono di riferimento per l’intonazione la nota «La», di cui al comma 1. Sono in ogni caso fatte salve le esigenze di ricerca e artistiche, quando non vengano eseguiti brani di musica e spettacoli lirici.

3. Per ottemperare a quanto disposto dai commi 1 e 2, è fatto obbligo di utilizzare per la intonazione strumenti di riferimento pratico (diapason a forchetta, regoli metallici, piastre, generatori elettronici, eccetera) tarati alla frequenza di 440 Hertz e dotati di relativo marchio di garanzia, indicante la frequenza prescritta. È ammessa la tolleranza, in più o in meno, non superiore a 0,5 Hertz.

4. I contributi dello Stato o degli enti pubblici sono condizionati anche alla comprovata osservanza delle norme del presente articolo.

5. L’utilizzazione di strumenti di riferimento non conformi alla norma di cui al comma 3 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria per ogni esemplare da lire centomila a lire un milione (1).

6. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono indicati gli istituti specializzati autorizzati a fornire la frequenza campione per la taratura degli strumenti di riferimento e ad esercitare funzioni di controllo.

7. All’attuazione delle norme del presente articolo si provvede con regolamento adottato dal Ministro della pubblica istruzione, di concerto con la Presidenza del Consiglio dei ministri.

 

(1) Nella conversione in euro si legga da euro 51 ad euro 516.

 

248. Accompagnatori al pianoforte. — 1. In corrispondenza delle singole cattedre di canto nei Conservatori di musica è istituito un posto di accompagnatore al pianoforte.

2. Gli accompagnatori al pianoforte coadiuvano i rispettivi docenti, svolgendo la propria opera nei limiti delle direttive date dai titolari e dai direttori.

 

Capo V

Alunni, esami e tasse

 

249. Alunni. — 1. Agli alunni degli istituti di cui al presente titolo si applicano, in materia disciplinare, le disposizioni relative agli alunni degli istituti di istruzione secondaria superiore (1). Le sanzioni disciplinari adottate dagli organi competenti sono comunicate al Ministero.

2. Negli istituti di cui al presente titolo gli stranieri sono iscritti all’anno di corso per il quale siano ritenuti idonei a giudizio del collegio dei docenti.

 

(1) Si veda il D.P.R. 24-6-1998, n. 249 (Regolamento recante lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria).

 

[250. Privatisti. — 1. Non può presentarsi all’esame di ammissione all’accademia di belle arti chi non abbia conseguito almeno quattro anni prima la licenza di scuola media.

2. I periodi di tempo che devono intercorrere fra gli esami che si svolgono nei conservatori di musica sono stabiliti con regolamento.

3. Le limitazioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano ai candidati che abbiano raggiunto il ventiduesimo anno di età.

4. All’esame di licenza dell’Accademia di belle arti non sono ammessi candidati privatisti] (1).

 

(1) Il presente articolo si intende abrogato, limitatamente alle Accademie, ex art. 14, D.P.R. 8-7-2005, n. 212 (Regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell’articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508) a far data, per ciascuna istituzione, dall’emanazione del regolamento didattico di cui all’art. 10 del medesimo decreto.

 

251. Orari e programmi. — 1. Gli orari di insegnamento e i programmi (1) di esame negli istituti di cui al presente titolo sono approvati con decreto del ministro.

 

(1) Le predette parole sostituiscono quelle della precedente formulazione «Gli orari e i programmi di insegnamento e» per effetto dell’art. 11, co. 1, lett. d), L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico).

 

[252. Esami. — 1. Nelle accademie e nei conservatori si sostengono esami di ammissione, di promozione, di idoneità, di licenza e di diploma.

2. Con l’esame di ammissione si accede al primo anno dei corsi di studio.

3. Agli anni successivi si accede, per gli alunni dell’istituto, mediante esame di promozione e, per i candidati esterni, mediante esami di idoneità.

4. L’esame di diploma è sostenuto al compimento dei corsi di studio.

5. Presso l’Accademia nazionale di danza si sostiene un esame a conclusione del corso di perfezionamento e del corso di avviamento coreutico.

6. Nell’anno scolastico si svolgono due sessioni di esame.

7. Il candidato che nella prima sessione non superi o non compia l’esame è ammesso a sostenere o a ripetere le prove solo nella seconda sessione dello stesso anno.

8. Le commissioni d’esame sono composte da docenti dell’istituto e, per gli esami di compimento dei periodi inferiore e medio e di diploma nei Conservatori di musica, sono integrate da uno o due membri esterni. Esse sono nominate dal direttore dell’istituto e sono presiedute dallo stesso direttore o da un docente di ruolo o, in mancanza, da un docente non di ruolo] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 250. Il comma 8 del presente articolo era stato oggetto di riforma ex art. 11, co. 1, lett. d), L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico).

 

253. Tasse scolastiche. — 1. Le tasse dovute negli istituti di cui al presente titolo sono le seguenti:

A. Conservatori di musica (con esclusione delle scuole annesse):

tassa di esame di ammissione;

tassa di immatricolazione;

tassa di frequenza di ciascuno anno;

tassa per il rilascio dei diplomi e delle licenze.

B. Accademie di belle arti (comprese le annesse scuole libere del nudo). Accademie nazionali di arte drammatica e di danza:

tassa di esame di ammissione alle varie scuole;

tassa di immatricolazione;

tassa di frequenza di ciascun anno;

tassa di diploma.

2. Gli importi delle tasse di cui al comma 1 sono determinati ai sensi e con le modalità dell’articolo 7, comma 1 del decreto legge 27 aprile 1990, n. 90 convertito con modificazione dalla legge 26 giugno 1990, n. 165, sulla base di quelli stabiliti nella tabella E allegata alla legge 28 febbraio 1986, n. 41 (legge finanziaria 1986).

3. Le tasse di frequenza possono essere pagate in due rate: la prima all’atto dell’iscrizione, la seconda entro il mese di gennaio.

4. Sono dispensati dal pagamento delle tasse:

gli studenti che abbiano conseguito, a seconda del titolo di studio richiesto per l’iscrizione al primo anno di corso, il giudizio complessivo di ottimo nella licenza media o una media di sessanta sessantesimi nell’esame di maturità (1);

gli studenti che abbiano conseguito, nella valutazione conclusiva degli esami di corso, una votazione non inferiore agli otto decimi nei conservatori di musica ed a ventiquattro trentesimi nelle accademie;

gli studenti appartenenti a nuclei familiari con redditi complessivi non superiori ai limiti stabiliti con l’articolo 28, comma 4, della legge 28 febbraio 1986, n. 41 (legge finanziaria 1986), come rivalutati ai sensi dell’articolo 21, comma 9 della legge 11 marzo 1988, n. 67 (legge finanziaria 1988) e successive modificazioni.

5. Ai fini dell’individuazione del reddito di cui al terzo alinea del comma 4 si tiene conto del solo reddito personale dello studente, se derivante da rapporto di lavoro dipendente; in mancanza di reddito personale da lavoro dipendente si tiene conto del reddito complessivo dei familiari tenuti all’obbligazione del mantenimento.

6. Sono altresì dispensati dal pagamento delle tasse, comprese quelle di bollo e di diploma, gli orfani di guerra o per ragioni di guerra o di caduti per la lotta di liberazione, i figli dei mutilati o invalidi di guerra o per la lotta di liberazione o di dispersi o prigionieri di guerra, coloro che siano essi stessi mutilati o invalidi di guerra o per la lotta di liberazione, i ciechi civili. Il predetto beneficio è sospeso per i ripetenti.

7. Salvo che per l’Accademia nazionale di danza, gli studenti di cittadinanza straniera sono dispensati dal pagamento delle tasse.

 

(1) Nella nuova maturità introdotta dalla L. 10-12-1997, n. 425 e disciplinata dal D.P.R. 23-7-1998, n. 323 il voto dell’esame di Stato è espresso in centesimi.

 

Capo VI

Disposizioni comuni ai conservatori

di musica, alle accademie di belle arti

e alle accademie nazionali

di arte drammatica e di danza

 

[254. Ricorsi contro i provvedimenti dei consigli e dei collegi. — 1. Contro i provvedimenti adottati dai consigli o dai collegi delle accademie e dei conservatori è ammesso ricorso al Ministero della pubblica istruzione, da parte di chi abbia interesse, entro trenta giorni dalla data di notificazione o della comunicazione in via amministrativa dell’atto impugnato o da quando l’interessato ne abbia avuto piena conoscenza.

2. Per quanto non previsto nel presente articolo si applicano le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 28-2-2003, n. 132.

 

[255. Autonomia amministrativa. — 1. I conservatori di musica, le accademie di belle arti e le accademie nazionali di arte drammatica e di danza sono dotati di autonomia amministrativa e sono sottoposti alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione. I particolari statuti che regolano il funzionamento amministrativo e didattico restano in vigore, per gli istituti che ne sono dotati, in quanto compatibili con le norme del presente testo unico e con i regolamenti generali sugli istituti di istruzione artistica. Ai predetti istituti è attribuita altresì personalità giuridica ed autonomia organizzativa, finanziaria, didattica, di ricerca e sviluppo, nei limiti, con la gradualità e con le procedure che saranno stabiliti con i decreti legislativi da emanarsi ai sensi dell’articolo 4, comma 6 della legge 24 dicembre 1993, n. 537.

2. Le spese per il trattamento economico del personale di ruolo e non di ruolo, docente e amministrativo, tecnico ed ausiliario degli Istituti sono a carico dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione, il quale provvede alla loro erogazione con le forme e modalità previste dalle vigenti disposizioni.

3. Le spese per il funzionamento degli istituti sono iscritte nel bilancio degli istituti stessi e trovano copertura nei contributi ministeriali e nelle altre entrate di bilancio.

4. Con regolamento del Ministro della pubblica istruzione, emanato di concerto con il Ministro del tesoro ai sensi dell’articolo 17, comma 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le istruzioni necessarie per la formazione del bilancio preventivo, del conto consuntivo e dei relativi adempimenti contabili, nonché per il riscontro della gestione finanziaria, amministrativa e patrimoniale ed il controllo dei costi, anche su base comparativa] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 254.

 

[256. Consiglio di amministrazione. — 1. Ciascuno degli istituti di cui all’articolo 255 è amministrato da un consiglio di amministrazione composto, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 230 per il consiglio di amministrazione dell’Accademia nazionale di danza, dal presidente e dai seguenti altri membri:

a) un rappresentante del Ministero della pubblica istruzione;

b) il direttore dell’Istituto;

c) due docenti dell’istituto, designati dal collegio dei docenti.

2. Possono inoltre essere chiamati a far parte del consiglio di amministrazione, in numero non superiore a tre, le persone e i rappresentanti degli enti che hanno assunto l’impegno di contribuire in misura notevole e continuativa al mantenimento dell’Istituto.

3. È chiamato a far parte del consiglio di amministrazione dei conservatori con sezioni distaccate per ciechi un rappresentante dell’istituto per ciechi presso cui ha sede la sezione distaccata.

4. Segretario del consiglio è l’impiegato amministrativo di qualifica più elevata.

5. Il presidente e gli altri componenti del consiglio di amministrazione sono nominati dal Ministero della pubblica istruzione per la durata di un triennio, alla scadenza del quale possono essere riconfermati. In caso di assenza o impedimento del presidente, le relative funzioni possono essere affidate, dal presidente stesso, ad un componente del consiglio di amministrazione che non faccia parte del personale dell’Istituto.

6. Quando ne sia riconosciuta la necessità, il Ministero della pubblica istruzione scioglie il consiglio di amministrazione e nomina un commissario governativo per l’amministrazione straordinaria, fissando il termine entro il quale il consiglio di amministrazione deve essere ricostituito.

7. In deroga a quanto previsto dal presente articolo i consigli di amministrazione dei conservatori di musica di Roma e Napoli conservano la composizione prevista dalle particolari disposizioni che li riguardano: di ciascuno di essi fanno altresì parte due docenti dell’Istituto designati dai rispettivi collegi dei docenti.

8. Del consiglio di amministrazione del conservatorio di musica di Bologna fa parte di diritto un rappresentante di quel comune] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 254.

 

[257. Attribuzioni del consiglio di amministrazione. — 1. Il consiglio di amministrazione:

a) delibera il bilancio di previsione dell’istituto, le eventuali variazioni del bilancio medesimo, nonché il conto consuntivo;

b) delibera le spese a carico del bilancio dell’istituto e determina il limite di somma che il presidente del consiglio di amministrazione è autorizzato a spendere direttamente con propri provvedimenti;

c) propone le variazioni delle tabelle organiche dell’istituto] (1).

 

(1) V. nota (1) sub art. 254.

 

258. Esercizio finanziario. — 1. L’esercizio finanziario degli istituti ha durata annuale e coincide con l’anno solare.

2. Per la gestione autonoma degli istituti, il servizio di tesoreria è affidato, in base ad apposita convenzione, ad un istituto di credito di notoria solidità che lo disimpegna mediante conto corrente bancario fruttifero.

3. Tutte le entrate e tutti i pagamenti sono effettuati dall’istituto bancario che disimpegna il servizio di tesoreria mediante reversali d’entrata e mandati di pagamento emessi dagli istituti e firmati nei modi di cui all’articolo 259, comma 1.

4. Gli istituti hanno l’obbligo di trasmettere all’ente incaricato del servizio di tesoreria le firme autografe delle persone abilitate alla sottoscrizione degli ordini di riscossione e di pagamento. Le somme maturate per interessi sono iscritte, in entrata, nel bilancio dell’esercizio successivo alla loro maturazione.

5. A decorrere dal 1° gennaio 1994 il servizio di cassa è affidato all’Ente poste italiane. Per il predetto servizio si applicano le disposizioni di cui all’articolo 27, comma 5.

 

259. Servizi amministrativi, di segreteria e contabili. — 1. Ad ogni istituto sono assegnati non più di due impiegati della VIII qualifica funzionale del ruolo dei direttori amministrativi, dei quali l’impiegato con maggiore anzianità di qualifica sovraintende ai servizi di segreteria, amministrativi e contabili ed è responsabile della osservanza delle norme legislative e regolamentari. Questi provvede anche alla esecuzione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e firma, congiuntamente al presidente del consiglio medesimo e, in caso di assenza o impedimento di quest’ultimo, al consigliere incaricato, tutti i documenti contabili concernenti la gestione autonoma dell’istituto; ha inoltre le mansioni di funzionario delegato ai termini degli articoli 325 e seguenti del regolamento per l’amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato, approvato con regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, e successive modificazioni, ed è sottoposto alle disposizioni vigenti in materia. Egli risponde al direttore dell’istituto dei servizi di segreteria e di quelli connessi all’attuazione delle norme legislative e regolamentari.

2. Il rapporto informativo sul direttore dei servizi di segreteria, amministrativi e contabili è compilato dal direttore dell’istituto, sentito il parere del presidente del consiglio di amministrazione. Il dirigente preposto all’istruzione artistica esprime il giudizio complessivo.

3. L’impiegato del ruolo dei direttori amministrativi che sovrintende ai servizi di segreteria, amministrativi e contabili può essere incaricato di mansioni di carattere ispettivo sui servizi amministrativi degli istituti di istruzione artistica esistenti nella provincia dove ha sede l’istituto in cui egli è titolare e in province limitrofe.

4. Possono essere comandati presso il Ministero della pubblica istruzione non più di due direttori amministrativi per l’espletamento di compiti ispettivi sui servizi amministrativi degli istituti di istruzione artistica e sul personale addetto ai servizi stessi.

 

260. Servizi di economato e di archivio. — 1. Ad ogni istituto è assegnato un coordinatore amministrativo con il compito di coadiuvare il direttore dei servizi di segreteria, amministrativi e contabili, e di provvedere ai pagamenti relativi alle piccole spese d’ufficio con l’apposito fondo posto a sua disposizione dal presidente del consiglio di amministrazione; egli inoltre attende alla compilazione ed all’aggiornamento dell’inventario dei beni mobili di proprietà dell’istituto, di cui assume la responsabilità in qualità di consegnatario.

2. Per i servizi di archivio, di protocollo, di registrazione e di copia e per mansioni di collaborazione contabile ed amministrativa, ad ogni istituto possono essere assegnati non più di cinque impiegati della quarta qualifica funzionale.

 

Capo VII

Disposizioni comuni

a tutti gli istituti di istruzione artistica

 

261. Iniziative di promozione. — 1. Il Ministro della pubblica istruzione ha la facoltà di promuovere presso gli istituti di istruzione artistica ogni iniziativa che sia riconosciuta utile all’incremento delle arti e delle industrie collegate.

2. Al fine anzidetto il Ministro della pubblica istruzione, di concerto, ove occorra, con altri Ministri competenti, ed entro i limiti dei fondi stanziati in bilancio, è autorizzato:

a) ad istituire insegnamenti complementari permanenti, facoltativi ed obbligatori, per discipline che, pur non essendo comprese nei programmi ordinari, siano riconosciute necessarie ai fini dell’incremento dell’arte e delle industrie artistiche;

b) a favorire l’organizzazione di esposizioni artistiche ed industriali presso istituti di istruzione artistica od altri enti disposti a tale organizzazione;

c) a promuovere comitati o consorzi temporanei o permanenti per particolari imprese a favore dell’arte e delle industrie artistiche.

3. I posti di insegnamento di cui al comma 2, lettera a), aventi carattere permanente sono determinati, ai fini della loro copertura con le procedure concorsuali di cui all’articolo 270, previa definizione didattica dei corsi medesimi da effettuarsi con decreto del Ministro della pubblica istruzione sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione.

4. Gli istituti di istruzione artistica possono contribuire alle attività di cui al comma 2, lettere b) e c) anche con fondi forniti dal proprio bilancio.

 

262. Locali e arredamento. — 1. I fondi stanziati nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione per spese di uffici e di locali e di rappresentanza, per acquisto e conservazione di materiale artistico e didattico e per le altre esigenze di funzionamento sono ripartiti annualmente tra gli istituti.

2. I progetti dei lavori e forniture per la costruzione, ristrutturazione e manutenzione straordinaria di immobili destinati a sede di accademie, istituti superiori per le industrie artistiche, conservatori e licei artistici e per i quali sono contratti mutui, sono approvati dal Ministro della pubblica istruzione, ferma restando l’osservanza delle disposizioni vigenti in materia di tutela storico-artistica, ambientale e di difesa del suolo.

3. L’approvazione del progetto dei lavori equivale a dichiarazione di pubblica utilità.

 

263. Uso dei locali e proventi dei lavori eseguiti nelle officine. — 1. Il consiglio di amministrazione è autorizzato a concedere a privati l’uso di locali dell’istituto per fini analoghi a quelli dell’istituto stesso e l’uso di strumenti a scopo di studio.

2. Gli eventuali proventi di tali concessioni sono inscritti nel bilancio dell’istituto per l’esercizio seguente.

3. I lavori eseguiti nelle officine degli istituti d’arte possono essere venduti al pubblico a profitto del bilancio dell’istituto.

 

Capo VIII

Personale delle accademie

e dei conservatori (1)

 

(1) Per le disposizioni contrattuali valide per il personale delle Accademie e dei Conservatori si veda l’accordo stipulato in data 1-8-1996 in applicazione dell’art. 30 del CCNL 4 agosto 1995 valido per il quadriennio normativo 1994-1997 e per il biennio economico 1994-1995 ed il successivo accordo stipulato in data 18-10-2001, in applicazione dell’art. 18, comma 2, del CCNL 15 marzo 2001 relativo al secondo biennio economico 2000/2001.

 

Sezione I

Ruoli e organici

 

264. Ruoli, qualifiche e stato giuridico del personale delle accademie e dei conservatori. — 1. I ruoli del personale delle accademie e dei conservatori sono i seguenti:

ruoli dei direttori dei conservatori di musica e delle accademie nazionali di arte drammatica e di danza (1);

ruoli del personale docente dei conservatori di musica, delle accademie di belle arti e delle accademie nazionali d’arte drammatica e di danza;

ruoli degli assistenti delle accademie di belle arti, degli accompagnatori al pianoforte dei conservatori di musica e dell’accademia nazionale d’arte drammatica, dei pianisti accompagnatori e delle assistenti educatrici dell’accademia nazionale di danza;

ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario.

2. L’identificazione delle qualifiche e delle aree funzionali del personale appartenenti ai ruoli di cui al comma 1 è disciplinata con i procedimenti e i contratti previsti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni.

3. I ruoli del personale di cui al comma 1 sono nazionali.

4. Salvo quanto previsto nel presente titolo in materia di reclutamento e di orario di servizio, al personale direttivo dei conservatori di musica, dell’accademia nazionale di danza e dell’accademia nazionale di arte drammatica ed al personale docente delle predette istituzioni e delle accademie di belle arti si applicano le norme contenute nella parte III del presente testo unico, relative al personale direttivo e docente delle istituzioni scolastiche.

5. Agli assistenti delle accademie di belle arti, agli accompagnatori al pianoforte dei conservatori di musica, dell’accademia nazionale d’arte drammatica e dell’accademia nazionale di danza ed ai pianisti accompagnatori dell’accademia nazionale di danza si applicano le norme contenute nella parte III del presente testo unico, relative al personale docente.

6. Alle assistenti educatrici dell’accademia nazionale di danza si applicano le disposizioni concernenti lo stato giuridico ed il trattamento economico del personale educativo dei convitti nazionali e degli educandati.

7. Salvo quanto ivi previsto in ordine ai ruoli provinciali, al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario si applicano le norme contenute nella parte III del presente testo unico, relative al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario delle istituzioni scolastiche. Al personale appartenente al ruolo dei direttori amministrativi si applicano, fino a quando non saranno efficaci i contratti previsti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e relativi al personale del comparto della scuola (2), le norme di stato giuridico e sul trattamento economico del corrispondente personale del comparto «Ministeri».

 

(1) Per l’inquadramento giuridico del personale direttivo si veda il CCNL per il personale dirigente valido per il quadriennio normativo 2002-2005 e per il 1° biennio economico 2002-2003.

(2) Si veda la tabella A allegata all’art. 30 del CCNL valido per il quadriennio normativo 1998-2001.

 

265. Organici. — 1. Le modalità ed i criteri per la determinazione delle dotazioni organiche relative agli insegnamenti delle accademie di belle arti, dei conservatori di musica e delle accademie nazionali di arte drammatica e di danza sono stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro, sulla base, per quanto riguarda il numero degli allievi dei conservatori di musica, delle norme di cui all’articolo 15 del regio decreto 11 dicembre 1930, n. 1945 (1) e, per le accademie di belle arti, delle norme del presente titolo, tenuto conto che, per le accademie medesime, non può essere superato il numero di 80 alunni per ogni insegnamento di ciascun corso.

2. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro sono altresì determinati i posti relativi agli insegnamenti di cui all’art. 261, comma 3.

3. Con la medesima modalità di cui ai commi 1 e 2 sono determinate, prima dell’inizio di ogni anno scolastico, le dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

4. L’organico del personale appartenente al ruolo delle assistenti educatrici dell’Accademia nazionale di danza è determinato in una unità per ogni 100 allievi.

5. A decorrere dall’anno scolastico 1994-1995, gli organici sono rideterminati in relazione alle prevedibili cessazioni dal servizio e, comunque, nel limite delle effettive esigenze di funzionamento dei vari insegnamenti. I criteri e le modalità per la rideterminazione degli organici e la programmazione delle nuove nomine in ruolo sono stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con i Ministri del tesoro e per la funzione pubblica.

 

(1) Si riporta l’art. 15 del R.D. 11-12-1930, n. 1945 (Norme per l’ordinamento dell’istruzione musicale ed approvazione dei nuovi programmi d’esame): «15. — Il numero massimo degli allievi per ciascuna scuola è di dieci;

per il corso di solfeggio e per i corsi complementari a lezione collettiva è di trenta;

per i corsi complementari a lezione individuale è di venti.

Il numero di ore settimanali obbligatorie per gli insegnamenti delle varie scuole e per quelli dei corsi principali e complementari è di dodici, tranne che:

a) per gli insegnanti di contrabbasso e di strumenti a fiato e di storia della musica, il cui obbligo d’orario è limitato a nove ore settimanali;

b) per l’insegnante d’arte scenica e di letteratura poetica e drammatica il cui obbligo d’orario è limitato a otto ore settimanali.

L’insegnante di viola impartisce nella sua scuola otto ore settimanali di lezione; ma ha l’obbligo di altre quattro ore d’insegnamento di viola agli allievi della scuola di violino».

 

266. Orario di servizio. — 1. L’orario di servizio è stabilito in sede di contrattazione collettiva ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (1) e successive modificazioni.

2. Fino a quando non saranno efficaci i contratti collettivi di cui al comma 1, si applicano le norme vigenti (2).

 

(1) Il riferimento al D.Lgs. 3-2-1993, n. 29 (Riforma del pubblico impiego) è da intendersi al D.Lgs. 30-3-2001, n. 165 (T.U. del pubblico impiego) nel quale il D.Lgs. 29/1993 è confluito.

(2) Vedi nota (1) sub Capo VIII.

 

267. Cumulo di impieghi. — 1. Il divieto di cumulo di impieghi di cui all’articolo 508 del presente testo unico non si applica al personale docente dei conservatori di musica e delle accademie di belle arti, nei limiti di quanto previsto nell’articolo 273.

2. L’esercizio contemporaneo dell’insegnamento nei conservatori di musica e di altre attività presso enti lirici o istituzioni di produzione musicale è regolato dagli articoli 273 e 274.

 

268. Competenze in materia di stato giuridico del personale. — 1. Nei riguardi del personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario, degli assistenti, degli accompagnatori delle Accademie di belle arti, dei conservatori di musica e delle Accademie nazionali di arte drammatica e di danza è attribuita al direttore dell’accademia o del conservatorio la competenza a provvedere:

a) alla concessione dei congedi straordinari e delle aspettative, per qualsiasi motivo essi siano richiesti;

b) all’irrogazione delle sanzioni disciplinari dell’avvertimento scritto e della censura;

c) alle ricostruzioni della carriera ed agli inquadramenti retributivi, anche in conseguenza degli accordi contrattuali, nonché ai riscatti, computi e ricongiunzioni ed al trattamento di quiescenza.

2. Il dirigente preposto all’istruzione artistica provvede:

a) alla nomina e conferma in ruolo;

b) alla concessione dei congedi straordinari e delle aspettative ai direttori ed ai direttori amministrativi delle istituzioni di cui al comma 1, per qualsiasi motivo detti provvedimenti siano richiesti;

c) alla concessione del prolungamento eccezionale delle aspettative;

d) all’irrogazione delle sanzioni disciplinari nei riguardi dei direttori e di quelle superiori alla censura nei riguardi del rimanente personale.

3. Per il periodo di prova del personale docente e del personale ad esso assimilato previsto dal presente articolo, non si applicano le disposizioni del presente testo unico che disciplinano l’anno di formazione.

 

Sezione II

Reclutamento

 

269. Accesso ai ruoli direttivi e relativi concorsi. — 1. L’accesso ai ruoli del personale direttivo dei conservatori di musica e delle accademie nazionali di arte drammatica e di danza avviene mediante concorsi per titoli ed esami.

2. I concorsi constano di una prova scritta e di una prova orale dirette ad accertare la preparazione culturale e l’attitudine del candidato all’esercizio della funzione direttiva nei conservatori di musica e nelle predette accademie.

3. Coloro i quali superano il concorso e sono utilmente collocati in graduatoria rispetto ai posti messi a concorso sono nominati in ruolo e sono ammessi ad un anno di prova. Le nomine sono disposte nei limiti dei posti vacanti dopo le riduzioni di organico conseguenti ad eventuali soppressioni; esse non sono, in ogni caso, effettuate su posti dei quali si preveda la soppressione nell’anno scolastico successivo.

4. Per la partecipazione al concorso per direttore dell’Accademia nazionale di danza è richiesto il requisito di cui all’articolo 228, comma 5.

5. Per quanto riguarda le modalità di svolgimento dei concorsi, gli orientamenti programmatici per le prove di esame e i titoli valutabili si applicano le disposizioni di cui alla parte III, titolo I, capo II, sezione III del presente testo unico.

6. Le commissioni giudicatrici sono presiedute da un docente universitario di ruolo di discipline afferenti alle prove concorsuali o da un ispettore tecnico ovvero da un direttore di ruolo delle predette istituzioni e composte da due direttori di ruolo e da un funzionario dell’Amministrazione della pubblica istruzione con qualifica non inferiore a dirigente.

7. Il presidente è scelto per sorteggio dal dirigente preposto all’istruzione artistica tra coloro i quali siano compresi in appositi elenchi compilati, per i docenti universitari, dal Consiglio universitario nazionale e, per il personale direttivo ed ispettivo, dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione. I due direttori di ruolo componenti della commissione, sono scelti per sorteggio tra coloro che siano inclusi in apposito elenco compilato dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione.

8. In materia di esoneri si applicano le disposizioni dettate per le commissioni giudicatrici dei concorsi di reclutamento del personale docente delle altre istituzioni scolastiche.

9. Ai componenti delle commissioni sono corrisposti i compensi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956, n. 5, e successive modificazioni, in misura triplicata.

 

270. Accesso ai ruoli del personale docente, degli assistenti, degli accompagnatori al pianoforte e dei pianisti accompagnatori. — 1. L’accesso ai ruoli del personale docente ed assistente, delle assistenti educatrici, degli accompagnatori al pianoforte e dei pianisti accompagnatori dei Conservatori di musica, delle Accademie di belle arti e delle Accademie nazionali di arte drammatica e di danza ha luogo, per il 50 per cento dei posti a tal fine annualmente assegnabili, mediante concorsi per titoli ed esami e, per il restante 50 per cento, attingendo a graduatorie nazionali permanenti (1).

2. Le tipologie delle classi di concorso sono definite con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, per aree disciplinari, nel rispetto dell’esigenza di assicurare una adeguata specializzazione.

3. Per l’ammissione ai concorsi a posti di assistente si applicano le stesse norme che regolano i concorsi per l’insegnamento delle materie artistiche. Per i concorsi a posti di assistente di storia dell’arte è necessario altresì essere in possesso del titolo di studio richiesto per la partecipazione ai concorsi per l’insegnamento della stessa materia nei licei classici.

4. I concorsi sono indetti a livello nazionale, ogni quinquennio, dal Ministero della pubblica istruzione. L’indizione è subordinata alla previsione del verificarsi, nel quinquennio di riferimento, di una effettiva disponibilità di cattedre e di posti. Nei concorsi per titoli ed esami per l’accesso ai predetti ruoli la valutazione dei titoli culturali, artistici e professionali precede le prove di esame, alle quali sono ammessi coloro che hanno riportato un punteggio superiore a 15/30 (2).

5. I concorsi per titoli ed esami constano di una o più prove scritte, scrittografiche o pratiche, in relazione agli specifici insegnamenti e di una prova orale.

6. Ciascuna prova scritta, scrittografica o pratica, è finalizzata all’accertamento della preparazione culturale e delle capacità professionali.

7. La prova orale è finalizzata all’accertamento della preparazione sulle problematiche e sulle metodologie didattiche, sui contenuti degli specifici programmi d’insegnamento nonché sull’ordinamento generale e sullo stato giuridico del personale cui si riferiscono i posti e le cattedre oggetto del concorso e sull’ordinamento di cui alla parte II, titolo VII, capo I del presente testo unico.

8. Le commissioni giudicatrici dei concorsi per titoli ed esami dispongono di 100 punti, dei quali 30 per le prove scritte o pratiche, 40 per la prova orale e 30 per i titoli. Superano le prove scritte o pratiche e la prova orale i candidati che abbiano riportato una votazione non inferiore a punti 18 su 30 in ciascuna delle prove scritte o pratiche e a punti 24 su 40 nella prova orale.

9. Per l’espletamento di particolari prove concorsuali il Ministro della pubblica istruzione provvede, di concerto con il Ministro del tesoro, a stipulare convenzioni per l’utilizzazione di idonee strutture recettive e per quanto altro occorra. La durata di ciascuna prova scritta, scrittografica e pratica, non può superare in ogni caso le 12 ore.

10. Coloro i quali superano il concorso e sono utilmente collocati in graduatoria rispetto ai posti messi a concorso sono nominati in ruolo e sono ammessi ad un anno di formazione didattico-musicale o didattico-artistica, le cui modalità sono stabilite con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Le nomine sono disposte nei limiti dei posti vacanti dopo la riduzione di organico attuata ai sensi dell’articolo 265, comma 5; esse non sono, in ogni caso, effettuate su posti dei quali si preveda la soppressione nell’anno scolastico successivo.

10bis. Le graduatorie restano valide fino all’entrata in vigore della graduatoria relativa al concorso successivo corrispondente (3).

11. L’anno di formazione è valido come periodo di prova.

12. Fermo quanto disposto dal comma 10, per il personale di cui al presente articolo non si applicano le disposizioni sull’anno di formazione dettate per il personale docente delle altre istituzioni scolastiche.

13. Per quanto non previsto nel presente articolo si applicano le disposizioni dettate per i concorsi per titoli ed esami e per le graduatorie permanenti relative al personale docente delle altre istituzioni scolastiche (4).

14. Il Ministro può, in via eccezionale, conferire i posti di docente a persone che, per opere compiute o per insegnamenti dati, siano venuti in meritata fama di singolare perizia nella loro arte. Il Ministro può esonerare dal periodo di prova il personale così nominato.

 

(1) Comma così sostituito ex art. 3, co. 1, lett. a), L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico). Il disposto del comma 2 dell’art. 3 della citata legge recita: «3. Personale docente, assistenti, accompagnatori al pianoforte e pianisti accompagnatori delle Accademie e dei Conservatori. — 2. Nella prima integrazione delle graduatorie nazionali permanenti, di cui all’articolo 270, comma 1, del testo unico, come sostituito dal comma 1, lettera a), del presente articolo, hanno titolo all’inclusione:

a) i docenti che siano in possesso dei requisiti richiesti dalle norme previgenti per l’aggiornamento delle graduatorie dei soppressi concorsi per soli titoli;

b) i docenti che abbiano conseguito, nella valutazione dei titoli artistico-culturali e professionali, ai fini della inclusione nelle graduatorie nazionali per il conferimento delle supplenze, nonché nelle graduatorie di istituto, un punteggio non inferiore ai 24 punti richiesti dalla previgente normativa e abbiano superato le prove di un precedente concorso per titoli ed esami in relazione alla medesima classe di concorso o al medesimo posto o superino gli esami di una sessione riservata, consistenti in una prova orale volta all’accertamento della preparazione culturale e del possesso delle capacità didattiche relativamente agli insegnamenti da svolgere; all’onere derivante dallo svolgimento della predetta sessione riservata si provvede entro il limite di spesa di cui all’articolo 2, comma 4;

c) i docenti che abbiano superato le prove di un precedente concorso per titoli ed esami in relazione alla medesima classe di concorso o al medesimo posto».

(2) Periodi così sostituiti ex art. 3, co. 1, lett. b), L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico).

(3) Comma inserito ex art. 3, co. 1, lett. c), L. 124/1999 cit.

(4) Comma inserito ex art. 3, co. 1, lett. d), L. 124/1999 cit.

 

271. Commissioni giudicatrici. — 1. Le commissioni giudicatrici sono presiedute da un direttore di ruolo o da un docente di ruolo o che abbia espletato l’incarico di direzione per almeno cinque anni, ovvero da un docente della materia cui si riferisce il concorso con un’anzianità giuridica nel ruolo di almeno dieci anni e composte da due docenti di ruolo con almeno cinque anni di anzianità nel ruolo, titolari degli insegnamenti cui si riferisce il concorso.

2. I presidenti delle commissioni giudicatrici sono scelti per sorteggio dal dirigente preposto all’istruzione artistica fra coloro i quali siano compresi in appositi elenchi compilati dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione. I componenti sono scelti per sorteggio tra i docenti, in possesso dei requisiti di cui al comma 1, che ne abbiano fatto domanda. La nomina a componente delle predette commissioni giudicatrici non può essere, di regola, conferita al medesimo docente per più di due volte immediatamente successive nella medesima sede.

3. Le commissioni giudicatrici si costituiscono in sottocommissioni quando il numero dei concorrenti sia superiore a duecento. Il presidente della commissione assicura il coordinamento di tutte le sottocommissioni così costituite.

4. Per i concorsi relativi a particolari discipline, in caso di mancanza di docenti titolari dell’insegnamento, la nomina può essere conferita a docenti di ruolo titolari dell’insegnamento di discipline affini, ovvero, ove ciò non sia possibile, a persone esperte estranee alla scuola.

5. A ciascuna commissione è assegnato un segretario, scelto tra il personale amministrativo, con qualifica funzionale non inferiore alla quarta. Le commissioni dei concorsi per soli titoli sono costituite secondo modalità definite con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione.

6. Per quanto non previsto dal presente articolo si applicano le disposizioni dettate per i concorsi per il personale docente delle altre istituzioni scolastiche.

 

[272. Conferimento delle supplenze. — 1. Per il conferimento delle supplenze annuali e temporanee si applicano, per quanto non previsto diversamente dal presente articolo, le disposizioni recate dagli articoli 520 e 521.

2. Le nomine di supplenza sono conferite dal direttore del Conservatorio o dell’Accademia, che le firma congiuntamente al direttore amministrativo, sulla base di graduatorie nazionali compilate da commissioni nominate dal Ministero.

3. Le commissioni sono costituite dal presidente, scelto dal dirigente preposto all’istruzione artistica tra i direttori di conservatorio o di accademia, e da tre docenti di ruolo della materia per la quale si deve compilare la graduatoria per il conferimento delle supplenze. Le commissioni sono nominate ogni tre anni.

4. Le graduatorie hanno carattere permanente.

5. Il Ministro della pubblica istruzione dispone ogni triennio, con propria ordinanza, l’integrazione delle graduatorie di cui al comma 2, con l’inclusione di nuovi aspiranti e l’aggiornamento delle stesse con la valutazione di nuovi titoli.

6. Qualora il numero degli aspiranti sia superiore a 500, le commissioni possono costituirsi in sottocommissioni, ciascuna con un numero di componenti pari a quello della commissione originaria. Alle sottocommissioni è preposto il presidente della commissione originaria, la quale a sua volta è integrata da un altro componente e si trasforma in sottocommissione, in modo che il presidente possa assicurare il coordinamento di tutte le sottocommissioni così costituite.

7. Le commissioni possono funzionare anche presso alcune delle istituzioni interessate, scelte dal dirigente preposto all’istruzione artistica; alle commissioni costituite in sottocommissioni, sarà assegnata comunque una unica sede.

8. Ciascun aspirante indica nella domanda fino a tre conservatori o accademie presso cui aspira alle supplenze, fermo restando il diritto al conferimento di supplenze presso tutti i conservatori o accademie, sulla base della posizione in graduatoria.

9. Il disposto di cui ai commi 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 si applica per la formazione delle graduatorie da compilare dopo che avranno cessato di avere validità, secondo le disposizioni vigenti, le graduatorie compilate secondo le disposizioni dell’articolo 67 della legge 11 luglio 1980, n. 312.

10. Coloro i quali sono inseriti nelle graduatorie dei concorsi per soli titoli hanno diritto alla precedenza assoluta nel conferimento delle supplenze annuali e temporanee in uno degli istituti indicati nella domanda di supplenza.

11. La precedenza assoluta di cui al comma 10 opera dopo quella prevista dall’articolo 17, comma 5 del decreto legge 3 maggio 1988 n. 140, convertito con modificazioni dalla legge 4 luglio 1988 n. 246, a favore di coloro che sono compresi nelle graduatorie ad esaurimento compilate ai fini delle immissioni in ruolo, senza concorso, previste dal medesimo decreto legge.

12. Il Ministro della pubblica istruzione stabilisce con proprio decreto, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, i titoli valutabili e il relativo punteggio. Ai titoli di studio e di servizio possono essere assegnati non più di 15 punti; ai titoli artistico-culturali e professionali possono essere assegnati non più di 40 punti. Gli aspiranti che riportino un punteggio inferiore a 24 per tali ultimi titoli non sono inclusi nelle graduatorie.

13. Avverso i provvedimenti di esclusione ed avverso i provvedimenti adottati sulla base delle graduatorie definitive per il conferimento delle supplenze è ammesso ricorso da parte dei singoli interessati, entro il termine di 15 giorni dalla data di pubblicazione all’albo delle graduatorie e dei provvedimenti conseguenti, ad una commissione centrale presso il Ministero della pubblica istruzione, formata secondo criteri stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica Istruzione.

14. Resta fermo quanto previsto, in materia di scritturazione e di incarichi, dall’articolo 223 per l’Accademia d’arte drammatica e dall’articolo 234 in materia di incarichi per l’Accademia nazionale di danza.

15. Per il conferimento delle supplenze al personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle accademie e dei conservatori di musica si applicano le disposizioni di cui alla parte III, titolo III, del presente testo unico; le competenze in materia dei capi di istituto, presidi o direttori didattici, ivi previste, si intendono riferite ai direttori di accademia o di conservatorio.

16. Restano ferme, per quanto riguarda il conservatorio di musica di Bolzano, le norme particolari in materia di conferimento delle supplenze adottate in attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige] (1).

 

(1) Secondo quanto disposto dall’art. 4, L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico) l’articolo in commento si intende abrogato dalla data di entrata in vigore del regolamento recante norme sulle modalità di conferimento delle supplenze al personale docente ed educativo che è stato adottato con D.M. 25-5-2000, n. 201.

 

273. Contratti di collaborazione. — 1. I conservatori di musica, per lo svolgimento di attività didattiche ed artistiche per le quali non sia possibile provvedere con personale di ruolo, possono stipulare contratti di collaborazione con il personale dipendente da enti lirici o da altre istituzioni di produzione musicale, previa autorizzazione dei rispettivi competenti organi di amministrazione. Analogamente possono provvedere i predetti enti e istituzioni di produzione musicale nei confronti del personale docente dipendente dai conservatori, previa autorizzazione del competente organo di amministrazione del conservatorio.

2. Tali contratti di collaborazione, se stipulati dai conservatori di musica, vengono disposti secondo l’ordine di apposite graduatorie compilate in base alle norme relative al conferimento delle supplenze. I contratti medesimi possono riferirsi esclusivamente all’insegnamento di discipline corrispondenti all’attività artistica esercitata.

3. I contratti di collaborazione hanno durata annuale e si intendono tacitamente rinnovati nel caso in cui il posto non venga occupato da un docente di ruolo.

4. I titolari dei contratti assumono gli stessi obblighi di servizio dei docenti.

5. Il compenso per le attività previste nel contratto di collaborazione ha carattere onnicomprensivo e deve essere pari all’entità del trattamento economico complessivo che compete ad un docente di ruolo alla prima classe di stipendio con esclusione della tredicesima mensilità, delle quote di aggiunta di famiglia e di ogni altra indennità di cui le norme vigenti vietano il cumulo.

6. Dopo un quinquennio anche non consecutivo di attività contrattuale il compenso viene calcolato con le modalità di cui al precedente comma sulla base della seconda classe di stipendio del personale di ruolo.

7. Gli enti possono stipulare con il personale docente dei conservatori di musica e delle accademie di belle arti contratti annuali o biennali, rinnovabili per le attività di rispettiva competenza.

8. Nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione è iscritto, in apposito capitolo, uno stanziamento per far fronte all’onere derivante ai conservatori per la stipula dei contratti di collaborazione.

9. Il Ministero della pubblica istruzione provvede ogni anno alla ripartizione di tale stanziamento tra i conservatori in relazione alle esigenze accertate.

 

274. Contratti di collaborazione per il personale in servizio alla data del 13 luglio 1980. — 1. I docenti dei conservatori di musica che, alla data del 13 luglio 1980, abbiano esercitato, oltre l’insegnamento, attività presso enti lirici o istituzioni di produzione musicale e che, avvalendosi della facoltà di scelta del rapporto di dipendenza organica per l’una o l’altra attività, abbiano optato, entro il 31 ottobre 1993, per la dipendenza dagli enti lirici o istituzioni predette, perdendo conseguentemente la qualità di titolari nei conservatori di musica, hanno la precedenza assoluta rispetto a qualsiasi altro aspirante, ai fini della stipula del contratto di collaborazione con il conservatorio dal quale dipendevano all’atto dell’opzione.

2. Il contratto di cui al comma 1 ha durata triennale e può essere rinnovato per periodi non superiori a due anni e comunque non oltre il compimento del 60˚ anno di età.

3. In tali casi i posti restano indisponibili per l’intera durata del contratto.

4. Il compenso per le attività previste nel contratto di collaborazione relativo al personale contemplato nel presente articolo ha carattere onnicomprensivo ed è pari all’entità del trattamento economico complessivo in godimento da parte dei singoli interessati all’atto dell’opzione con le esclusioni indicate nell’articolo 273. Dopo un quinquennio di attività contrattuale il compenso è rivalutato secondo quanto previsto al comma 6 dell’articolo 273, qualora il compenso stesso risulti inferiore allo stipendio della seconda classe.

5. Per le situazioni di cumulo verificatesi prima del 13 luglio 1980, non si dà luogo alla riduzione dello stipendio di cui all’articolo 99 del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 2960 e successive modificazioni, sino alla scadenza del termine del 31 ottobre 1993.

6. Nel caso in cui i titolari dei contratti usufruiscano anche di trattamento di pensione ordinaria, i compensi dovuti per i contratti sono ridotti di un quinto e comunque in misura non superiore all’importo della pensione in godimento, salvo diversa disciplina derivante dal riordinamento dei trattamenti pensionistici.

 

[275. Modelli viventi. — 1. I modelli viventi nelle accademie di belle arti e nei licei artistici sono assunti con incarichi annuali, per un numero di ore di servizio compreso tra le dieci e le venti ore settimanali.

2. La retribuzione oraria per tali incarichi è determinata dal Ministro della pubblica istruzione, tenendo conto del trattamento economico previsto per la terza qualifica del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario della scuola. Essa è corrisposta in tutti i mesi dell’anno, alle condizioni previste per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario della scuola, per un importo mensile corrispondente al numero di ore settimanali conferite con l’incarico. L’adeguamento retributivo avviene in corrispondenza ed in proporzione dei miglioramenti stabiliti per la terza qualifica del predetto personale amministrativo, tecnico ed ausiliario.

3. Ai modelli viventi si applica, in quanto compatibile, lo stato giuridico del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario non di ruolo della scuola, escluse le disposizioni relative al reclutamento ed all’orario di servizio. In materia di assenze e di congedi si applicano le disposizioni riferibili alla natura dell’incarico della nomina e non alla retribuzione oraria del servizio.

4. Ai modelli viventi sono corrisposte, in quanto spettanti, le quote di aggiunta di famiglia.

5. Ai fini del trattamento assistenziale e previdenziale si applicano le norme relative al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario non di ruolo della scuola.

6. L’incarico annuale è titolo di precedenza per il conferimento degli incarichi negli anni successivi.

7. I modelli viventi sono nominati, a domanda, nei ruoli del personale ausiliario, via via che si rendono liberi i posti, dopo dieci anni di servizio anche non continuativo.

8. Il servizio prestato in qualità di modelli viventi è riconosciuto nel ruolo del personale ausiliario secondo le disposizioni in vigore per il predetto personale della scuola] (1).

 

(1) Dalla data di entrata in vigore della L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), e cioè dal 25-5-1999, l’articolo in commento risulta abrogato per effetto dell’art. 6, co. 11, della stessa legge che detta la nuova disciplina in materia: «6. Personale amministrativo, tecnico e ausiliario ‑ ATA. — 11. I modelli viventi in possesso dei titoli di studio previsti dalla tabella I allegata al contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto “Scuola”, pubblicato nel supplemento ordinario n. 109 alla Gazzetta Ufficiale n. 207 del 5 settembre 1995, per l’accesso rispettivamente alla III e IV qualifica del personale ATA, che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano prestato cinque anni di servizio anche non continuativo nelle Accademie di belle arti e nei licei artistici, sono inseriti, a domanda, sulla base dell’anzianità di servizio, in graduatorie ad esaurimento ai fini dell’assunzione in ruolo sui posti annualmente disponibili. L’inserimento nella graduatoria per la III qualifica è comunque subordinato al superamento di una prova di idoneità all’espletamento delle funzioni dello specifico profilo, i cui contenuti e modalità sono definiti con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione. All’onere derivante dallo svolgimento della predetta prova di idoneità si provvede entro il limite di spesa di cui all’articolo 2, comma 4. I modelli viventi in possesso dei requisiti di servizio di cui al presente comma sono assunti, nei limiti del fabbisogno annuale, con contratto di durata annuale per un numero di ore compreso tra le dieci e le venti settimanali. L’ulteriore fabbisogno di modelli viventi nelle Accademie di belle arti e nei licei artistici è soddisfatto mediante il ricorso a contratti di prestazione d’opera. I modelli viventi che siano stati inclusi, ai sensi del presente comma, nelle graduatorie ad esaurimento per l’assunzione nei ruoli del personale ATA hanno titolo altresì, a domanda, alla precedenza nell’assunzione con contratto di lavoro a tempo determinato, da parte dei capi d’istituto delle Accademie di belle arti e dei licei artistici, nei corrispondenti profili professionali. Dalla data di entrata in vigore della presente legge l’articolo 275 del testo unico è abrogato. In sede nazionale verrà attivato un confronto fra amministrazione scolastica e organizzazioni sindacali sulle modalità di attuazione del presente comma».

 

Titolo VII

Norme comuni

 

Capo I

Sperimentazione, ricerca educativa,

formazione e aggiornamento

 

Sezione I

Sperimentazione e ricerca educativa

 

[276. Criteri generali. — 1. La sperimentazione nelle scuole di ogni ordine e grado è espressione dell’autonomia didattica dei docenti e può esplicarsi:

a) come ricerca e realizzazione di innovazioni sul piano metodologico-didattico;

b) come ricerca e realizzazione di innovazioni degli ordinamenti e delle strutture esistenti] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[277. Sperimentazione metodologico-didattica. — 1. La sperimentazione, intesa come ricerca e realizzazione di innovazioni sul piano metodologico-didattico, deve essere autorizzata dal collegio dei docenti ove, pur non esorbitando dagli ordinamenti vigenti, coinvolga più insegnamenti o richieda l’utilizzazione straordinaria di risorse dell’amministrazione scolastica.

2. A tal fine i docenti che intendono realizzarla ne presentano il programma al collegio dei docenti e al consiglio di intersezione, interclasse o di classe per le rispettive competenze.

3. I consigli di intersezione, di interclasse o di classe, esprimono il loro parere per quanto concerne le iniziative di sperimentazione che interessano le sezioni, le classi o la classe comprese nell’ambito di propria competenza.

4. Il collegio dei docenti, dopo aver sentito il consiglio di circolo o di istituto, approva o respinge con deliberazione debitamente motivata, i programmi di sperimentazione.

5. Per l’attuazione delle loro ricerche i docenti si avvalgono delle attrezzature e dei sussidi della scuola nonché di quelli disponibili nell’ambito distrettuale] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[278. Sperimentazione e innovazioni di ordinamenti e strutture. — 1. La sperimentazione come ricerca e realizzazione di innovazioni degli ordinamenti e delle strutture può essere attuata, oltre che sulla base di programmi nazionali, su proposta dei collegi dei docenti, dei consigli di circolo e di istituto, dei consigli scolastici distrettuali, del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, degli Istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi e del Centro europeo dell’educazione.

2. Ogni proposta o programma di sperimentazione deve contenere: la identificazione del problema che si vuole affrontare con la relativa motivazione; la formulazione scientifica dell’ipotesi di lavoro; la individuazione degli strumenti e delle condizioni organizzative; il preventivo di spesa; la descrizione dei procedimenti metodologici nelle varie fasi della sperimentazione; le modalità di verifica dei risultati e della loro pubblicizzazione.

3. Annualmente il Ministro della pubblica istruzione autorizza con propri decreti le sperimentazioni determinando le materie e gli orari di insegnamento, le modalità per l’attribuzione degli insegnamenti e per gli eventuali comandi di docenti, la composizione degli eventuali comitati scientifico-didattici preposti alla sperimentazione, la durata della sperimentazione, le prove di esame di licenza o di maturità e la composizione delle commissioni esaminatrici.

4. Per i fini di cui al presente articolo le proposte di sperimentazione devono essere inoltrate al Ministro della pubblica istruzione corredate da un parere tecnico dell’istituto regionale di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi competente per territorio.

5. Il Ministro può anche riconoscere con proprio decreto, sentiti l’istituto regionale competente e il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, il carattere di scuola sperimentale a plessi, circoli o istituti che per almeno un quinquennio abbiano attuato validi programmi di sperimentazione. Per ciascuna scuola sperimentale il decreto stabilisce l’ambito di autonomia delle strutture e degli ordinamenti e le modalità per il reperimento e l’utilizzazione del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario.

6. Le istituzioni a cui sia stato già riconosciuto con apposito decreto carattere sperimentale o ordinamento speciale mantengono, ai sensi del precedente comma 5, tale carattere] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[279. Validità degli studi degli alunni delle classi e scuole sperimentali. — 1. È riconosciuta piena validità agli studi compiuti dagli alunni delle classi o scuole interessate alla sperimentazione di cui all’articolo 278, secondo criteri di corrispondenza fissati nel decreto del Ministro della pubblica istruzione che autorizza la sperimentazione] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1­) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[280. Iscrizione degli alunni. — 1. L’iscrizione degli alunni alle sezioni, classi o scuole interessate ad un programma di sperimentazione di cui all’articolo 278 avviene a domanda] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

[281. Documentazione, valutazione e comunicazioni. — ­1. La documentazione dei risultati conseguiti nelle sperimentazioni di cui all’articolo 277 e la valutazione sui medesimi, espressa dal collegio dei docenti, sono comunicate, oltre che al provveditore agli studi della provincia, al consiglio di circolo o di istituto, al consiglio scolastico distrettuale, al consiglio scolastico provinciale e all’istituto regionale competente.

2. La documentazione e la valutazione relativa alla sperimentazione di cui all’articolo 278 sono comunicate anche al Ministro della pubblica istruzione che le sottopone al Consiglio nazionale della pubblica istruzione].

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21, della legge 15 marzo 1997, n. 59) (art. 17, co. 1) ­a far data dal 1° settembre 2000, data di entrata in vigore del regolamento.

 

Sezione II

Aggiornamento culturale del personale ispettivo, direttivo e docente (1)

 

(1) La materia della formazione, in ingresso e in servizio, del personale ispettivo, direttivo e docente è regolata dagli articoli 63-71 del Capo IV CCNL comparto scuola valido per il quadriennio normativo 2006-2009 e per il biennio economico 2006-2007.

 

282. Criteri generali. — 1. L’aggiornamento è un diritto-dovere fondamentale del personale ispettivo, direttivo e docente (1). Esso è inteso come adeguamento delle conoscenze allo sviluppo delle scienze per singole discipline e nelle connessioni interdisciplinari; come approfondimento della preparazione didattica; come partecipazione alla ricerca e alla innovazione didattico-pedagogica.

2. L’aggiornamento si attua sulla base di programmi annuali nell’ambito del circolo didattico, dell’istituto, del distretto e con iniziative promosse sul piano regionale e nazionale anche dagli istituti regionali di cui all’articolo 287.

3. I circoli didattici e gli istituti, anche sulla base delle proposte dei distretti, favoriscono con l’organizzazione di idonee attrezzature e di servizi, l’autoaggiornamento e l’aggiornamento, anche in relazione alle esigenze risultanti dalla valutazione dell’andamento didattico del circolo o dell’istituto e di eventuali iniziative di sperimentazione.

 

(1) V. nota (1) sub Sezione II di questo Capo.

 

283. Iniziative di aggiornamento delle istituzioni scolastiche. — 1. Nell’ambito del piano nazionale di aggiornamento e nei limiti degli stanziamenti annuali di bilancio, possono essere assegnati fondi direttamente ad istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado, per la realizzazione di attività di aggiornamento destinate al personale della medesima istituzione scolastica destinataria e di altre istituzioni scolastiche.

2. Alla liquidazione delle spese per le finalità di cui al comma 1 provvedono le istituzioni scolastiche interessate, ai sensi dell’articolo 27 e delle istruzioni amministrativo-contabili emanate ai sensi del medesimo articolo 27.

3. Per la somministrazione dei fondi di cui al comma 1 si provvede mediante ordinativi diretti intestati alle istituzioni scolastiche oppure mediante ordinativi tratti su fondi messi a disposizione dei provveditori agli studi con aperture di credito dal Ministero della pubblica istruzione. Detti ordinativi si estinguono con le modalità stabilite dalle istruzioni amministrativo-contabili di cui al comma 2.

 

284. Specifiche iniziative di aggiornamento. — 1. Il Ministero della pubblica istruzione adotta ai sensi dell’articolo 115 apposite iniziative per l’aggiornamento dei docenti che impartiscono l’insegnamento nelle attività di sostegno e di integrazione nelle scuole dell’obbligo che accolgono alunni figli di lavoratori stranieri residenti in Italia che abbiano la cittadinanza di uno dei Paesi membri della Comunità europea.

2. In sede di formazione di piani di aggiornamento e formazione del personale della scuola è data priorità alle iniziative in materia di educazione alla salute, e di prevenzione delle tossicodipendenze come previsto dall’articolo 104 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (1).

3. Per il personale in servizio presso le istituzioni scolastiche e culturali all’estero il Ministero della pubblica istruzione, di concerto con il Ministero degli affari esteri, promuove l’organizzazione di corsi di aggiornamento.

 

(1) Periodo inserito ex art. 5, co. 2, L. 3-5-1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico).

 

285. Consulenza tecnico-scientifica in materia di aggiornamento e collaborazione con università ed istituti di ricerca. — 1. Alle attività di aggiornamento del personale direttivo e docente nell’ambito del circolo didattico, dell’istituto, del distretto, regionale e nazionale, prestano la propria assistenza e collaborazione gli ispettori tecnici.

2. Possono essere chiamati a prestare la loro opera anche esperti e docenti universitari stranieri per l’aggiornamento dei docenti delle scuole con lingua d’insegnamento diversa da quella italiana. L’utilizzazione del predetto personale è regolata con apposito disciplinare tipo approvato dal Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro.

3. Gli istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi, possono organizzare direttamente iniziative di aggiornamento previo accordo con i consigli dei circoli o degli istituti interessati ovvero prestare, per lo stesso fine, opera di collaborazione tecnico-scientifica.

4. Ai fini del coordinamento con l’istruzione universitaria, il Ministro della pubblica istruzione, come previsto dall’articolo 4 della legge 9 maggio 1989, n. 168, sente il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica sulle iniziative di aggiornamento e di specializzazione per il personale ispettivo, direttivo e docente delle scuole di ogni ordine e grado, attuate in collaborazione con le università ed eventualmente con gli istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi, i cui oneri fanno carico al bilancio della pubblica istruzione.

5. Le università, ai sensi dell’articolo 8, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341 (1), possono partecipare alla progettazione ed alla realizzazione di attività culturali e formative promosse da terzi, con specifico riferimento alle iniziative di formazione organizzate da regioni, province autonome, enti locali e istituti di istruzione secondaria, attraverso apposite convenzioni e consorzi, anche di diritto privato.

 

(1) Si riporta l’art. 8 della L. 19-11-1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari): «8. Collaborazioni esterne. — 1. Per la realizzazione dei corsi di studio nonché delle attività culturali e formative di cui all’art. 6, le università possono avvalersi, secondo modalità definite dalle singole sedi, della collaborazione di soggetti pubblici e privati, con facoltà di prevedere la costituzione di consorzi, anche di diritto privato, e la stipulazione di apposite convenzioni.

2. Le università possono partecipare alle progettazione ed alla realizzazione di attività culturali e formative promosse da terzi, con specifico riferimento alle iniziative di formazione organizzate da regioni, province autonome, enti locali e istituti di istruzione secondaria, attraverso apposite convenzioni e consorzi, anche di diritto privato.

3. I consigli delle strutture didattiche e scientifiche interessate assicurano la pubblicità dei corsi e dei progetti nonché delle forme di collaborazione e partecipazione».

 

286. Piano straordinario pluriennale di aggiornamento per la scuola elementare. — 1. Ad integrazione dei normali programmi di attività di aggiornamento, in relazione all’attuazione del nuovo ordinamento e dei nuovi programmi per la scuola elementare, il Ministro della pubblica istruzione attua un piano straordinario pluriennale di aggiornamento ai sensi dell’articolo 132.

 

Sezione III

Istituti di ricerca, sperimentazione

e aggiornamento educativi (1)

 

(1) In materia si veda quanto disposto dall’art. 76, D.Lgs. 30-7-1999, n. 300 (Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59) di seguito riportato: «76. Riordino degli istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi. — 1. Gli Istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi (IRRSAE) sono trasformati in Istituti regionali di ricerca educativa (IRRE). Tali istituti sono enti strumentali, con personalità giuridica, dell’amministrazione della pubblica istruzione che, nel quadro degli interventi programmati dagli uffici scolastici di ambito regionale e delle iniziative di innovazione degli ordinamenti scolastici, svolgono funzioni di supporto agli uffici dell’amministrazione, anche di livello subregionale, alle istituzioni scolastiche, alle loro reti e consorzi, ai sensi dell’articolo 21, comma 10, della legge 15 marzo 1997, n. 59. Gli IRRE operano in coordinamento e collaborazione con l’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione, le università e con le altre agenzie educative.

2. Gli istituti di cui al comma 1 per l’espletamento delle loro funzioni sono dotati di autonomia amministrativa e contabile. Essi svolgono attività di ricerca nell’ambito didattico-pedagogico e nell’ambito della formazione del personale della scuola, e si coordinano con l’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa, con le università e con le altre agenzie formative.

3. L’organizzazione amministrativa, organizzativa e finanziaria degli IRRE è definita dall’apposito regolamento di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, che ne individua gli organi di direzione, scientifici e di controllo e i relativi poteri, le risorse di personale e finanziarie e definisce i raccordi con l’amministrazione regionale. Si applica l’articolo 19 della legge 15 marzo 1997, n. 59».

In attuazione di siffatte disposizioni è stato emanato il D.P.R. 6-3-2001, n. 190 (Regolamento concernente l’organizzazione degli istituti regionali di ricerca educativa) di cui si riportano gli artt. 1 e 8: «1. Funzioni degli Istituti regionali di ricerca educativa. — 1. Gli Istituti regionali di ricerca educativa, di seguito denominati: “I.R.R.E.”, sono enti strumentali dell’amministrazione della pubblica istruzione, dotati di personalità giuridica e autonomia amministrativa e contabile, a norma dell’articolo 76 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.

2. Gli I.R.R.E., nel quadro degli interventi programmati dagli uffici scolastici di ambito regionale e delle iniziative di innovazione degli ordinamenti scolastici, tenendo anche conto delle esigenze delle comunità e degli enti locali e delle regioni, svolgono funzioni di supporto alle istituzioni scolastiche e alle loro reti e consorzi, nonché agli uffici dell’amministrazione, anche di livello sub regionale. Tali funzioni si esplicano in attività di ricerca nell’ambito didattico-pedagogico e nell’ambito della formazione del personale della scuola, per lo svolgimento delle quali gli I.R.R.E. si coordinano con l’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa, con le università e le altre agenzie formative.

3. Gli I.R.R.E. supportano l’autonomia delle istituzioni scolastiche in modo particolare mediante:

a) collaborazioni e partecipazione attiva alla progettazione e attuazione di programmi di ricerca educativa e della relativa sperimentazione in tutti gli ambiti di cui all’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, anche con riguardo alle problematiche concernenti le minoranze linguistiche, l’immigrazione, l’integrazione dei soggetti svantaggiati, l’integrazione europea, l’educazione degli adulti e la prevenzione dell’abbandono e della dispersione scolastica;

b) collaborazioni alla costruzione di percorsi formativi per il personale della scuola coerenti con le scelte di programmazione dell’offerta formativa;

c) selezione, individuazione e comunicazione alle scuole di particolari progetti formativi cui le stesse possono partecipare in Italia e all’estero;

d) partecipazione e collaborazione per l’attivazione di un sistema di scambio di documentazione tra le istituzioni scolastiche;

e) collaborazione all’elaborazione di proposte per l’innovazione degli ordinamenti didattici a norma dell’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275;

f) approfondimento degli obiettivi formativi e delle competenze connesse con i diversi curricoli ai fini dell’innovazione metodologica e disciplinare.

4. Gli I.R.R.E. si coordinano e collaborano con l’Istituto nazionale di valutazione del sistema dell’istruzione, al fine di favorire la diffusione delle metodologie e delle pratiche di valutazione e di autovalutazione.

5. Gli I.R.R.E., per il raggiungimento dei fini istituzionali, possono avvalersi anche delle competenze degli ispettori tecnici».

«8. Regolamento interno. — 1. Il consiglio di amministrazione, entro tre mesi dalla data del suo insediamento, adotta, su proposta del direttore, il regolamento interno dell’I.R.R.E., che deve essere approvato dal Ministero della pubblica istruzione, dal Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e dal Dipartimento della funzione pubblica. Il regolamento si intende approvato ove i predetti Ministeri non formulino rilievi entro sessanta giorni dal suo ricevimento.

2. Il regolamento interno definisce tra l’altro:

a) l’organizzazione dell’attività dell’istituto, le competenze degli uffici e dei servizi e i criteri per l’assegnazione del relativo personale;

b) l’eventuale articolazione organizzativa a livello sub regionale in relazione alle esigenze connesse con l’attività di supporto alle istituzioni scolastiche e alle loro reti e consorzi;

c) i criteri per la scelta dei destinatari dei contratti di prestazione d’opera;

d) i criteri della gestione e le relative procedure amministrativo-contabili e finanziarie in modo da assicurare la rapidità, l’efficienza e la regolarità nell’erogazione della spesa e l’equilibrio finanziario del bilancio, nel rispetto dei principi dell’ordinamento contabile degli enti pubblici di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 dicembre 1979, n. 696».

In materia è poi intervenuta la L. 27-12-2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2007) che all’art. 1, commi 610 e 611, nell’istituire l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, precisa che essa subentra nelle funzioni e nei compiti attualmente svolti dagli Istituti regionali di ricerca educativa: «1. — 610. Allo scopo di sostenere l’autonomia delle istituzioni scolastiche nella dimensione dell’Unione europea ed i processi di innovazione e di ricerca educativa delle medesime istituzioni, nonché per favorirne l’interazione con il territorio, è istituita, presso il Ministero della pubblica istruzione, ai sensi degli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 la “Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica”, di seguito denominata “Agenzia”, avente sede a Firenze, articolata, anche a livello periferico, in nuclei allocati presso gli uffici scolastici regionali ed in raccordo con questi ultimi, con le seguenti funzioni:

a) ricerca educativa e consulenza pedagogico-didattica;

b) formazione e aggiornamento del personale della scuola;

c) attivazione di servizi di documentazione pedagogica, didattica e di ricerca e sperimentazione;

d) partecipazione alle iniziative internazionali nelle materie di competenza;

e) collaborazione alla realizzazione delle misure di sistema nazionali in materia di istruzione per gli adulti e di istruzione e formazione tecnica superiore;

f) collaborazione con le regioni e gli enti locali».

«611. L’organizzazione dell’Agenzia, con articolazione centrale e periferica, è definita con regolamento adottato ai sensi dell’ articolo 8 comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. L’Agenzia subentra nelle funzioni e nei compiti attualmente svolti dagli Istituti regionali di ricerca educativa (IRRE) e dall’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa (INDIRE), che sono contestualmente soppressi. Al fine di assicurare l’avvio delle attività dell’Agenzia, e in attesa della costituzione degli organi previsti dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della pubblica istruzione, nomina uno o più commissari straordinari. Con il regolamento di cui al presente comma è individuata la dotazione organica del personale dell’Agenzia e delle sue articolazioni territoriali nel limite complessivo del 50 per cento dei contingenti di personale già previsti per l’INDIRE e per gli IRRE, che in fase di prima attuazione, per il periodo contrattuale in corso, conserva il trattamento giuridico ed economico in godimento, il predetto regolamento disciplina, altresì, le modalità di stabilizzazione, attraverso prove selettive, dei rapporti di lavoro esistenti anche a titolo precario, purché costituite mediante procedure selettive di natura concorsuale».

 

[287. Istituzione di istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi. — 1. Gli istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi, istituiti a norma del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 419 hanno personalità giuridica di diritto pubblico ed autonomia amministrativa. Essi sono sottoposti alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione.

2. Gli istituti hanno il compito di:

a) raccogliere, elaborare e diffondere la documentazione pedagogico- didattica;

b) condurre studi e ricerche in campo educativo;

c) promuovere ed assistere l’attuazione di progetti di sperimentazione a cui collaborino più istituzioni scolastiche;

d) organizzare ed attuare iniziative di aggiornamento per il personale direttivo e docente della scuola;

e) fornire consulenza tecnica sui progetti di sperimentazione e sui programmi, sui metodi e sui servizi di aggiornamento culturale e professionale dei docenti e collaborare all’attuazione delle relative iniziative promosse a livello locale.

3. Per l’attuazione dei compiti di cui al comma 2 gli istituti si avvalgono in via prioritaria della collaborazione di cattedre e istituti universitari della stessa o di altra regione] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 6-3-2001, n. 190 (Regolamento concernente l’organizzazione degli Istituti regionali di ricerca educativa, a norma dell’articolo 76 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300) (art. 15).

 

[288. Articolazione interna degli istituti regionali. — 1. Gli istituti regionali si articolano in sezioni per la scuola materna, per la scuola elementare, per la scuola media, per la scuola secondaria superiore e per l’istruzione artistica, per le attività di educazione permanente, ed in servizi comuni di documentazione e di informazione, di metodi e tecniche della ricerca sperimentale e di aggiornamento. La sezione dell’istruzione artistica è competente anche per i licei artistici e gli istituti d’arte.

2. Le sezioni operano unitariamente per materie e attività di interesse comune] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 6-3-2001, n. 190 (Regolamento concernente l’organizzazione degli Istituti regionali di ricerca educativa, a norma dell’articolo 76 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300) (art. 15).

 

[289. Organi degli istituti regionali. — 1. Ciascun istituto è retto da un consiglio direttivo formato da esperti, nominato con decreto del Ministro della pubblica istruzione e composto da quindici membri dei quali:

a) cinque rappresentanti del personale direttivo o docente, eletti al di fuori del proprio ambito dai rappresentanti delle corrispondenti categorie, facenti parte dei consigli scolastici provinciali che rientrano nella circoscrizione territoriale dell’istituto regionale;

b) tre rappresentanti designati dall’ente regione, di cui uno eletto dalla minoranza del consiglio regionale;

c) tre scelti dal Ministro della pubblica istruzione su sei nominativi proposti dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione al di fuori dei propri membri;

d) quattro scelti dal Ministro della pubblica istruzione su otto nominativi proposti dal Consiglio universitario nazionale, in modo da assicurare un’adeguata presenza di competenti nel campo delle scienze dell’educazione.

2. Il presidente viene eletto dal consiglio fra i membri scelti dal Ministro della pubblica istruzione.

3. Al consiglio direttivo partecipa, senza diritto di voto, il segretario di cui al successivo articolo 294.

4. I componenti del consiglio direttivo durano in carica per cinque anni e possono farne parte per un altro quinquennio.

5. Il consiglio direttivo designa anche al di fuori dei propri membri i responsabili delle sezioni di cui all’articolo 288.

6. Il consiglio direttivo delibera il bilancio preventivo e il conto consuntivo; delibera annualmente il programma di attività e le relative spese; autorizza la stipula di contratti e di convenzioni con università e con enti, istituzioni ed esperti; adotta ogni altra deliberazione occorrente per il funzionamento dell’istituto e delibera circa il suo ordinamento interno.

7. Il presidente ha la legale rappresentanza dell’istituto.

8. L’esercizio finanziario coincide con l’anno solare.

9. Il consiglio direttivo può avvalersi dell’opera di ispettori tecnici, facendone richiesta al Ministero della pubblica istruzione] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.P.R. 6-3-2001, n. 190 (Regolamento concernente l’organizzazione degli Istituti regionali di ricerca educativa, a norma dell’articolo 76 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300) (art. 15) di cui si riportano gli articoli 2, 3, 4, 5, 6: «2. Organi. — 1. Gli I.R.R.E. sono dotati dei seguenti organi:

a) presidente;

b) consiglio di amministrazione;

c) comitato tecnico-scientifico;

d) collegio dei revisori».

«3. Presidente. — 1. Il presidente è eletto dal consiglio di amministrazione nella prima seduta nell’ambito dei propri membri.

2. Il presidente rappresenta l’Istituto; convoca e presiede il consiglio di amministrazione.

3. Il presidente, nel quadro degli interventi programmati dagli uffici scolastici regionali e delle iniziative di innovazione degli ordinamenti scolastici, formula le proposte al consiglio di amministrazione ai fini dell’approvazione del programma annuale dell’I.R.R.E. e della determinazione degli indirizzi generali della gestione.

6. Il presidente, inoltre, formula al consiglio di amministrazione la proposta per il conferimento dell’incarico di direttore a persona in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5».

«4. Consiglio di amministrazione.— 1. Il consiglio di amministrazione dura in carica tre anni e ciascuno dei suoi componenti può essere confermato, una sola volta, per un altro triennio. Esso è composto da cinque membri, nominati dal Ministro della pubblica istruzione, sentito il dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale, di cui uno su designazione del medesimo dirigente, uno su designazione delle università aventi sede presso la regione, due del consiglio scolastico regionale ed uno della regione. Ciascuna nomina è corredata da un curriculum diffuso sulle esperienze gestionali, pedagogiche e scientifiche dell’interessato. Il consiglio di amministrazione elegge nel proprio seno il presidente.

2. Il consiglio di amministrazione, per l’attuazione delle finalità dell’I.R.R.E.:

a) approva annualmente il programma di ricerca;

b) determina gli indirizzi generali della gestione;

c) delibera il bilancio di previsione e il conto consuntivo dell’Istituto e le eventuali variazioni;

d) conferisce l’incarico di direttore sulla base di criteri preventivamente deliberati;

e) valuta l’attività amministrativa del direttore, sulla base di criteri preventivamente deliberati, anche avvalendosi dei risultati dei controlli di gestione;

f) valuta annualmente, sentito il comitato tecnico-scientifico, l’attuazione del programma di ricerca, nonché i risultati di essa, attraverso indicatori predeterminati;

g) nomina i componenti del comitato tecnico-scientifico e degli altri organismi di consulenza scientifica di cui all’articolo 6.

3. Ai fini di cui all’articolo 1, comma 1, lettera d), e dell’articolo 6 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, il consiglio stabilisce le modalità operative del controllo strategico. Sulla base delle risultanze del controllo strategico il consiglio:

a) individua le cause dell’eventuale mancata rispondenza dei risultati agli obiettivi;

b) delibera i necessari interventi correttivi;

c) valuta le eventuali responsabilità del direttore, adottando le conseguenti determinazioni.

4. Il consiglio si riunisce per l’approvazione del programma annuale e per deliberare il bilancio di previsione, e le relative variazioni, nonché il conto consuntivo; si riunisce, altresì, su convocazione del Presidente ed ogni volta che ne sia richiesto da tre componenti».

«5. Direttore. — 1. L’incarico di direttore è conferito con contratto a tempo determinato di durata triennale, rinnovabile, a persona in possesso di competenze amministrative e di organizzazione del lavoro pertinenti con le finalità specifiche dell’istituto, nonché di una sperimentata conoscenza del sistema scolastico. Esso può essere conferito ai dipendenti delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, ovvero a estranei alla pubblica amministrazione. Il conferimento dell’incarico a personale in servizio presso le predette amministrazioni comporta il collocamento fuori ruolo.

2. Il direttore, nel rispetto degli indirizzi generali della gestione determinati dal consiglio di amministrazione, è responsabile del funzionamento complessivo dell’I.R.R.E., dell’attuazione del programma, dell’esecuzione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e della gestione del personale. A tal fine adotta gli atti di gestione, compresi quelli che impegnano l’Istituto verso l’esterno. Il direttore, tra l’altro, nell’esercizio dei suoi compiti:

a) predispone, in attuazione del programma dell’Istituto, il bilancio di previsione; predispone altresì il conto consuntivo;

b) assicura le condizioni per la più efficace attuazione dei progetti e delle attività previste nel programma;

c) adotta gli atti di organizzazione degli ufficiprevisti dal regolamento interno ed assegna il relativo personale;

d) stipula i contratti di prestazione d’opera necessari per la realizzazione dei progetti previsti dal programma sulla base dei criteri fissati nel regolamento interno;

e) cura l’applicazione del regolamento interno;

f) predispone una relazione sull’attuazione del programma annuale e sui risultati raggiunti.

3. Il direttore partecipa alle sedute del consiglio di amministrazione senza diritto di voto. La sua partecipazione è esclusa quando il consiglio ne valuta l’attività.

4. Il trattamento economico spettante al direttore è stabilito nel contratto individuale di lavoro, previa delibera del consiglio di amministrazione, sulla base di quello previsto per i dirigenti di seconda fascia delle amministrazioni pubbliche.

5. L’incarico è revocato dal consiglio di amministrazione nei casi di grave inosservanza degli indirizzi generali della gestione e di risultati negativi dell’attività amministrativa e della gestione».

«6. Consulenza tecnico-scientifica. — 1. Il comitato tecnico-scientifico ha funzioni di collaborazione per la predisposizione del programma e per la valutazione delle attività scientifiche. Il comitato fornisce, inoltre, i pareri richiesti dal consiglio di amministrazione e dal direttore; esso dura in carica tre anni ed è rinnovabile per un altro triennio.

2. Il comitato è composto da cinque membri, scelti tra professori universitari ed esperti del settore, di elevata qualificazione; esso designa, al suo interno, un coordinatore scegliendolo tra i professori universitari.

3. Il consiglio di amministrazione, sentito il comitato tecnico-scientifico, può istituire altri organismi di consulenza tecnico-scientifica, individuali o collegiali, composti da non più di tre membri, in relazione a motivate esigenze connesse allo sviluppo di singoli progetti e ad attività o gruppi di progetti ed attività. Essi restano in carica per la durata stabilita dal consiglio di amministrazione. Tale durata non può comunque superare quella del consiglio di amministrazione che li ha istituiti».

 

[290. Centro europeo dell’educazione. — 1. Il Centro europeo dell’educazione, istituito a norma del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 419, con sede in Frascati, villa Falconieri, ha diritto pubblico e autonomia giuridica.

2. Esso è sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione.

3. Il Centro europeo ha il compito di curare la raccolta, l’elaborazione e la diffusione della documentazione pedagogico-didattica italiana e straniera e di condurre studi e ricerche sugli ordinamenti scolastici di altri Paesi con particolare riguardo a quelli della Comunità europea e sull’attività in campo educativo delle organizzazioni internazionali.

4. In particolare il Centro europeo dell’educazione attende a studi e ricerche:

a) sulla programmazione e sui costi dei sistemi educativi;

b) sulla educazione permanente ed educazione ricorrente anche con riferimento ai rapporti tra formazione e occupazione;

c) sui problemi dell’apprendimento e della relativa valutazione;

d) sull’innovazione educativa e sull’aggiornamento del personale ispettivo, direttivo e docente;

e) sull’impiego delle tecnologie educative] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.Lgs. 20-7-1999, n. 258 (Riordino del Centro europeo dell’educazione, della biblioteca di documentazione pedagogica e trasformazione in Fondazione del museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1999, n. 59) (art. 5). Si riporta l’art. 1 del D.Lgs. 258/1999 cit.: «1. Trasformazione del Centro europeo dell’educazione in Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione. — 1. Il Centro europeo dell’educazione, di cui all’articolo 290 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, con sede in Frascati, è trasformato in “Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione”, di seguito denominato Istituto. L’Istituto è sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione. Il Ministro della pubblica istruzione con propria direttiva individua le priorità strategiche delle quali l’Istituto dovrà tenere conto per programmare l’attività di valutazione.

2. L’Istituto, al quale sono trasferite le risorse del Centro europeo dell’educazione, mantiene personalità giuridica di diritto pubblico ed autonomia amministrativa ed è dotato di autonomia contabile, patrimoniale, regolamentare e di autonomia finanziaria come definita dal regolamento di cui all’articolo 3, comma 6.

3. In particolare, l’Istituto valuta l’efficienza e l’efficacia del sistema di istruzione nel suo complesso ed analiticamente, ove opportuno anche per singola istituzione scolastica, inquadrando la valutazione nazionale nel contesto internazionale; studia le cause dell’insuccesso e della dispersione scolastica con riferimento al contesto sociale ed alle tipologie dell’offerta formativa; conduce attività di valutazione sulla soddisfazione dell’utenza; fornisce supporto e assistenza tecnica all’amministrazione per la realizzazione di autonome iniziative di valutazione e supporto alle singole istituzioni scolastiche anche mediante la predisposizione di archivi informatici liberamente consultabili; valuta gli effetti degli esiti applicativi delle iniziative legislative che riguardano la scuola; valuta gli esiti dei progetti e delle iniziative di innovazione promossi in ambito nazionale; assicura la partecipazione italiana a progetti di ricerca internazionale in campo valutativo e nei settori connessi dell’innovazione organizzativa e didattica.

4. All’Istituto sono altresì trasferiti, con le inerenti risorse, i compiti svolti dall’Osservatorio sulla dispersione scolastica, che è contestualmente soppresso.

5. Ai fini della realizzazione di iniziative che comportino attività di valutazione e di promozione della cultura dell’autovalutazione da parte delle scuole l’Istituto si avvale, sulla base della direttiva di cui al comma 1, anche dei servizi dell’amministrazione della pubblica istruzione istituiti sul territorio provinciale e delle specifiche professionalità degli ispettori tecnici dipendenti dal Ministero della pubblica istruzione».

Successivamente con il D.Lgs. 19-11-2004, n. 286 (Istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nonché riordino dell’omonimo istituto, a norma degli articoli 1 e 3 della legge 28 marzo 2003, n. 53) l’Istituto nazionale di valutazione del sistema dell’istruzione si trasforma in Istituto Nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Si vedano gli artt. 1, 2 e 3 del D.Lgs. 286/2004 cit..

 

[291. Organi del Centro europeo dell’educazione. ­— 1. Il Centro europeo dell’educazione è retto da un consiglio direttivo formato da esperti, che è nominato con decreto del Ministro della pubblica istruzione e composto da undici membri, dei quali:

a) cinque rappresentanti del personale direttivo o docente, eletti al di fuori del proprio ambito dai rappresentanti delle corrispondenti categorie, facenti parte del Consiglio nazionale della pubblica istruzione;

b) tre scelti dal Ministro della pubblica istruzione, sentito il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, su sei nominativi proposti dal Consiglio nazionale delle ricerche;

c) tre scelti dal Ministro della pubblica istruzione su sei nominativi proposti dal Consiglio universitario nazionale, in modo da assicurare un’adeguata presenza di competenti nel campo delle scienze dell’educazione.

2. Il presidente viene eletto dal consiglio fra i membri scelti dal Ministro della pubblica istruzione.

3. Al consiglio direttivo partecipa, senza diritto di voto, il segretario di cui all’articolo 294.

4. I componenti del consiglio direttivo durano in carica per cinque anni e possono farne parte per un altro quinquennio.

5. Il consiglio direttivo delibera il bilancio preventivo ed il conto consuntivo; delibera annualmente il programma di attività e le relative spese; autorizza la stipula di contratti e di convenzioni con università e con enti, istituzioni ed esperti; adotta ogni altro provvedimento occorrente per il funzionamento del Centro e delibera circa il suo ordinamento interno.

6. Il presidente ha la legale rappresentanza del Centro.

7. L’esercizio finanziario coincide con l’anno solare.

8. Il consiglio direttivo può avvalersi dell’opera di ispettori tecnici, facendone richiesta al Ministero della pubblica istruzione] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.Lgs. 20-7-1999, n. 258 (Riordino del Centro europeo dell’educazione, della biblioteca di documentazione pedagogica e trasformazione in Fondazione del museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1999, n. 59) (art. 5) a decorrere dall’entrata in vigore delle disposizioni regolamentari recate dal D.P.R. 21-9-2000, n. 313, ora abrogato ex D.Lgs. 19-11-2004, n. 286. Si riportano gli articoli 1, 2, 3, 4, 5 del D.P.R. 313/2000 cit.: «1. Organi dell’Istituto. — 1. L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione, ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione, di seguito denominato “Istituto”, istituito con decreto legislativo 20 luglio 1999, n. 258, di seguito denominato “decreto legislativo” che ne individua le finalità, è dotato dei seguenti organi di amministrazione e scientifici:

a) presidente;

b) consiglio di amministrazione;

c) comitato tecnico-scientifico;

d) collegio dei revisori».

«2. Presidente. — 1. Il presidente rappresenta l’Istituto; convoca e presiede il consiglio di amministrazione.

2. Il presidente, nel rispetto delle priorità strategiche individuate con la direttiva annuale del Ministro della pubblica istruzione, adottata ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo, formula le proposte al consiglio di amministrazione ai fini dell’approvazione del programma annuale dell’Istituto e della determinazione degli indirizzi generali della gestione.

3. Il Presidente, inoltre, formula al consiglio di amministrazione la proposta per il conferimento dell’incarico di direttore a persona in possesso dei requisiti di cui all’articolo 4».

«3. Consiglio di amministrazione. — 1. Al consiglio di amministrazione sono attribuite le seguenti competenze:

a) approva annualmente, nel rispetto delle priorità strategiche individuate con la direttiva annuale del Ministro della pubblica istruzione, adottata ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo, il programma dell’Istituto, comprensivo anche dell’individuazione dei settori nei quali si realizzano le attività di valutazione e dell’indicazione delle ricerche internazionali alle quali l’Istituto partecipa;

b) determina gli indirizzi generali della gestione;

c) delibera il bilancio di previsione e il conto consuntivo dell’Istituto e le eventuali variazioni;

d) conferisce l’incarico di direttore;

e) valuta l’attività amministrativa del direttore anche avvalendosi dei risultati dei controlli di gestione;

f) nomina i componenti del comitato tecnico-scientifico e degli altri organismi di consulenza tecnico-scientifica di cui all’articolo 5;

g) nomina i componenti del collegio dei revisori.

2. Ai fini di cui all’articolo 1, comma 1, lettera d), e dell’articolo 6 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, il consiglio stabilisce le modalità operative del controllo strategico. Sulla base delle risultanze del controllo strategico il consiglio:

a) individua le cause dell’eventuale mancata rispondenza dei risultati agli obiettivi;

b) delibera i necessari interventi correttivi;

c) valuta le eventuali responsabilità del direttore, adottando le conseguenti determinazioni.

3. Il Consiglio si riunisce per l’approvazione del programma annuale e per deliberare il bilancio di previsione, e le relative variazioni, nonché il conto consuntivo; si riunisce, altresì, su convocazione del Presidente ed ogni volta che ne sia richiesto da tre componenti».

«4. Direttore. — 1. L’incarico di direttore è conferito con contratto a tempo determinato di durata triennale, rinnovabile, a persona in possesso di specifiche competenze amministrative, di organizzazione del lavoro e inerenti l’attività dell’Istituto, in base a criteri fissati con deliberazione del Consiglio di amministrazione. Esso può essere conferito ai dipendenti delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e ad estranei alla pubblica amministrazione. Il conferimento dell’incarico a personale in servizio presso le predette amministrazioni comporta il collocamento fuori ruolo.

2. Il direttore, nel rispetto degli indirizzi generali della gestione determinati dal consiglio di amministrazione, è responsabile del funzionamento complessivo dell’Istituto, dell’attuazione del programma, dall’esecuzione delle deliberazioni del Consiglio di amministrazione e della gestione del personale. A tal fine adotta gli atti di gestione, compresi quelli che impegnano l’Istituto verso l’esterno. Il direttore, tra l’altro, nell’esercizio dei suoi compiti:

a) predispone, in attuazione del programma dell’Istituto, il bilancio di previsione; predispone altresì il conto consuntivo;

b) assicura le condizioni, per la più efficace attuazione dei progetti e delle attività previste nel programma;

c) adotta gli atti di organizzazione degli uffici, delle articolazioni strutturali dell’Istituto e dei dipartimenti di ricerca previsti dal regolamento dell’Istituto; assegna il relativo personale e nomina i responsabili sulla base dei criteri previsti dal regolamento stesso;

d) stipula i contratti di prestazione d’opera e di ricerca necessari per la realizzazione dei progetti previsti dal programma sulla base dei criteri fissati nel regolamento;

e) cura l’applicazione del regolamento;

f) valuta l’attività dei dirigenti.

3. Il direttore partecipa alle sedute del Consiglio di amministrazione senza diritto di voto. La sua partecipazione è esclusa quando il Consiglio ne valuta l’attività.

4. Il trattamento economico spettante al direttore è stabilito nel contratto individuale di lavoro previa delibera del consiglio di amministrazione.

5. L’incarico è revocato dal consiglio di amministrazione nei casi di grave inosservanza degli indirizzi generali della gestione e di risultati negativi dell’attività amministrativa e della gestione».

«5. Consulenza tecnico-scientifica. — 1. Il Comitato tecnico-scientifico ha funzioni di collaborazione per la predisposizione del programma e per la valutazione delle attività scientifiche. Il comitato fornisce, inoltre, i pareri richiesti dal consiglio di amministrazione, dal presidente del consiglio medesimo e dal direttore; esso dura in carica tre anni ed è rinnovabile per un altro triennio.

2. Il Comitato è composto da sette membri, scelti tra professori universitari ed esperti del settore, di elevata qualificazione; esso designa, al suo interno, un coordinatore scegliendolo tra i professori universitari.

3. Il consiglio di amministrazione, sentito il comitato tecnico-scientifico, può istituire altri organismi di consulenza tecnico-scientifica, individuali o collegiali, composti da non più di tre membri, in relazione a motivate esigenze connesse allo sviluppo di singoli progetti e ad attività o gruppi di progetti ed attività. Essi restano in carica per la durata stabilita dal consiglio di amministrazione».

Gli organi dell’Istituto previsti dal D.P.R. 313/2000 cit. sono rimasti in carica, nella composizione disciplinata dal decreto, fino alla nomina degli organi dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione di cui agli artt. 4, 5, 6, 7 e 8, D.Lgs. 19-11-2004, n. 286 (Istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nonché riordino dell’omonimo istituto, a norma degli articoli 1 e 3 della legge 28 marzo 2003, n. 53), come modificati dall’art. 1, co. 612, L. 27-12-2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2007).

 

[292. Istituzione e organi della biblioteca di documentazione pedagogica. — 1. La biblioteca di documentazione pedagogica, istituita a norma del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 419 (1), con sede in Firenze, ha personalità giuridica di diritto pubblico ed autonomia amministrativa.

2. La biblioteca svolge le seguenti attività:

a) raccolta, conservazione e valorizzazione del materiale bibliografico e di documentazione didattico-pedagogica in collaborazione con gli istituti regionali e con il Centro europeo dell’educazione;

b) sviluppo e funzionamento della biblioteca pedagogica nazionale a servizio delle istituzioni e degli studiosi, oltre che del personale della scuola.

3. La biblioteca è retta da un consiglio direttivo formato da esperti, che è nominato con decreto del Ministro della pubblica istruzione e composto da undici membri, dei quali:

a) cinque eletti dai presidenti degli istituti regionali e dal presidente del Centro europeo dell’educazione;

b) tre scelti dal Ministro della pubblica istruzione su sei nominativi proposti dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione al di fuori dei propri membri;

c) uno scelto dal Ministro della pubblica istruzione su due nominativi proposti dal Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali;

d) due docenti universitari ordinari o associati, scelti dal Ministro della pubblica istruzione su quattro nominativi proposti dal Consiglio universitario nazionale al di fuori dei propri membri.

4. Il presidente viene eletto dal consiglio fra i membri scelti dal Ministro della pubblica istruzione.

5. Il direttore della biblioteca di documentazione pedagogica di cui all’articolo 294 oltre a svolgere le funzioni proprie del segretario, sovrintende al funzionamento dei vari servizi e delle eventuali sezioni in cui si articola la biblioteca e partecipa, senza diritto di voto, alle riunioni del consiglio direttivo.

6. I componenti del consiglio direttivo durano in carica per cinque anni e possono farne parte per un altro quinquennio.

7. Il consiglio direttivo delibera il bilancio preventivo e il conto consuntivo, il programma di attività e le relative spese; autorizza la stipula di contratti e di convenzioni con università e con enti, istituzioni ed esperti; adotta ogni altra deliberazione occorrente per il funzionamento della biblioteca e delibera circa il suo ordinamento interno.

8. Il presidente ha la legale rappresentanza della biblioteca.

9. L’esercizio finanziario coincide con l’anno solare.

10. Il consiglio direttivo può avvalersi dell’opera di ispettori tecnici, facendone richiesta al Ministero della pubblica istruzione] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.Lgs. 20-7-1999, n. 258 (Riordino del Centro europeo dell’educazione, della biblioteca di documentazione pedagogica e trasformazione in Fondazione del museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1999, n. 59) (art. 5) a decorrere dall’entrata in vigore delle disposizioni regolamentari recate dal D.P.R. 21-11-2000, n. 415. Si riporta l’art. 2 del D.Lgs. 258/1999 cit.: «2. Trasformazione della biblioteca di documentazione pedagogica in Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa. — 1. La biblioteca di documentazione pedagogica, di cui all’articolo 292 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è trasformata in Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa. L’Istituto è sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione. Il Ministro della pubblica istruzione con propria direttiva individua le proprietà strategiche alle quali l’Istituto si uniforma.

2. L’Istituto mantiene personalità giuridica di diritto pubblico ed autonomia amministrativa, ed è dotato di autonomia contabile, patrimoniale, regolamentare e di autonomia finanziaria come definita dal regolamento di cui all’articolo 3, comma 6.

3. All’Istituto sono trasferiti, con le inerenti risorse, i compiti svolti dalla biblioteca di documentazione pedagogica, con sede in Firenze.

4. L’Istituto, in collegamento con gli istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi (IRRSAE), cura lo sviluppo di un sistema di documentazione finalizzato alle esperienze di ricerca e innovazione didattica e pedagogica in ambito nazionale e internazionale oltre che alla creazione di servizi e materiali a sostegno dell’attività didattica e del processo di autonomia; rileva i bisogni formativi con riferimento ai risultati della ricerca; sostiene le strategie di ricerca e formazione riferite allo sviluppo dei sistemi tecnologici e documentari ed elabora e realizza coerenti progetti nazionali di ricerca coordinandosi con le università e con gli organismi formativi nazionali e internazionali, curando la diffusione dei relativi risultati; collabora con il Ministero della pubblica istruzione per la gestione dei programmi e dei progetti della Unione europea.

5. L’Istituto cura lo sviluppo delle attività di raccolta, elaborazione, valorizzazione e diffusione dell’informazione e di produzione della documentazione a sostegno dell’innovazione didattica e dell’autonomia; sostiene lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie dell’informazione, della documentazione e della comunicazione nelle scuole; cura la valorizzazione del patrimonio bibliografico e documentario già appartenente alla biblioteca pedagogica nazionale e lo sviluppo di un settore bibliotecario interno funzionale alla creazione di banche dati».

Si riportano gli articoli 1, 2, 3, 4, 5 del D.P.R. 415/2000 cit.: «1. Organi dell’Istituto. — 1. L’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa, ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione, con sede in Firenze, di seguito denominato “Istituto”, istituito con decreto legislativo 20 luglio 1999, n. 258, di seguito denominato “decreto legislativo”, che ne individua le finalità, è dotato dei seguenti organi di amministrazione e scientifici:

a) presidente;

b) consiglio di amministrazione;

c) comitato tecnico-scientifico;

d) collegio dei revisori».

«2. Presidente. — 1. Il presidente rappresenta l’Istituto; convoca e presiede il consiglio di amministrazione. Il presidente presiede altresì il comitato tecnico-scientifico.

2. Il presidente, nel rispetto delle priorità strategiche individuate con la direttiva annuale del Ministro della pubblica istruzione, adottate ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo, formula le proposte al consiglio di amministrazione ai fini dell’approvazione del programma annuale dell’Istituto e della determinazione degli indirizzi generali della gestione.

3. Il presidente, inoltre, formula al consiglio di amministrazione la proposta per il conferimento dell’incarico di direttore a persona in possesso dei requisiti di cui all’articolo 4».

«3. Consiglio di amministrazione. — 1. Al consiglio di amministrazione sono attribuite le seguenti competenze:

a) approva annualmente, nel rispetto delle priorità strategiche individuate con la direttiva annuale del Ministro della pubblica istruzione, adottata ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo, il programma dell’Istituto, comprensivo anche dei programmi e dei progetti dell’Unione europea attuati in collaborazione con il Ministro della pubblica istruzione;

b) determina gli indirizzi generali della gestione;

c) delibera il bilancio di previsione e il conto consuntivo dell’Istituto e le eventuali variazioni;

d) conferisce l’incarico di direttore;

e) valuta l’attività amministrativa del direttore anche avvalendosi dei risultati dei controlli di gestione;

f) nomina i componenti del comitato tecnico-scientifico e degli altri organismi di consulenza tecnico-scientifica di cui all’articolo 5;

g) nomina i componenti del collegio dei revisori.

2. Ai fini di cui all’articolo 1, comma 1, lettera d), e dell’articolo 6 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, il consiglio stabilisce le modalità operative del controllo strategico. Sulla base delle risultanze del controllo strategico il consiglio:

a) individua le cause dell’eventuale mancata rispondenza dei risultati agli obiettivi;

b) delibera i necessari interventi correttivi;

c) valuta le eventuali responsabilità del direttore, adottando le conseguenti determinazioni.

3. Il consiglio si riunisce per l’approvazione del programma annuale e per deliberare il bilancio di previsione, e le relative variazioni, nonché il conto consuntivo; si riunisce, altresì, su convocazione del presidente ed ogni volta che ne sia richiesto da tre componenti».

«4. Direttore. — 1. L’incarico di direttore è conferito con contratto a tempo determinato di durata triennale, rinnovabile, a persona in possesso di specifiche competenze amministrative e di organizzazione del lavoro, nonché in materia di documentazione e di informatica applicata e di gestione dei progetti e programmi europei, in base a criteri fissati con deliberazione del consiglio di amministrazione. Esso può essere conferito ai dipendenti delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e ad estranei alla pubblica amministrazione. Il conferimento dell’incarico a personale in servizio presso le predette amministrazioni comporta il collocamento fuori ruolo.

2. Il direttore, nel rispetto degli indirizzi generali della gestione determinati dal consiglio di amministrazione, è responsabile del funzionamento complessivo dell’Istituto, dell’attuazione del programma, dell’esecuzione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e della gestione del personale. A tal fine adotta gli atti di gestione, compresi quelli che impegnano l’Istituto verso l’esterno. Il direttore, tra l’altro, nell’esercizio dei suoi compiti:

a) predispone, in attuazione del programma dell’Istituto, il bilancio di previsione; predispone altresì il conto consuntivo;

b) assicura le condizioni per la più efficace attuazione dei progetti e delle attività previste nel programma;

c) adotta gli atti di organizzazione degli uffici, delle articolazioni strutturali dell’Istituto e dei dipartimenti di ricerca previsti dal regolamento dell’Istituto; assegna il relativo personale e nomina i responsabili sulla base dei criteri previsti dal regolamento stesso;

d) stipula i contratti di prestazione d’opera e di ricerca necessari per la realizzazione dei progetti previsti dal programma sulla base dei criteri fissati nel regolamento;

e) cura l’applicazione del regolamento;

f) valuta l’attività dei dirigenti.

3. Il direttore partecipa alle sedute del consiglio di amministrazione senza diritto di voto. La sua partecipazione è esclusa quando il consiglio ne valuta l’attività.

4. Il trattamento economico spettante al direttore è stabilito nel contratto individuale di lavoro previa delibera del consiglio di amministrazione, tenuto conto dei livelli previsti per posizioni parificabili di analoghe istituzioni.

5. L’incarico è revocato dal consiglio di amministrazione nei casi di grave inosservanza degli indirizzi generali della gestione e dei risultati negativi dell’attività amministrativa e della gestione».

«5. Consulenza tecnico-scientifica. — 1. Il comitato tecnico-scientifico ha funzioni di collaborazione per la predisposizione del programma e per la valutazione delle attività scientifiche. Il comitato fornisce, inoltre, i pareri richiesti dal consiglio di amministrazione e dal direttore; esso dura in carica tre anni ed è rinnovabile per un altro triennio.

2. Il comitato è composto da sette membri, scelti tra professori universitari ed esperti del settore, di elevata qualificazione; esso designa, al suo interno, un coordinatore scegliendo tra i professori universitari.

3. Il consiglio di amministrazione, sentito il comitato tecnico-scientifico, può istituire altri organismi di consulenza tecnico-scientifica, individuali o collegiali, composti da non più di tre membri, in relazione a motivate esigenze connesse allo sviluppo di singoli progetti e ad attività o gruppi di progetti ed attività. Essi restano in carica per la durata stabilita dal consiglio di amministrazione. Tale durata non può comunque superare quella del consiglio di amministrazione che li ha istituiti».

In materia è poi intervenuta la L. 27-12-2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2007) che all’art. 1, commi 610 e 611 riportati in nota (1) sub Sezione III di questo Capo, nell’istituire l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, precisa che essa subentra nelle funzioni e nei compiti attualmente svolti dall’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa (INDIRE), che è contestualmente soppresso a far data dall’emanazione delle disposizioni regolamentari di organizzazione dell’Agenzia che sono adottate ai sensi dell’art. 8, co. 4, D.Lgs. 30-7-1999, n. 300.

 

[293. Conferenza dei presidenti. — 1. I presidenti degli istituti regionali, del Centro europeo dell’educazione e della Biblioteca di documentazione pedagogica si riuniscono in conferenza, presso il Ministero della pubblica istruzione, almeno una volta ogni tre mesi, al fine di coordinare e di promuovere iniziative di comune interesse e di assicurare lo scambio di informazioni e di esperienze nei diversi settori degli istituti.

2. Alle riunioni partecipa anche un membro eletto nel proprio seno da ogni consiglio direttivo delle predette istituzioni.

3. La conferenza è presieduta dal Ministro della pubblica istruzione o da un suo delegato.

4. Annualmente la conferenza redige una relazione sui risultati delle attività di comune interesse svolte dagli istituti] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.Lgs. 20-7-1999, n. 258 (Riordino del Centro europeo dell’educazione, della biblioteca di documentazione pedagogica e trasformazione in Fondazione del museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1999, n. 59) (art. 5).

 

[294. Personale degli istituti. — 1. Il Ministro della pubblica istruzione nomina il segretario degli istituti regionali, del Centro europeo della educazione e il direttore della Biblioteca di documentazione pedagogica scegliendolo tra gli ispettori tecnici, il personale direttivo e docente, i docenti universitari e il personale dell’amministrazione scolastica, anche a riposo.

2. A ciascun istituto regionale, al Centro europeo dell’educazione, alla Biblioteca di documentazione pedagogica il Ministro della pubblica istruzione dispone l’assegnazione di personale comandato appartenente ai ruoli del personale della scuola, anche universitario, e, a quelli del personale amministrativo, in numero adeguato alle accertate esigenze dell’ente e sulla base dell’ordinamento di esso, sentito il consiglio direttivo competente.

3. L’assegnazione è disposta sulla base di concorsi per titoli indetti presso ciascuna istituzione, secondo modalità da stabilirsi con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentiti i consigli direttivi delle istituzioni interessate.

4. Il comando del personale presso le istituzioni di cui al comma 2 ha la durata di un quinquennio ed è rinnovabile per un altro quinquennio su decisione del consiglio direttivo. In attesa dell’organica riforma delle predette istituzioni il comando può essere ulteriormente rinnovato di anno in anno, per un massimo di tre anni, previa motivata richiesta del consiglio direttivo.

5. Il servizio prestato in posizione di comando presso dette istituzioni è valido a tutti gli effetti, come servizio d’istituto nella scuola.

6. Il numero complessivo dei comandi, il contingente relativo ai diversi ruoli e la distribuzione dei posti presso gli enti sono stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro.

7. Per lo svolgimento di particolari mansioni tecniche e scientifiche gli istituti regionali, il Centro europeo dell’educazione e la Biblioteca di documentazione pedagogica possono affidare incarichi a tempo determinato a persone estranee all’amministrazione con spese a carico dei propri bilanci.

8. Tali incarichi sono conferiti sulla base di apposito disciplinare tipo approvato con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.Lgs. 20-7-1999, n. 258 (Riordino del Centro europeo dell’educazione, della biblioteca di documentazione pedagogica e trasformazione in Fondazione del museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1999, n. 59) (art. 5).

Per il personale degli IRRE si riporta l’art. 10, D.P.R. 6-3-2001, n. 190: «10. Personale. — 1. A ciascun I.R.R.E., in rapporto anche alla consistenza della popolazione scolastica di appartenenza, è assegnato un contingente di personale docente e dirigente della scuola, determinato con decreto del Ministro della pubblica istruzione, d’intesa con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e del Ministro per la funzione pubblica, su proposta del dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale, da collocare in posizione di comando. I comandi hanno, di norma, durata coincidente con quella delle attività cui sono riferiti; non possono comunque protrarsi oltre un triennio. Essi vengono disposti con atto del dirigente preposto all’ufficio scolastico della regione in cui ha sede la scuola di titolarità, previe apposite selezioni per titoli, integrate da un colloquio, attivate presso ciascun I.R.R.E., sulla base di uno schema tipo di bando adottato dal Ministero della pubblica istruzione. Sono valutati titoli ed esperienze professionali strettamente attinenti ai compiti degli I.R.R.E. con particolare riferimento alle metodologie ed alle tecniche della ricerca nell’ambito didattico-pedagogico e in quello della formazione del personale della scuola. Sono comunque valutate le esperienze maturate presso gli Istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi.

2. Ciascun I.R.R.E., in rapporto anche alla consistenza della popolazione scolastica di appartenenza, inoltre, è dotato di un contingente stabile di personale, con compiti organizzativi e di supporto scientifico e amministrativi, determinato con il decreto di cui al comma 1. Tale personale è reclutato tra il personale dirigente, docente, amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola previe apposite selezioni, indette presso ciascun I.R.R.E. secondo le modalità di cui al comma 1.

3. L’assegnazione all’I.R.R.E. del personale di cui al comma 2, per la durata di cinque anni, rinnovabile, comporta il collocamento in posizione di fuori ruolo. Nelle dotazioni organiche del predetto personale sono indisponibili, ai fini delle assunzioni con rapporto a tempo indeterminato, un numero di posti corrispondente a quello dei collocamenti fuori ruolo di cui al presente comma. Il personale collocato fuori ruolo può essere restituito nel ruolo di provenienza, prima della scadenza del termine, a domanda ovvero d’ufficio, per gravi e documentate ragioni, con deliberazione del consiglio di amministrazione da adottarsi su proposta del direttore. Al momento del rientro il personale può scegliere tra le sedi disponibili.

4. Il servizio prestato presso gli I.R.R.E. è valido a tutti gli effetti come servizio di istituto nella scuola.

5. Gli I.R.R.E., per la realizzazione di specifici progetti cui non possono fare fronte con personale in servizio, possono stipulare con esperti contratti di prestazione d’opera. Gli oneri per tali contratti sono a carico delle risorse destinate ai progetti medesimi».

Per il personale dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione si riportano gli articoli 8, 9, 10, 11 D.P.R. 21-9-2000, n. 313, ora abrogato ex D.Lgs. 19-11-2004, n. 286: «8. Dotazione organica di personale. — 1. Il personale dell’Istituto è compreso, ai fini della contrattazione collettiva, nel comparto individuato a norma dell’articolo 45 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.

2. La dotazione organica del personale dell’Istituto è definita nella tabella A, allegata al presente regolamento».

«9. Reclutamento. — 1. Il reclutamento del personale dell’Istituto, ad eccezione del direttore, si attua mediante concorso pubblico per titoli ed esami, secondo concrete modalità di accesso e procedure individuate dal consiglio di amministrazione, in applicazione delle norme vigenti per il personale del comparto di appartenenza come individuato ai sensi dell’articolo 8, comma 1.

2. Ai fini di cui al comma 1, sono valutati titoli ed esperienze professionali attinenti ai compiti dell’Istituto, con particolare riferimento, per il personale specialistico e di ricerca, alle metodologie e alle tecniche della ricerca educativa, delle procedure valutative, delle rilevazioni campionarie e censitorie, nonché alla conoscenza della modellistica informatica e didattica del settore dell’istruzione. Sono altresì valutate le esperienze di ricerche effettuate nell’ambito dei progetti coerenti con l’attività dell’Istituto a carattere nazionale e internazionale.

3. La commissione giudicatrice del concorso, composta da quattro membri esterni all’Istituto, dotati delle necessarie competenze amministrative o scientifiche e presieduta da un professore universitario qualora il concorso riguardi il personale di ricerca, da un magistrato amministrativo designato dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa per le qualifiche per le quali è richiesto come titolo d’accesso la laurea, da un funzionario con qualifica dirigenziale negli altri casi, è nominata dal consiglio di amministrazione».

«10. Personale comandato o collocato fuori ruolo. — 1. L’Istituto, oltre al personale di cui all’articolo 8, può avvalersi con oneri a proprio carico, nei limiti consentiti dalle propre disponibilità di bilancio e comunque in numero non superiore a quindici, di personale amministrativo, tecnico, specialistico e di ricerca comandato o collocato fuori ruolo, proveniente dall’amministrazione della pubblica istruzione, dalla scuola o da altre amministrazioni dello Stato, dalle università, da enti pubblici compresi nel comparto della ricerca, dalle regioni e dagli enti locali.

2. I comandi del personale proveniente dalla scuola, di norma di durata coincidente con quella delle attività cui sono riferiti, non possono protrarsi per più di un quinquennio e non sono rinnovabili prima che sia decorso un intervallo di almeno tre anni. Essi decorrono dall’inizio dell’anno scolastico.

3. I comandi sono disposti attraverso apposite selezioni degli aspiranti sulla base dei titoli posseduti; la concreta disciplina delle selezioni è dettata dal consiglio di amministrazione con apposita deliberazione di carattere generale.

4. Il servizio prestato in posizione di comando o collocamento fuori ruolo è valido a tutti gli effetti come servizio d’istituto».

«11. Contratti di prestazione d’opera e contratti di ricerca. — 1. Nell’esercizio delle ordinarie attività istituzionali, l’Istituto può avvalersi nei limiti consentiti dalle proprie risorse di bilancio, e in relazione a particolari e motivate esigenze cui non si può far fronte con il personale in servizio, dell’apporto di esperti, con contratti di prestazione d’opera e contratti di ricerca.

2. La stipulazione dei contratti di ricerca avviene sulla base dei criteri generali previsti dal consiglio di amministrazione, previa procedura di valutazione comparativa, che accerti il possesso di una adeguata professionalità in relazione alle funzioni da esercitare, desumibile da specifici ed analitici curricoli culturali e professionali con particolare riferimento alla formazione ed alla provenienza da qualificati settori del lavoro strettamente inerenti ai compiti da svolgere.

3. L’Istituto assicura adeguate forme di pubblicizzazione dei contratti che intende stipulare, assicurando congrui termini per la presentazione delle domande».

Per il personale dell’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa si riportano gli articoli 8, 9, 10, 11 D.P.R. 415/2000 cit.: «8. Dotazione organica di personale. — 1. Il personale dell’Istituto è compreso, ai fini della contrattazione collettiva, nel comparto individuato a norma dell’articolo 45 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.

2. La dotazione organica del personale dell’Istituto è definita nella tabella A, allegata al presente regolamento».

«9. Reclutamento. — 1. Il reclutamento del personale dell’Istituto, ad eccezione del direttore si attua mediante concorso pubblico per titoli ed esami, secondo concrete modalità di accesso e procedure individuate dal consiglio di amministrazione, in applicazione delle norme vigenti per il personale del comparto di appartenenza, come individuato ai sensi dell’articolo 8, comma 1.

2. Ai fini di cui al comma 1 sono valutati i titoli ed esperienze professionali attinenti ai compiti dell’Istituto, con particolare riferimento, per il personale specialistico e di ricerca, all’area tecnologica, informatica e telematica, documentaria, della elaborazione e realizzazione di progetti di ricerca anche a livello internazionale e della gestione di programmi della Unione europea. Sono altresì valutate le esperienze di ricerche effettuate nell’ambito dei progetti coerenti con l’attività dell’Istituto a carattere nazionale e internazionale.

3. La commissione giudicatrice del concorso, composta da quattro membri esterni all’Istituto, dotati delle necessarie competenze amministrative o scientifiche, e presieduta da un professore universitario qualora il concorso riguardi il personale di ricerca, da un magistrato amministrativo designato dal consiglio di presidenza della giustizia amministrativa per le qualifiche per le quali è richiesto come titolo d’accesso la laurea, da un funzionario con qualifica dirigenziale negli altri casi, è nominata dal consiglio di amministrazione».

«10. Personale comandato o collocato fuori ruolo. — 1. L’Istituto, oltre al personale di cui all’articolo 8, può avvalersi con oneri a proprio carico, nei limiti consentiti dalle proprie disponibilità di bilancio e comunque in numero non superiore a quindici, di personale amministrativo, tecnico, specialistico e di ricerca comandato o collocato fuori ruolo, proveniente dall’amministrazione della pubblica istruzione, dalla scuola o da altre amministrazioni dello Stato, dalle università, da enti pubblici compresi nel comparto della ricerca, dalle regioni e dagli enti locali.

2. I comandi del personale proveniente dalla scuola, di norma di durata coincidente con quella delle attività cui sono riferiti, non possono protrarsi per più di un quinquennio e non sono rinnovabili prima che sia decorso un intervallo di almeno tre anni. Essi decorrono dall’inizio dell’anno scolastico.

3. I comandi sono disposti attraverso apposite selezioni degli aspiranti sulla base dei titoli posseduti; la concreta disciplina delle selezioni è dettata dal consiglio di amministrazione con apposita deliberazione di carattere generale.

4. Il servizio prestato in posizione di comando o collocamento fuori ruolo è valido a tutti gli effetti come servizio d’Istituto».

«11. Contratti di prestazione d’opera e contratti di ricerca. — 1. Nell’esercizio delle ordinarie attività istituzionali, l’Istituto può avvalersi nei limiti consentiti dalle proprie risorse di bilancio, e in relazione a particolari e motivate esigenze cui non si può far fronte con il personale in servizio, dell’apporto di esperti, con contratti di prestazione d’opera e contratti di ricerca.

2. La stipulazione dei contratti di ricerca avviene sulla base dei criteri generali previsti dal consiglio di amministrazione, previa procedura di valutazione comparativa, che accerti il possesso di una adeguata professionalità in relazione alle funzioni da esercitare, desumibile da specifici ed analitici curricoli culturali e professionali con particolare riferimento alla formazione ed alla provenienza da qualificati settori del lavoro strettamente inerenti ai compiti da svolgere.

3. L’Istituto assicura adeguate forme di pubblicizzazione dei contratti che intende stipulare, fissando congrui termini per la presentazione delle domande».

 

[295. Finanziamenti. 1. Gli istituti regionali, il Centro europeo dell’educazione e la Biblioteca di documentazione pedagogica provvedono al finanziamento della loro attività:

a) con contributi da parte del Ministero della pubblica istruzione;

b) con le erogazioni di enti pubblici e privati e di singole persone;

c) con i proventi di prestazioni rese ad amministrazioni anche statali, ad enti ed istituzioni;

d) con i proventi delle vendite di pubblicazioni da essi curate.

2. L’ammontare degli stanziamenti per i contributi di cui alla lettera a) è determinato annualmente] (1).

 

(1) Art. abrogato ex D.Lgs. 20-7-1999, n. 258 (Riordino del Centro europeo dell’educazione, della biblioteca di documentazione pedagogica e trasformazione in Fondazione del museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1999, n. 59) (art. 5).

Per gli IRRE si riporta l’art. 11, D.P.R. 6-3-2001, n. 190: «11. Risorse finanziarie. — 1. Le risorse finanziarie sono costituite da:

a) il contributo assegnato dall’amministrazione della pubblica istruzione, determinato annualmente, comprensivo di un contributo generale e di contributi finalizzati al finanziamento di specifici progetti;

b) eventuali erogazioni di enti pubblici e privati e di singole persone;

c) eventuali proventi derivanti dalla gestione delle attività».

Per l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione si riporta l’art. 12 D.P.R. 21-9-2000, n. 313, ora abrogato ex D.Lgs. 19-11-2004, n. 286 (Istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nonché riordino dell’omonimo istituto, a norma degli articoli 1 e 3 della legge 28 marzo 2003, n. 53): «12. Patrimonio e risorse finanziarie. — 1. Le risorse finanziarie sono costituite da:

a) redditi del patrimonio;

b) contributo ordinario dello Stato comprensivo anche delle somme per le spese del personale e per la corresponsione dei compensi ai componenti degli organi a norma dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo;

c) fondi annualmente assegnati per attuare i progetti e le attività programmate, nel rispetto della direttiva ministeriale di cui al precedente articolo 2, gravanti sullo stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione;

d) proventi derivanti dalla gestione delle attività, comprese convenzioni con amministrazioni o enti pubblici o privati, nazionali o internazionali, per la realizzazione di specifici programmi e obiettivi».

Per l’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa si riporta l’art. 12, D.P.R. 415/2000 cit.: «12. Patrimonio e risorse finanziarie. — 1. Le risorse finanziarie sono costituite da:

a) redditi del patrimonio;

b) contributo ordinario dello Stato comprensivo anche delle somme per le spese del personale e per la corresponsione dei compensi ai componenti degli organi a norma dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo;

c) fondi annualmente assegnati per attuare i progetti e le attività programmate, nel rispetto della direttiva ministeriale di cui all’articolo 2, gravanti sullo stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione;

d) proventi derivanti dalla gestione delle attività comprese convenzioni con amministrazioni o enti pubblici o privati, nazionali o internazionali, per la realizzazione di specifici programmi e obiettivi».

 

Sezione IV

Disposizioni per le regioni a statuto speciale

 

296. Disposizioni speciali per il Trentino-Alto Adige. — 1. Le disposizioni del presente capo si applicano anche nelle province autonome di Trento e di Bolzano, fatte salve le competenze in materia loro attribuite dallo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (1).

2. Ai sensi dell’articolo 28 del testo unificato approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983 n. 89 (2), la Provincia di Bolzano istituisce uno o più istituti di ricerca, sperimentazione ed aggiornamento educativi, in relazione al particolare ordinamento scolastico vigente nella provincia stessa. Per l’utilizzazione di personale della scuola negli istituti di cui al presente comma lo Stato provvede ai sensi dell’articolo 294, commi 2,3,4 e 6, per un numero di unità di comando da stabilire d’intesa con la provincia ai sensi dell’articolo 4 del citato testo unificato.

3. Ai sensi dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988 n. 405 (3), la provincia di Trento, nell’esercizio delle proprie competenze, istituisce un istituto di ricerca, sperimentazione ed aggiornamento educativi. Per l’utilizzazione di personale della scuola nell’istituto di cui al presente comma, lo Stato provvede ai sensi dell’articolo 294, commi 2, 3, 4 e 6, per un numero di unità di comando da stabilire d’intesa con la provincia ai sensi dell’articolo 5 del citato testo unificato.

 

(1) Il D.P.R. 31-8-1972, n. 670 reca: Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali per il Trentino-Alto Adige.

(2) L’art. 28 del D.P.R. 10-2-1983, n. 89 (Approvazione del testo unificato dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti norme di attuazione dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di ordinamento scolastico in provincia di Bolzano) è abrogato ex D.Lgs. 24-7-1996, n. 434 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige recanti modifiche al D.P.R. 10 febbraio 1983, n. 89 concernente l’ordinamento scolastico in provincia di Bolzano) (art. 17). Tale riferimento normativo va, perciò, espunto dalla lettera del comma in esame.

(3) Si riporta l’art. 13 del D.P.R. 15-7-1988, n. 405 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di ordinamento scolastico in provincia di Trento) come modificato dal D.Lgs. 24-7-1996, n. 433 che ne ha abrogato il comma 2: «13. — 1. Nell’esercizio delle proprie competenze nella materia disciplinata dal titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 419, la provincia istituisce un istituto di ricerca, sperimentazione ed aggiornamento educativi».

 

297. Disposizioni speciali per la Valle d’Aosta. — 1. Ai sensi dell’articolo 33 della legge l6 maggio 1978 n. 196 (1), con legge regionale, emanata ai sensi e nei limiti dell’articolo 3, lettera g), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (2), può essere istituito, sentito il consiglio scolastico regionale, un istituto regionale di ricerca, sperimentazione ed aggiornamento educativi per la Valle d’Aosta, secondo gli articoli 287 e seguenti.

2. L’istituto di cui al comma 1 svolge le funzioni di cui al presente capo con particolare riguardo alle esigenze connesse all’attuazione degli articoli 39 e 40 della legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 4 (2).

3. Il consiglio direttivo dell’istituto è nominato dalla regione.

4. I cinque rappresentanti del personale direttivo e docente, di cui al primo alinea, dell’articolo 289, comma 1, sono eletti, al di fuori del consiglio scolastico regionale, da tutti gli appartenenti alle corrispondenti categorie in servizio nella regione.

5. I tre membri, di cui al terzo alinea dell’articolo 289, comma 1, sono scelti dalla regione su sei nominativi proposti dal consiglio scolastico regionale al di fuori dei propri membri.

6. I quattro membri, di cui al quarto alinea dell’articolo 289, comma l, sono scelti d’intesa fra il Ministro della pubblica istruzione e la regione, su otto nominativi proposti dal Consiglio universitario nazionale.

7. Il presidente è eletto dal consiglio direttivo tra i membri scelti dal consiglio regionale.

8. La regione nomina il segretario dell’istituto, scegliendolo tra le categorie di cui all’articolo 294, comma 1.

9. La regione provvede all’espletamento dei concorsi per l’assegnazione di personale comandato presso l’istituto, a norma dell’articolo 294, commi 2 e seguenti. L’assegnazione di tale personale è comunque subordinata all’accertamento della piena conoscenza della lingua francese.

10. Qualora il personale da assegnare non presti servizio nelle scuole del territorio regionale, la regione inoltra la richiesta di assegnazione al Ministero della pubblica istruzione, il quale adotta il provvedimento di comando.

11. I contributi di cui all’articolo 295, comma 1, lettera a), e comma 2, nonché gli oneri per il personale comandato, sono a carico del bilancio della regione.

12. Le competenze amministrative in materia di sperimentazione ed innovazione di ordinamenti, strutture e di aggiornamento culturale e professionale del personale direttivo e docente della scuola sono esercitate, previa reciproca intesa, dallo Stato o dalla regione, a seconda che si tratti di iniziative di interesse nazionale ovvero di interesse regionale.

 

(1) Si riporta l’art. 33, L. 16-5-1978, n. 196 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Valle d’Aosta) come modificato dall’art. 1, co. 1, D.Lgs. 19-6-2000, n. 208 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d’Aosta recante modifiche alla legge 16 maggio 1978, n. 196, concernenti l’Istituto regionale di ricerca educativa): «33. — La regione istituisce con legge l’Istituto regionale di ricerca educativa (IRRE), con funzioni di supporto alle istituzioni ed all’amministrazione scolastica nei settori della ricerca educativa, della ricerca sulla formazione del personale della scuola, della documentazione didattico-pedagogica e dell’innovazione d