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Il concetto classico di poesia lirica

L’espressione “poesia lirica”, nell’accezione moderna, indica comunemente la produzione in versi con cui l’autore esprime la propria soggettività – i sentimenti, le esperienze, la visione del mondo – in contrapposizione con l’oggettività della produzione epica e drammatica.

Non così, tuttavia, per gli antichi: benché non sia scorretto collegare, anche nella civiltà greca, la produzione lirica – e in special modo la lirica monodica – all’ingresso della soggettività nella poesia, il termine lirica rinvia a tutt’altro carattere di questo genere, insito nell’etimologia stessa di esso.

Lirica è per gli antichi la poesia cantata e accompagnata dalla lira, o anche da altri strumenti, come l’aulòs, il barbitos, la cetra. La denominazione risale all’età alessandrina e sostituisce quella più antica di melopoiia (= composizione di canti), che altrettanto esplicitamente fa riferimento alla natura di questo genere poetico. Va ricordato, a margine, che noi moderni includiamo nella poesia lirica greca anche il giambo e l’elegia, accompagnati dall’aulòs, che erano destinati, più che al vero e proprio melos, a una sorta di recitativo declamato, che gli antichi chiamavano paracataloghé.

 Nella lirica monodica e corale, così come successivamente nella tragedia, non a caso derivante da un genere lirico, il ditirambo, si realizza dunque pienamente quella mousikè téchne, che per i greci antichi non si identifica con la musica, ma è costituita dalla perfetta fusione dei codici espressivi della poesia e del canto, cui si aggiunge, nella lirica corale e nella rappresentazione teatrale, la danza o coreografia (movimento ritmico del coro).

Oggi questa peculiarità della lirica antica appare pressoché completamente dimenticata, e ciò per due motivi fondamentali:

- la scarsità di documenti di musica greca - a fronte dell’ampia documentazione trattatistica - e la difficoltà di interpretazione degli stessi, pur in presenza di un sistema di notazione musicale che non ci risulta affatto sconosciuto;

- la successiva separazione, nella storia letteraria moderna, del verso dal melos, che ci ha spinto, retrospettivamente, a considerare in termini puramente letterari anche la produzione antica.

Resta il fatto, però, che questa modalità di approccio nei confronti dell’antica produzione lirica ci priva di una parte significativa della sua essenza. A giusta ragione, dunque, il filosofo Nietzsche, nella sua opera “Il dramma musicale greco”, notava, riguardo ad autori come Pindaro, Eschilo e Sofocle, che “quando li definiamo come poeti noi intendiamo appunto poeti libreschi; è proprio così, peraltro, che perdiamo ogni possibilità di penetrare nella loro essenza”.