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Il canto di Demodoco (Odissea, VIII, vv. 261ss)

La prima testimonianza letteraria della greca musiké ci č offerta da Omero nell’Odissea, nell’episodio di Ulisse alla corte di Alcinoo (libro VIII). Su invito di Alcinoo, re dei Feaci, l’aedo Demodoco si esibisce davanti all’ospite Ulisse, cantando, con accompagnamento citaredico, l’episodio mitico dell’amore di Ares e Afrodite e della vendetta di Efesto, lo sposo della dea.

Al canto dell’aedo un gruppo di giovani improvvisa una danza circolare, battendo i piedi ritmicamente. Alla fine assistiamo anche alla performance individuale dei due “primi ballerini”, che intrecciano figure di danza lanciando in alto una palla e riprendendola.

In questo brano, dunque, Omero ci offre una descrizione particolareggiata di un’esibizione che coinvolge tutti gli elementi della musiké: non solo il verso e il canto con accompagnamento strumentale, ma anche la coreografia.

Di esso lo studioso Stephen Hagel (docente della Austrian Academy of Sciences) ha curato una scansione metrico-ritmica con cui intende proporre un’ipotesi dell’antica declamazione. L’accompagnamento citaredico, dopo il prooimion, ha la funzione di accompagnare la declamazione dell’aedo, di tipo salmodico, oltre a fornire la battuta conclusiva dell’esametro, scandendo il passaggio da un verso all’altro. Si tratta di una lettura suggestiva, che puň aiutare lo studente alla comprensione del rapporto tra metro e ritmo nella scansione epica dell’esametro.

Lettura metrico-ritmica