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Le Metamorfosi appunti per la storia di un mito letterario
Di Maria Rosaria Buccaro
mariarosaria.buccaro@libero.it
docente di Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico Statale "Tito Lucrezio Caro" di Napoli - mariarosaria.buccaro@libero.it

Da Spiderman all’incredibile Hulk, a Superman, il mondo dei fumetti e del cinema ci hanno abituati a personaggi che si trasformano in super-eroi, lasciando un aspetto spesso comune per una dimensione eccezionale.

Nel mondo letterario il tema della metamorfosi, tra l’altro, è stato trattato da Stevenson in Lo strano caso del Dr Jekill e Mr Hyde e da Kafka nelle Metamorfosi, ma già nell’antichità il motivo della trasformazione (vivissimo nella mitologia classica) è presente nella letteratura e nell’arte.

La Metamorfosi, (dal greco metā + morfé, "cambiamento di forma e di aspetto"), connaturata alle più antiche manifestazioni religiose e culturali dell’umanità, compare già nell’Odissea (c. X), quando la maga Circe trasforma i compagni di Ulisse in porci. Ulisse si sottrae all’incantesimo grazie ad una pianta (il moly) offertagli da Ermes, e riuscirà ad indurre la maga a trasformare i suoi compagni in esseri umani.

Nella mitologia greca spesso sono gli dèi a cambiare forma: Giove si muta in toro per rapire Europa, in cigno per Leda e in pioggia d’oro per Danae; nel mondo umano esiste la metamorfosi ed è sempre una manifestazione dell’agire divino. In Esiodo (e successori) essa avviene attraverso un intervento divino, per ristabilire un ordine violato dall’uomo:

  • l’uomo commette un errore,
  • cessa di essere quello che era,
  • diviene altro (animale, pianta…),
  • prende una forma che ricorderà per sempre l’avvenimento che ha provocato la trasformazione.

Un esempio può essere Aracne, la tessitrice che, dettasi più abile di Minerva, viene trasformata in un ragno che tesse incessantemente la sua tela.

Altri miti spiegano con la metamorfosi l’origine dei fiori o di alcune stelle. Questi racconti sono detti eziologici, in quanto spiegano le cause (áition = "causa") ed hanno sicuramente alla base una visione pitagorica, che considera la vita come forza che pervade ogni evento e ogni forma e in cui tutti gli elementi si confondono, trasformandosi l’uno nell’altro (metempsicosi). Nella letteratura latina il tema delle metamorfosi è sviluppato nelle Metamorfosi di Ovidio (età augustea) e in Le metamorfosi o L’asino d’oro di Apuleio (età imperiale), ma il motivo è presente anche in Virgilio, quando Enea, in fuga da Troia, approda in Tracia, ove da un ramo spezzato vedrà stillare

gocce di sangue: si tratta di Polidoro, figlio di Priamo, che è stato lì colpito dalle frecce e al suo posto è nato un arbusto spinoso (Eneide, 3, 13ss.).

Tale motivo sarà ripreso da Dante nel XIII canto dell’Inferno, nell’episodio di Pier della Vigna, funzionario di Federico II, suicidatosi in carcere perché accusato falsamente di tradimento (La divina commedia, Inferno, 13, 1ss.).

Come si è detto, Ovidio dedica al tema della trasformazione l’opera in esametri Metamorfosi, all’interno della quale sono raccolte storie indipendenti, accomunate dalla stessa cornice. Il concetto stesso di metamorfosi, come chiave di interpretazione della realtà, viene espressa nella parte conclusiva dell’opera dal filosofo greco Pitagora, a cui si deve la dottrina della metempsicosi, secondo cui le anime, immortali, dopo la morte trasmigrano in corpi animali o vegetali. Ovidio attribuisce a Pitagora queste parole (15, 165-70): "Tutto si muta, nulla perisce. Libero si muove lo spirito, da là viene qua e da qua a là; da corpi ferini esso trasmigra in corpi umani, così come da noi in quelli ferini; e come la malleabile cera prende la forma di figure novelle, né rimane quale essa fu, né mantiene l’aspetto medesimo, ma tuttavia essa è sempre la medesima".

Ovidio opera un’innovazione: sostituisce alla pura e semplice raccolta di materiali, un’analisi psicologica del personaggio, descrivendo tutta la gamma delle sensazioni che questi prova nei primi momenti in cui si accorge di essere diventato un’altra cosa, di avere acquisito un’altra forma, perdendo la sua natura e il suo aspetto, ma conservando l’antica mens e il sentire di essere umano.

Il primo dato che Ovidio mette in risalto in queste situazioni è l’angosciante perdita della parola, che è il tratto più caratterizzante dell’uomo, al quale resta solo il gesto.

A differenza di Virgilio, i personaggi di Ovidio non sono eroi fondatori della res Romana, consapevoli del compito politico e morale che essi devono assolvere, ma personaggi immersi in avventure sentimentali: ricordiamo Dafne, la bellissima ninfa amata da Apollo, che, per sfuggire al dio che la insegue, supplica il padre di aiutarla; così viene trasformata in alloro. Ecco che dalla mobilità della corsa l’autore ci descrive minuziosamente l’ immobilità della pianta in cui la ninfa si trasforma. Gian Lorenzo Bernini trasfuse nel marmo la dinamicità del racconto ovidiano, mentre G. Battista Tiepolo lo fece sulla tela (Metamorfosi 1, 525ss.). Mentre in Ovidio la metamorfosi è un punto di arrivo, ed è irreversibile, nell’opera di Apuleio la trasformazione di Lucio in asino, nel romanzo Le Metamorfosi o Asino d’oro, è il punto di partenza di una serie di eventi che culmineranno nelle ripresa dell’aspetto umano. Lucio, recatosi in Tessaglia, regione notoriamente collegata a pratiche magiche, assiste alla trasformazione in uccello della maga Panfila. Spinto dalla curiosità chiede a Fotide, ancella di Panfila, un unguento per diventare anche lui un volatile. Ma per uno scambio involontario di vasetti Lucio prende le sembianze di un asino, pur mantenendo l’intelligenza umana. Di qui ha inizio una serie di peripezie che avranno termine solo quando Lucio-Asino riuscirà a cibarsi delle rose della dea Iside e a riconquistare le fattezze umane. Apuleio rielabora il concetto di trasformazione, facendogli acquisire il valore di un’allegoria di tutta la vicenda umana e di un’esperienza iniziatica: colpa, coscienza della colpa, espiazione e redenzione si attuano attraverso il percorso di iniziazione a una nuova realtà religiosa.

Nel racconto di Apuleio il rito dell’iniziazione consta di tre fasi: la separazione dell’iniziando dall’ambiente circostante (viaggio compiuto da Lucio), fase di solitudine (periodo trascorso sotto forma di asino), reinserimento nel contesto sociale (recupero di Lucio dell’aspetto umano). Apuleio, con vivo realismo, descrive la metamorfosi di Lucio (Metamorfosi 3, 24-25).

Tale vicenda, presente anche nella letteratura greca, con i racconti di Lucio di Patre e di Luciano di Samosata, ha fornito lo spunto al narratore Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (1826-1890) per raccontare la metamorfosi di Pinocchio da burattino a ciuchino. Pinocchio, insieme all’amico Lucignolo si reca nel paese dei Balocchi, "patria" dei bambini refrattari alla scuola, ma qui li attende una amara sorpresa (Le avventure di Pinocchio, capp. 31-32).

Il protagonista del racconto lungo La metamorfosi (Die Verwandlung), pubblicato nel 1916, Gregor Samsa, si sveglia una mattina trasformato in enorme scarafaggio e, senza meravigliarsi della sua nuova quanto strana condizione, inizia una vita da parassita fra le mura domestiche, lasciandosi alla fine morire di fame. Kafka utilizza come ambiente lo stesso in cui vive la propria famiglia, estendendo poi la sua critica alla società praghese dei primi anni del XX secolo, i cui valori dominanti sono quelli del successo e del guadagno. Emerge prepotentemente anche la forte rivalità del protagonista nei confronti del padre, esponente di quel mondo borghese ipocrita e perbenista rispetto al quale lo scrittore si sente irrimediabilmente diverso. L’alienazione dell’individuo dal suo io più vero e profondo emerge dall’analisi cruda e spietata del sistema capitalistico.

Il motivo della metamorfosi rappresenta la regressione al mondo delle paure infantili, per l’incapacità di affrontare una realtà adulta. Ne scaturisce la necessità di rintanarsi (un altro motivo presente nelle opere kafkiane è quello della "tana", die Höhle) e di chiudersi in un mondo tutto personale, nel quale ritrovare un impossibile sollievo e la negata serenità, ossia l’identità del soggetto per sempre perduta.

Bibliografia

Baldi G., Dal testo alla storia, dalla storia al testo, 3/2, Milano, Paravia, 2002, pp. 21 ss.

Bettini M., Le orecchie di Ermes. Studi di antropologia e letterature classiche, Torino, Einaudi 2000.

Marini N., Barabini A., Latino sotto esame, Milano, Signorelli, 2003.

Valenti R., Lupus in fabula. Trasformazioni narrative di un mito in "Bollettino di Studi latini", 11 (1981), pp. 3ss.

Valenti R., De Vivo A., Textus, Firenze, La Nuova Italia, 2003.







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